Storia

Published on Settembre 6th, 2020 | by Massimo Campi

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Alfa Romeo P2 con Gastone Brilli Peri vince il primo titolo mondiale

Nel 1925 viene istituito il primo campionato del mondo, trionfa l’Alfa Romeo con Gastone Brilli Peri che vince a Monza.

Sei settembre 1925, il rosso bolide di Gastone Brilli Peri taglia vittoriosamente il traguardo dell’Autodromo Nazionale di Monza. È una gara lunga, 80 giri della pista completa di 10 km, in pratica 800 km. L’Alfa Romeo P2 sfreccia in testa sul rettilineo d’arrivo con un tempo di 5 ore, 14 minuti e 33 secondi ad oltre 152 km/h di media. Dietro alla macchina del nobile toscano c’è la gemella di Giuseppe Campari, seguono la Bugatti di Bartolomeo Costantini, la Duesemberg di Tommy Milton e l’altra Alfa di Pete De Paolo. Il successo di Brilli Peri è importantissimo, è grazie a questa vittoria che l’Alfa Romeo diventa campione del mondo. Nel 1925 il Gran Premio d’Italia è valido per il “1° Campionato del Mondo Automobilistico”, e vincere l’alloro era il massimo premio per una fabbrica automobilistica. Ben 15 le vetture in gara, ma solo otto taglieranno il traguardo di quella massacrante gara, soprattutto per le parti meccaniche delle vetture. L’Alfa Romeo è la vettura da battere, Vittorio Jano ha creato la “P2”, un vero bolide per l’epoca e chi corre con la vettura del Portello ha quasi la vittoria assicurata. Nasce allora la leggenda sportiva dell’Alfa Romeo che conquista il primo dei suoi cinque Campionati del Mondo, una storia gloriosa che è durata per decenni. Proprio a seguito di questo successo, che lo proietta nell’olimpo dei costruttori di prestigio, il marchio Alfa Romeo si cinge della corona d’alloro.

L’Alfa Romeo P2 è stata una delle grandi icone sportive del marchio milanese e la prima a montare un propulsore 8 cilindri. La vettura rappresenta la rinascita del marchio dopo il periodo bellico, quando si producevano forniture militari al Portello, ed il nuovo presidente, l’ing. Nicola Romeo, decide di riconvertire la produzione della fabbrica per la produzione di nuove vetture sportive. Le corse rappresentano il futuro, il miglior veicolo pubblicitario per vendere vetture, e l’Alfa Romeo rappresenta il meglio della produzione nazionale. La prima vettura da grand prix prodotta è la P1, ma non è competitiva rispetto alle dirette avversarie Fiat e Bugatti, allora Nicola Romeo incarica il giovane Enzo Ferrari, pilota ed organizzatore della squadra corse, di correre ai ripari. Ferrari va a Torino, e convince Vittorio Jano, il maestro dei progettisti Fiat, ad emigrare a Milano.

Al Portello fervono i lavori, Jano progetta la P2 e subito inizia una guerra tra avvocati con Giovanni Agnelli che accusa Jano di avere rubato i disegni delle Fiat 805 per realizzare la P2, ma le indagini scagionano subito il tecnico torinese: nonostante una somiglianza estetica le due vetture sono meccanicamente differenti. Basata su di un telaio a longheroni e traverse in lamiera stampata con sezione a C la P2 pesa solamente 750 kg e è spinta da un 8 cilindri in linea di 1987 cm³ a due alberi a camme in testa e due valvole per cilindro con basamento e coppa in lega leggera. Nella prima versione del 1924 la potenza è di 140 cv, ma con le varie evoluzioni si arriva a 175 cv. della versione del 1930, ad un regime di rotazione di 5.500 giri, tra i più elevati per il periodo.

L’alimentazione è inizialmente realizzata con un carburatore, poi si passa subito a due carburatori Memini accoppiati ad un sistema di sovralimentazione con un compressore Roots a due lobi. Jano ha ideato uno speciale collettore di aspirazione con un polmone alettato, il regime di rotazione del compressore è 1,235 volte quello del motore, in pratica gira a 6.800 giri/min, ma sperimentalmente può superare gli 8.000 giri con un grande incremento di potenza. Tra le altre innovazioni introdotte da Jano sull’8 cilindri c’è il comando della distribuzione a due alberi a camme in testa mediante cascata di ingranaggi. Di P2 vengono costruite sei esemplari, il cambio è a 4 marce con leva di comando centrale, mentre la frizione a dischi multipli a secco. Il telaio è a longheroni, le sospensioni, anteriore ad assale rigido e posteriore a ponte rigido si basano su elementi a balestra ed ammortizzatori a frizione, con freni meccanici a tamburo.

