Storia

Published on Agosto 22nd, 2020 | by Massimo Campi

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Tyrrell 001 la prima monoposto del costruttore boscaiolo

Nel 1970 Ken Tyrrell presenta la sua vettura

Ken Tyrrell, il “boscaiolo”, ex proprietario di una azienda di legname, amante delle corse, team manager di successo, scopritore di talenti, quando arriva in Formula Uno lo fa in maniera vincente. Acquista telai Matra e dei V8 Ford Cosworth, riesce ad ottenere la sponsorizzazione della Elf, la compagnia petrolifera francese, e con Jackie Stewart vince il mondiale 1969. Dopo quel successo la Matra vuole conquistare le vittorie con macchine ufficiali che montano il V12 transalpino e Ken Tyrrell si rivolge alla neonata March per continuare a correre nella massima categoria mondiale.

La casa di Bicester, nata dall’unione di quattro soci: l’avvocato Max Mosley, il pilota Alan Rees, il progettista Robin Herd e Graham Coaker ha pronta la prima monoscocca per la massima formula e per il 1970 Ken Tyrrell acquista i telai March 701 per far correre il campione mondiale Stewart ed alcuni giovani tra cui l’esordiente François Cevert che debutta nel GP di Olanda 1970 con la monoposto inglese. Arriva la vittoria a Jarama, un secondo posto in Olanda, un altro a Monza e un terzo all’esordio in Sudafrica, in una stagione dominata dalla nuova Lotus 72 che conquista il titolo mondiale con Jochen Rindt, nonostante la scomparsa prematura a Monza. Lo “zio Ken” si convince ben presto che per essere competitivi e rimanere nel modo dei grandi, bisogna fare un ulteriore salto di qualità e diventare costruttore. Serve un progettista, con una semplice stretta di mano arriva l’accordo, in un pub di Twyford, con Derek Gardner.

L’avventura parte in gran segreto e parte la costruzione del primo manichino in legno che Gardner realizza nel garage di casa con l’aiuto del meccanico Neil Davis che procura un V8 DVF ed un cambio Hewland. Definite le linee e dimensioni principali la scocca in lamiera di alluminio viene realizzata dalla Gomm Metal Developments di Maurice Gomm, una azienda vicino alla sede del Team ad Ockham.

La scocca studiata da Derek Gardner aveva una forma abbastanza simile a quella della Matra MS80 del 1969, con la linea rastremata a forma di bottiglia di Coca Cola, ma l’aerodinamica presentava un caratteristico muso con l’ala anteriore a forma di pesce martello e la presa d’aria per il radiatore sottostante. Abbastanza classico lo schema delle sospensioni con un doppio triangolo sovrapposto sia all’anteriore che al posteriore con molle elicoidali, mentre i freni erano posizioni sui mozzi anteriori ed entrobordo al posteriore. Il costo dell’operazione era ammontato a sole 22.000 sterline, per la meccanica entrava in gioco il solito V8 Cosworth accoppiato alla trasmissione a cinque rapporti fornita dalla Hewland.

La Tyrrell 001, la prima vettura prodotta del nuovo costruttore britannico, debutta alla International Gold Cup, gara non titolata per il Mondiale di F1, il 22 agosto 1970 ad Oulton Park. Quinto tempo in prova per Stewart, ma un pistone del DFV si rompe prima del via della gara ed il Team Tyrrell riprende la via di casa. La 001 ricompare nelle prove libere del GP d’Italia a settembre a Monza, ma la vettura deve essere ancora messa a punto e Stewart prende il via con la collaudata March 701. Il vero debutto della Tyrrell 001 arriva in Canada a Mont Tremblant con Jackie Stewart che conquista la pole position con un solo decimo di vantaggio sulla Ferrari 312B di Jacky Ickx. Lo scozzese parte in testa e ci rimane per 31 tornate fino a quando la trasmissione non si rompa lasciando via libera alle Ferrari che lo inseguivano. A Watkins Glen Stewart è secondo affianco ad Ickx, ma stavolta è la rottura di condotto dell’olio a metterlo fuori gioco in gara, mentre in Messico il pilota scozzese investe un cane che attraversa la pista con conseguente rottura della sospensione. Finita la stagione 1970, Ken Tyrrell è sempre più convinto della sua scelta, la 001 è molto competitiva, deve solo essere sviluppata e messa a punto e per il 1971 viene costruito il telaio 002, simile allo 001 ma con la scocca più lunga di 10 cm per l’altezza di Cevert ed un maggior irrigidimento di alcune parti interne alla scocca che appariva ancora più rastremata nella zona dell’abitacolo. Sulla scorta della 002 nasce anche il telaio 003 per la stagione 1971 di Jackie Stewart. Il muso anteriore ha una nuova sezione a cuneo e non più la forma a martello, mentre l’aria al motore arriva con un nuovo air scope per migliorare i flussi dinamici.

I protagonisti della stagione 1971 sono Lotus e Ferrari, ma ben presto tutti devono fare i conti con nuova Tyrrell e Jackie Stewart, che, con sei successi, in Spagna, Montecarlo, Francia, Gran Bretagna, Germania e Canada conquista per la seconda il titolo mondiale. Il 3 ottobre a Watkins Glen arriva anche la prima vittoria di Francois Cevert con Stewart che gli copre le spalle e finisce sul secondo gradino del podio. Sette vittorie su undici gare in programma consegnano a Ken Tyrrell anche l’alloro costruttori, Il primo della storia per il team dello ‘Zio Ken’. L’accoppiata Tyrrell 002 e 003, macchine praticamente identiche che differivano solo in pochi particolari a seconda del pilota e nel numero di identificazione progressiva del telaio, si rivelò vincente nei confronti di Lotus e Ferrari. Stewart usò la 003 anche in alcune gare del 1972, cogliendo due successi, all’inizio stagione in Argentina e in Francia, oltre ad un secondo posto in Gran Bretagna.

La Tyrrell realizzò anche un terzo esemplare, la 004 come vettura di riserva del team e fu utilizzata da Jackie Stewart nel Gran Premio di Monaco 1972 e da Patrick Depailler nella stessa stagione in Francia e negli Stati Uniti. In seguito la Tyrrell 004 fu ceduta la scuderia privata del Team Blignaut e partecipò ai Gran Premi di Sudafrica 1973 e 1974 con il pilota locale Eddie Keizan. La rinnovata competitività della Lotus 72 nelle mani di Emerson Fittipaldi, portò nuovamente Derek Gardner al tavolo da disegno per progettare le nuove 005 e la 006 che daranno il terzo titolo mondiale allo scozzese nel 1973.

Immagini © Massimo Campi

 

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Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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