Storia

Published on Agosto 28th, 2020 | by redazione

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La Triple Crown un trofeo unico al mondo

la tripletta da record del motorsport vede per ora solamente la vittoria di Graham Hill

la Triple Crown del motorsport è un trofeo immaginario, ma il più ambito da tutti i piloti. Conquistarlo significa entrare nella storia del motorismo da competizione ed è stato conquistato solamene da un pilota: Graham Hill, ma molti altri ci hanno tentato. Ci sono due interpretazioni per conquistare la tripla corona, la prima è quella di ottenere la vittoria nelle tre più importanti ed iconiche competizioni: la 24 Ore di Le Mans, il Gran Premio di Montecarlo di Formula 1 e la 500 Miglia di Indianapolis, ed in questo caso è Graham Hill, la seconda è quella di vincere, oltre Indianapolis e Le Mans, il titolo mondiale della massima formula, ed è ancora lo scomparso campione inglese l’unico che si può fregiare delle conquista.

La storia di Graham Hill, ex meccanico promosso a pilota, è simile a quella di molti piloti degli anni ’60, quando saltavano ogni fine settimana in un abitacolo alla ricerca della gloria, ma anche di buoni ingaggi. Hill, oltre ad essere veloce, era anche molto intelligente correndo sempre alla ricerca del risultato più che della prestazione assoluta.

 

La storia di Graham Hill, ex meccanico promosso a pilota, è simile a quella di molti piloti degli anni ’60, quando saltavano ogni fine settimana in un abitacolo alla ricerca della gloria, ma anche di buoni ingaggi. Hill, oltre ad essere veloce, era anche molto intelligente correndo sempre alla ricerca del risultato più che della prestazione assoluta. L’inglese ha corso in un periodo di grandi campioni: Clark, Stewart hanno vinto più gare di lui ed occupano un posto di rimordine nell’immaginario collettivo, ma Hill, pur non avendo le doti naturali di guida dei due amici-rivali ha sempre dimostrato di essere un campione poliedrico con il volante in mano. Graham Hill vince il Gran Premio di Montecarlo per la prima volta nel 1963 con la BRM, ma nel suo palmares saranno ben cinque le vittorie nel principato salendo sul gradino più alto del podio anche nel 1964, nel 1965, nel 1968 e nel 1969; un risultato unico per un alfiere che conseguì la patente piuttosto tardi, a 24 anni! Se invece consideriamo la vittoria del titolo mondiale il “baffo” inglese ottiene la sua prima nel 1962 con la BRM, per poi ripetersi nel 1968 con la Lotus. Intanto Hill attraversa l’oceano attratto dai dollari della gara sul catino dell’Indiana che vince nel 1966 con una Lola-Ford. All’inizio degli anni ’70 Hill è considerato un pilota alla fine carriera, ma sempre affidabile, alla Matra che vuole vincere la 24 Ore di Le Mans, servono piloti esperti e Graham Hill viene ingaggiato al fianco di Henry Pescarolo per la maratona francese del 1972. Allo scadere del secondo giro dell’orologio sarà la loro Matra che passerà per prima sotto la bandiera a scacchi, dopo una gara estremamente accorta, corsa badando soprattutto al risultato finale.

Oltre a Graham Hill ci sono stati diversi piloti che sono riusciti a conquistare almeno due vittorie su tre. Tazio Nuvolari è stato vincitore del Gran Premio di Montecarlo nel 1932 e della 24 Ore di Le Mans nel 1933, un record ottenuto bella sue unica partecipazione alla maratona francese. Il francese Maurice Trintignant è salito due volte sul primo gradino del podio a Montecarlo, nel 1955 e 1958 e nel 1954 ha vinto a Le Mans. Mike Hawthorn porta la Jaguar D-Type alla vittoria nella edizione del 1955 della 24 Ore di le Mans. l’inglese è anche accusato di avere innescato il dramma della corsa, tagliando la strada per rientrare ai box a Macklin, che è costato la vita ad oltre 80 persone. Poi conquista l’iride mondiale del 1958 con la Ferrari, ma subito si ritira e perde la vita in un incidente stradale a soli 29 anni nel 1959.

Due i piloti americani che hanno conquistato due allori su tre: Phil Hill, iridato nel 1961 con a Ferrari, vince la 24 Ore di Le Mans per ben tre volte: nel 1958, su Ferrari 250 TR/58; nel 1961, su Ferrari 250 TRI; e nel 1962, su Ferrari 330 TRI/LM. A.J. Foyt, si impone ad Indianapolis per quattro volte, nel 1961, 1964, 1967 e 1977 e nel 1967, per la prima volta sul circuito della Sarthe, vince la 24 Ore con la Ford GT40.

Lo scozzese Jim Clark, campione del mondo nel 1963 e nel 1965, sbanca il catino dell’indiana nel 1965 con la Lotus Ford, mentre Bruce McLaren, vince a Montecarlo nel 1962 e a Le Mans nel 1966 prima di fondare la sua scuderia. Anche Jochen Rindt, l’unico campione del mondo postumo della storia della Formula 1 ha portato per l’ultima volta la Ferrari alla vittoria a Le Mans nel 1965 in coppia con Gregory.

Chi ha inseguito il record di Graham Hill, senza riuscirci, è stato Mario Andretti. Nel palmares di “piedone” ci sono la vittoria nella 500 Miglia di Indianapolis nel 1969 e il titolo mondiale di Formula 1 nel 1978, a Le Mans ci ha corso diverse volte, con la Ford, con la Porsche, con la Pescarolo e la Panoz senza mai concretizzare il risultato. Il brasiliano Emerson Fittipaldi, iridato nel 1972 e nel 1974, si imposto ad Indianapolis nel 1989 e nel 1993.

Negli anni 2000 Il pilota che avuto la più grande chance di conquistare la Triple Crown è stato Jacques Villeneuve: vincitore ad Indianapolis nel 1995 e campione del mondo di F1 nel 1997, è arrivato secondo nella 24 Ore di Le Mans del 2008, su Peugeot 908. Juan Pablo Montoya, invece, si è imposto ad Indianapolis nel 2000 e nel 2015 e a Monaco nel 2003, ma non ha mai corso la classica del Circuit de la Sarthe per un team vincente.

Fernando Alonso sta inseguendo da anni l’ambito trofeo: due titoli mondiali nel 2005 e nel 2006 con la Renault, una vittoria a Montecarlo, sempre nel 2006, due vittorie a le Mans nel 2018 e 2019, ed ora gli manca solamente la vittoria nel catino dell’indiana per entrare nella storia, un risultato inseguito da anni e mai concretizzato.

Immagini © Massimo Campi – Ford press

 

 

 

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