Storia

Published on Settembre 17th, 2020 | by redazione

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Damon Hill: l’erede

Damon Hill da zero a Campione del Mondo di Formula 1 nel 1996.

“From zero to hero”, ovvero da zero a eroe, è questa in sintesi la storia di Damon Hill che, da onesto pilota, contraddistinto da quel numero “0” sul musetto è passato ad essere il numero “1” ovvero il Campione del Mondo 1996 con la Williams, battendo il rivale Michael Schumacher con la Ferrari.

Damon Hill è anche l’erede, di suo padre Graham, pure lui pilota, ma anche l’unico nella storia ad essere riuscito a conquistare la famosa “triple crown”, quel titolo immaginario a cui solo un grande campione può ambire, ma anche l’erede di quella vettura e del titolo di caposquadra al posto di Ayrton Senna.

La vita di Damon Hill, nato il 17 settembre del 1960, poteva essere diversa, erede di quel famoso genitore, ma tutto sembra interrompersi quel 29 novembre del 1975 quando il piccolo aereo del genitore precipita nella nebbia. Da quel momento tutto sembra in salita, la prima grande passione di Damon sono le moto, con un grande sogno di diventare un campione del mondo a due ruote, alcune gare, e poi segue le orme del padre aggiungendo altre due ruote alla passione. Dopo un lungo apprendistato partendo dalla F.Ford, arriva finalmente alla F.1, un inizio per niente brillante con quel ferro vecchio della Brabham versione 1992. Arranca nelle retrovie, anzi fatica a qualificarsi ed in alcune occasioni è anche più lento della compagna di squadra, l’italiana Giovanna Amati.

Alla ricerca di un sedile Frank Williams lo ingaggia come collaudatore, Damon gira sulle piste con la FW14 a sospensioni attive, buona guida, buon carattere, alla fine Williams lo promuove come pilota titolare al fianco di Prost, campione del mondo 1993, con annesso ritiro quando viene confermato Senna come prima guida del team per la stagione successiva. Al Brasiliano viene assegnato il numero 2, il numero da campione del mondo non viene assegnato per il ritiro del francese ed a Damon tocca il numero “0” assegnato dalla Federazione.

1 maggio 1994, il dramma del brasiliano ad Imola fa diventare improvvisamente Damon Hill prima guida del team, ereditando il grado di Ayrton in seno alla squadra. Damon lavora sodo, non si arrende, il rivale è Schumacher con la Benetton e si arriva all’ultima gara del mondiale con il tedesco che butta fuori strada la Williams numero 0.

Le monoposto dei due piloti si toccano, Schumacher vola e finisce contro il muretto, Hill torna ai box con una sospensione distrutta e il Mondiale va al tedesco con la Benetton, un episodio che segnerà le carriere di entrambi tanto che il pilota inglese dirà in seguito con lo stesso humor britannico del padre “Di sicuro Michael Schumacher ha lasciato un segno indelebile nella storia della F.1, la maggior parte sulla mia carrozzeria”.

Piovono le critiche su Hill, ma Damon non si scoraggia e continua a guidare. Indossa sempre il casco con i simboli remieri, come quello del padre ed il giorno della rivincita arriva due anni dopo, con Schumacher passato alla Ferrari che fatica a tenere il ritmo della Williams e un Damon Hill che ha ereditato anche le doti del baffo ma soprattutto il titolo di numero 1. Poi Frank Williams gli preferisce il giovane Jaques Villeneuve, che diventerà anche lui mondiale con il missile di Patrick Head e Adrian Newey.

Dopo uno sprazzo con l’Arrows nel GP Ungheria del ’97, perso all’ultimo giro per un problema al cambio, nel ’98 ci sarà l’ultima vittoria in F.1, al volante della Jordan nel GP del Belgio, poi l’abbandono e l’inizio di una carriera come musicista e commentatore televisivo.

Damon Hill da numero “0” ha fatto comunque risultati di tutto rispetto. Uno come papà Graham era difficile da emulare, eppure Damon cha vinto più gran premi del genitore: 14 contro 22 ed anche le pole, 20 quelle del figlio del ‘baffo’, hanno di fatto battuto la statistica del genitore fermo a quota 13.

Immagini © Massimo Campi

 

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