La P2 debutta al 2° Gran Premio di Cremona il 9 giugno 1924, dominato da Antonio Ascari che vince ad oltre 158 km/h di media sulla distanza di 200 miglia, inoltre strabilia il pubblico battendo anche il record mondiale sui 10 chilometri lanciati, ad oltre 195 km/h. L’entusiasmo per il risultato è notevole e la squadra corse del Portello iscrive tre P2 al Grand Prix de l’Automobile Club de France, a Lione, la più severa e famosa gara del tempo. Il 3 agosto 1924, davanti a 400.000 spettatori sono tre le Alfa Romeo al via con Antonio Ascari, Giuseppe Campari e Louis Wagner. Dopo 800 km e sette ore di gara è Giuseppe Campari che si aggiudica il prestigioso trofeo battendo vetture e piloti francesi che dominavano la scena dell’epoca. Il 19 ottobre arriva la vittoria anche nel GP d’Italia, ed è un trionfo con la P2 di Antonio Ascari, seguita dalle tre vetture gemelle di Wagner, Campari e Fernando Minoia. La potenza e la velocità della monoposto di Jano P2 ha sconfitto sul campo le Sunbeam, le Delage, le Fiat, le Bugatti, allora le marche di maggior fama nelle competizioni in circuito.

Il grande successo delle competizioni automobilistiche fa decidere all’Associazione Internazionale degli Automobil Club Riconosciuti di organizzare per la prima volta nella storia un campionato mondiale che mettesse a confronto le grandi case automobilistiche. Il campionato per il 1925 è articolato su quattro gare negli Stati Uniti, Belgio, Francia e Italia. I principali concorrenti europei saltano la prima prova ad Indianapolis, dove vince la Duesemberg con Pete De Paolo e Norman Batten, la vera sfida inizia il 28 giugno sulle strade di Spa-Francorchamps in Belgio ed è subito vittoria per la P2 di Antonio Ascari, ma sarà anche l’ultima volta per il pilota di Bonferrato che perde la vita un mese dopo mentre è in testa al Grand Prix de France sul nuovo tracciato di Linas-Monthlèry. La sua P2, in testa alla corsa, esce fuori strada e si ribalta e per l’asso italiano non c’è più nulla da fare. È il 26 maggio, Campari con l’altra Alfa si ritira dalla corsa in segno di lutto, lasciando la vittoria alla Delage di Robert Benoist e Albert Divo. La sfida finale per la conquista del titolo è per il 6 settembre a Monza. Le Alfa Romeo sono le favorite, si gioca sul tracciato di casa dove la potenza della monoposto del Portello risulta determinante ed è la P2 di Gastone Brilli Peri seguita dalla gemella di Giuseppe Campari e Giovanni Minozzi a vincere gara e titolo mondiale sopravanzando l’americana Duesemberg di quattro punti in classifica.

Nel 1926 cambiano i regolamenti tecnici per le gare internazionali, la cilindrata massima è limitata a 1,5 litri tagliando fuori dai giochi la P2 dalle competizioni importanti. La vita del bolide rosso però continua privatamente con Giuseppe Campari che vince due edizioni consecutive della Coppa Acerbo nel 1927 e nel 1928. Successivamente Campari vende la vettura ad Achille Varzi, che conquista quattro successi nel 1929 ad Alessandria, Roma, Montenero e Monza, a cui si affiancano i trionfi di Brilli-Peri a Cremona e a Tunisi. Nel 1930 l’Alfa Romeo riacquista tre esemplari di P2 e gli ultimi successi importanti arrivano nuovamente con Achille Varzi che è primo ad Alessandria ed alla Targa Florio, mentre Tazio Nuvolari porta la P2 al successo nella corsa in salita Trieste-Opicina conquistando la prima vittoria per la Scuderia Ferrari. L’Alfa Romeo P2 scende per l’ultima volta in pista il 28 settembre 1930 a Brno e conquista un terzo posto con Mario Umberto Baconin Borzacchini e Nuvolari.

Immagini © Massimo Campi

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Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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