Storia

Published on Ottobre 3rd, 2020 | by Massimo Campi

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Alfetta 158, mondiale 1950

L’Alfetta 158 è la monoposto che ha vinto il primo titolo mondiale di F.1 nel 1950

Era il 3 settembre 1950 quando l’Alfa Romeo 158 numero 18 sfreccia per prima sotto la bandiera a scacchi, con Nino Farina che vince la ventunesima edizione del Gran Premio d’Italia, una gara faticosa, di oltre 500 km, come era abitudine in quegli anni. Con i 30 punti conquistati si laurea campione del mondo, il primo della storia, precedendo Juan Manuel Fangio di tre lunghezze. Nino Farina respira i gas delle vetture sin da bambino quando bazzica nell’azienda di famiglia, gli Stabilimenti Farina, fabbrica di carrozzerie che diventerà famosa con il nome di Pininfarina. Nino Farina parte subito alla grande nel 1950, nella prima gara mondiale a Silverstone con l’Alfa Romeo 158 conquista pole, giro più veloce e vittoria. La marcia trionfale continua con le vittorie a Berna ed a Monza, marcando anche il miglior tempo sul giro veloce che a quei tempi significava 1 punto in più su quelli della gara. “Nino Farina era l’uomo dal coraggio che rasentava l’inverosimile”, scrisse Enzo Ferrari sul suo libro “Piloti che gente”.

Le vittorie di Nino Farina e del compagno Manuel Fangio sono frutto della superiorità agonistica dell’Alfetta 158, una monoposto nata nel 1938, che ha continuato a conquistare vittorie dopo la pausa bellica. La vettura che ha conquistato il primo titolo mondiale di Formula Uno era nata a Modena, disegnata e costruita nelle officine della Scuderia Ferrari, quando ancora era il reparto sperimentale e si occupava di gestire i programmi sportivi della fabbrica milanese. L’Alfa Romeo 158 era stata progettata da Gioacchino Colombo con la collaborazione nella zona delle sospensioni e del cambio di Alberto Massimino.  La monoposto, nata nella primavera del 1937 era equipaggiata con un motore 8 cilindri sovralimentato di 1.500 cc. La sigla 158 derivava dalla cilindrata e dal numero di cilindri. Venne subito rinominata “Alfetta”, un nome che resterà nella storia della marca del biscione, ma sarà identificata anche come una delle auto più longeve con una carriera sportiva durata ben 13 anni. Gareggiò in varie versioni, ma mantenendo sempre l’impianto costruttivo originale, attraversando gli anni del periodo bellico. La 158 venne progettata per la categoria delle “vetturette” per non andare a scontrarsi con le potenti vetture da Grand Prix dove imperversavano Auto Union e Mercedes.

L’Alfa Corse, diretta da Enzo Ferrari, la fece debuttare il 7 agosto 1938 sul Circuito del Montenero nei pressi di Livorno, un percorso cittadino di 5800 metri da ripetere 25 volte per un totale di 145 km. La vettura conquistò il primo e il secondo posto con Emilio Villoresi e Clemente Biondetti. Nel 1939 arriva la prima evoluzione dell’Alfetta con una potenza cresciuta a 225 cavalli a 7500 giri/minuto.

La 158 era rientrata direttamente in fabbrica e gestita dalla struttura tecnica diretta dallo spagnolo Wilfredo Ricart dopo i contrasti avuti con Enzo Ferrari che giudicava il tecnico dell’Alfa come una figura politica e non all’altezza del ruolo coperto.  Il 30 luglio si aggiudicò la Coppa Ciano di Livorno e la XV edizione della Coppa Acerbo, il 13 luglio 1939, con Clemente Biondetti. L’ultima vittoria prima della guerra fu al G.P. di Tripoli del 1940, poi venne messa a sicuro per non cadere nelle mani delle forze di occupazione naziste durante il conflitto.

Nel 1946, dopo la parentesi bellica, ci fu il lento ritorno alle competizioni e le fabbriche rimaste tirarono fuori dai nascondigli le vetture che avevano corso nel decennio precedente. Il Servizio Esperienze, diretto da Gian Paolo Garcea si occupò della preparazione e dell’assistenza in gara della monoposto che fu definita dalla stampa “il simbolo della ripresa del nostro Paese”. Al motore dell’Alfetta furono fatte delle modifiche portando la potenza da 225 cavalli a 250 cavalli, era a quel tempo era la vettura più progredita e la più competitiva nella gare. Il 21 luglio rientrò in gara al Gran Prix des Nations di Ginevra, piazzando tre piloti nelle prime tre posizioni: Giuseppe Farina, Carlo Felice Trossi, Jean Pierre Wimille. La stagione continua con le vittorie a Torino, nel GP del Valentino ad a Milano. Nel 1947 sulla 158 venne adottato un nuovo compressione volumetrico Roots a 3 stadi, la potenza aumentò fino a 275 cavalli a 7500 minuto/giro e nella nuova evoluzione  vinse al Bremgarten con Jean-Pierre Wimille. La 158 continua a correre ed a vincere nelle varie competizioni del primo dopo guerra fino a quando, nel 1950 la Federazione Internazionale organizza il primo campionato mondiale di Formula Uno. L’Alfa ha ancora le macchine più competitive ed è pronta alla sfida con una nuova squadra composta da Giuseppe “Nino” Farina, Luigi Fagioli ed il campione argentino Manuel Fangio.

Con 350 cavalli di potenza a 8.600 giri/minuti, ed un peso di soli 700 kg, che porta il rapporto peso/potenza allo stratosferico (per quei tempi) valore di 2Kg/cavallo, l’Alfa Romeo 158 non ha praticamente rivali nel 1950 aggiudicandosi 6 dei 7 Gran Premi della prima stagione mondiale. L’unica gara non vinta è la 500 Miglia di Indianapolis, allora inserita nel calendario, ma nessuna macchina europea va in America, come gli americani non verranno mai a correre in F.1. Il 3 settembre Farina si laurea primo Campione del Mondo a Monza. In Alfa Romeo si festeggia, il dominio è assoluto, Farina e Fangio si dividono le vittorie e solo il ritiro dell’argentino a Monza lascia via libera all’italiano. Con il 1950 finisce la carriera della 158, nel 1951 corre la nuova evoluzione Alfetta 159, che trionferà cogliendo il secondo successo mondiale per l’Alfa con Manuel Fangio.

Immagini © Massimo Campi – Alfa Romeo press

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Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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