Storia

Published on Agosto 25th, 2020 | by Massimo Campi

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Ferrari e Mercedes sette decenni di sfide

Cavallino rampante e stella tre punte una sfida dagli anni ‘50

Campionato 2020, la Mercedes W11 di Lewis hamilton è saldamente in testa al mondiale, mentre la Ferrari SF1000 di Leclerc e Wettel spesso annaspa cercando risultati all’altezza della sua fama. Il cavallino rampante di Maranello contro la stella a tre punte di Stoccarda, una delle più classiche sfide della massima formula che riporta alla mente tanti episodi lontani nel tempo.

Quattordici luglio 1951, Josè Froilàn Gonzalez passa per primo sotto la bandiera a scacchi in una Silverstone che celebra la nuova arrivata, il marchio che diventerà il simbolo sportivo per eccellenza. “Con quella vittoria è come se avessi ucciso mia madre!” sono le parole di Enzo Ferrari dopo avere sconfitto le Alfette 158 dell’Alfa Romeo.

Nel 1951 la Mercedes ancora manca dalla scena mondiale, la perdente Germania sta rimettendo assieme i suoi cocci, non è ancora il momento di scendere in pista, ma il gruppo che aveva reso celebre il marchio della stella a tre punte negli anni trenta sta già lavorando per il futuro. “Ho incontrato Alfred Neubauer, il direttore sportivo della Mercedes, l’ho trovato dimagrito dopo la guerra – sono le parole di Enzo Ferrari – ma ho capito che era pronto a tornare in sella” e le frecce d’argento ritornano nel 1954, dominano per due stagioni con Fangio e Moss, poi il ritiro, complice la tragedia di Le Mans e la netta superiorità dimostrata dalle W196, frutto di una tecnologia all’avanguardia con soluzioni che rendono le monoposto italiane improvvisamente obsolete. La Ferrari è in crisi, riesce a ritornare ai vertici solo dopo il ritiro dei tedeschi, complice la manovra finanziata da Agnelli, con la cessione del materiale Lancia D50 a Maranello ed un Manuel Fangio che porta alla vittoria il capolavoro di Jano ribattezzato Ferrari.

Poi arrivano i garagisti inglesi, la Mercedes si dedica alla produzione in serie di svariati mezzi ed auto di lusso, ma la pista ha sempre il suo richiamo, ma anche i suoi problemi per una fabbrica che ha abbandonato le corse da diversi anni. Il rientro avviene a piccoli passi, si inizia con la collaborazione tra il braccio sportivo AMG e la Sauber nelle ruote coperte con la Gruppo C anni ’80. arrivano le vittorie, anche a le Mans, 1989, un trionfo, ma la vera gloria va ricercata nella massima formula.

Anno 1993, in F.1 domina la Williams-Renault di Alain Prost, con quelle sospensioni attive che incollano la Fw15C a terra, la Ferrari cerca di lottare con Alesi e Berger, ma è uno squadra alla ricerca di una sua nuova identità che ritroverà qualche stagione dopo alla guida di Jean Todt con la stella Shumacher. La Mercedes rientra in sordina nella F1 come motorista, fornendo i propulsori alla scuderia elvetica Sauber, grazie alla collaborazione con la compagnia specializzata britannica Ilmor Engineering, acquisita dalla casa di Stoccarda nel 1993. L’esordio avviene nel Gran Premio del Sudafrica dove Karl Wendlinger conquista due punti iridati, e la fornitura prosegue anche nel 1994. poi arriva Ron Dennis, che fiuta l’affare dopo il ritiro della Honda con cui aveva conquistato i titoli mondiali di Senna e Prost. La McLaren e la Mercedes formano una coppia stabile dal 1995 al 2009, con esiti al massimo livello.

La prima vittoria arriva con David Coulthard nel Gran Premio d’Australia 1997, seguono i due mondiali vinto da Mika Hakkinen contro la Ferrari di Michael Shumacher, poi si ribalta la situazione ed il Kaiser incamera altri cinque mondiali con la rossa, ma la McLaren/Mercedes è quasi sempre la sfidante principale ed in quattro stagioni i motori tedeschi conquistano 27 vittorie, 32 pole e 36 giri veloci.

La Ferrari ritorna in testa alla classifica mondiale con Kimi Raikkonen nel 2007 dove conquista l’alloro nell’ultima corsa, ma nel 2008 Lewis Hamilton si rifà della sconfitta subita vincendo il titolo piloti e riportando così la stella a tre punte al titolo dopo 10 stagioni.

Intanto nel 2009 la Mercedes fornisce per la prima volta motori a più scuderie: oltre alla McLaren anche alla Force India e alla Brawn GP che diventa la sorpresa dell’anno vincendo il titolo piloti con Jenson Button e quello costruttori con 8 vittorie, 5 pole e 5 gpv, mentre la Ferrari riesce solo a vincere una gara, a Spa con Raikkonen.

Il 16 novembre 2009 Ross Brawn rende noto di aver ceduto la maggioranza della Brawn GP, alla Mercedes-Benz, e la scuderia assume il nome di Mercedes GP riportando il nome della stella a tre punte come squadra nella massima formula. Nico Rosberg ed il rientrante Michael Schumacher sono i due alfieri destinati a riportare le stelle d’argento ai massimi livelli, ma la risalita è lunga, ed anche la Ferrari con i Massa ed Alonso, devono subire le prestazioni di Sebastian Vettel con la Red Bull del genio Adrian Newey.

Poi cambiano le regole, con le unità ibride, la Mercedes di Toto Wolf ed Aldo Costa, transfuga dalla Ferrari, inizia ad imporre la sua legge, al posto di Schumacher, definitivamente pensionato arriva Lewis Hamilton. Per gli avversari, per la rossa di Maranello ci sono solo le briciole, l’inglese migliora gara dopo gara, solo Rosberg riesce ad arginarlo conquistando l’unico titolo mondiale nel 2016, per poi annunciare il ritiro. Tutto il resto si chiama Lewis Hamilton, con un dominio iniziato nel 2014 e che continua fino ai giorni nostri nonostante qualche tentativo della rossa di Maranello che riesce ad arrivare seconda nel 2017 e nel 2018 con Vettel.

Immagini © Mercedes press – Ferrari press – Massimo Campi

 

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About the Author

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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