Storia

Published on Luglio 19th, 2020 | by Massimo Campi

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Jim Clark alla conquista di Indianapolis

Jim Clark nel 1965 vince la 500 Miglia di Indianapolis

Vincere ad Indianapolis, la gara più famosa al mondo, è un sogno di tanti piloti e team manager, Jim Clark, lo scozzese volante, realizza questo sogno nel 1965 con la Lotus motorizzata Ford. L’avventura parte nei primi anni ’60, quando il mondo della Formula Uno inizia ad interessarsi alle gare americane, dove circolano sponsor e tanti soldi come premi. Il mondo della gare oltreoceano non è visto molto bene dagli europei, soprattutto quello della costa ovest, dove corrono tanti gentleman driver con poca cognizione delle guida su pista in piste improvvisate dove giocano a fare i cow boy su quattro ruote. Questo succede anche negli ovali sia per le formule che nelle stock car, ed i piloti europei, male si adattano a quell’ambiente. Nel 1962 Colin Chapman viene invitato da Dan Gurney a vedere una gara su ovale, e subito intuisce le potenzialità, soprattutto economiche, di quel mondo. Nello stesso periodo alcuni ingegneri della Ford Motor Company iniziano a pensare al grande ritorno pubblicitario di una vittoria nel catino dell’Indiana, dove dominano i vecchi motori Offenhauser. Poco tempo dopo, mentre la Ford stava cercando un telaio dove installare il V8 Stock Block, Colin Chapman si presenta dalla dirigenza del gruppo americano con un progetto di una vettura a motore posteriore per la 500 Miglia di Indianapolis, ed in breve tempo viene raggiunto un accordo di collaborazione per gli anni a venire.

In ottobre, quando Clark vince il GP degli Stati Uniti con la sua Lotus il team va a fare un test sul catino e lo scozzese, con la piccola Lotus-Climax di 1,5 litri, gira ad oltre 230 km/h di media, un tempo più che rispettabile visto la poca potenza della vettura. Il test entusiasma gli animi e per la 500 Miglia del 1963 la Lotus arriva nel catino dell’Indiana con due vetture equipaggiata con il V8 Ford, Dan Gurney e Jim Clark sono i due piloti al via della gara.

Il primo impatto con le lobby sportive statunitensi non è dei più invitanti: la stampa boccia il colore verde delle Lotus, a loro parere sintomo di tirchieria del team, inoltre Jim Clark deve sostenere un test per dimostrare se è un pilota capace di pilotare una vettura da corsa, con grande fastidio dell’asso scozzese che rode di rabbia per il trattamento. Inoltre i media americani sono molto più invadenti di quelli europei, e la timidezza di Clark è subito scambiata per antipatia verso il mondo oltreoceano.

Le Lotus-Ford a motore posteriore sono le grandi novità della edizione 1963 Clark e Gurney dominano le prime fasi della gara con i loto motori V8 a benzina contro le vetture a motore anteriore con i quattro cilindri Offenhauser alimentati ad alcool. Nel gioco dei vari rifornimenti Jim Clark si ritrova in scia al leader Parnelli Jones, mancano 30 giri alla fine a dalla Watson-Offenhauser di Parnelli esce una copiosa scia di olio, tanto che Clark non riesce a stare nella scia del Leader. Per regolamento un vettura che perde liquido deve essere immediatamente fermata, il direttore di gara Harlan Fengler però ha molti dubbi in merito: sarebbe come favorire apertamente lo straniero scozzese con una macchina inglese nel tempio delle corse americane. JC Agajanian convince il direttore di gara che è solo una piccola perdita momentanea causa di una vita allentata, intanto sale la tensione al box Lotus, ma Colin Chapman decide di non intervenire con un reclamo, sarebbe una mossa strategicamente negativa per l’immagine Ford e Lotus, aspetta che ceda il motore della Watson, ma con le ultime gocce d’olio Parnelli Jones riesce a passare da vincitore sul traguardo con Clark incollato dietro. Chapman e Clark sono secondi, ma soprattutto hanno capito che la lobby sportiva americana è molto potente.

Lo scozzese è il vincitore morale ed anche Eddie Sachs, una volta sceso dalla sua monoposto, accusa apertamente di scorrettezza Parnelli Jones ed il suo team manager. Clark è amareggiato, il Team Lotus si iscrive alla 200 Miglia di Milwaukee ed a quella di Trenton. Milwaukee sarà molto importante per il morale della squadra, lo scozzese vince a mani basse dimostrando tutta la potenzialità della Lotus-Ford sugli ovali americani, mentre a Trenton si rompe lo sterzo della monoposto lo scozzese finisce a muro. L’America da corsa ha assistito alla rivoluzione del motore posteriore, le Lotus-Ford sembrano di un altro pianeta rispetto alle antiquate monoposto a motore anteriore.

La 500 Miglia merita una rivincita ed il team Lotus si ripresenta nel 1964. Chapman decide di usare gomme Dunlop, al posto della americane Firestone, una decisione che si rivelerà fatale per l’esito della corsa. Le Dunlop non riescno a reggere alla grandi sollecitazioni ad alta velocità delle curva sopraelevate, inoltre le gomme non sono correttamente confezionate dai tecnici della fabbrica ed i battistrada si staccano ad alte velocità tanto che una porzione di gomma rovina una sospensione facendo perdere ogni speranza di vittoria al team inglese. La sfida è rimandata al 1965, tanto che Clark decide di saltare il GP di Montecarlo pur di preparare adeguatamente le vettura per Indianapolis. Nel 1965 sono ben 17 le monoposto a motore posteriore al via della gara e la Ford vende il suo V8 ai clienti per ben 31.400 dollari ad unità.

Tutto sembra andare per il meglio, ma lo scozzese subito si scontra con AJ Foyt che conquista la pole position e dichiara alla stampa “ho solo voluto salvare l’onore dell’America contro lo straniero!” Clark risponde alla sua maniera, niente parole, solo fatti, allo start sfila l’avversario, alla prima curva è già in testa iniziando la sua marcia trionfale davanti alle tribune piene di gente attonita. Nessun problemi durante i rifornimenti, ad un certo punto la Lotus ha un giro di vantaggio su Parnelli Jones ed AJ Foyt in lotta alla spalle di Clark, cala la bandiera, finalmente arriva la tanto sognata vittoria. Con i   successo lo scozzese intasca 170.000 dollari per la vittoria ed i giri in testa più altri premi vari.

Tra Clark ed Indianapolis è pace fatta, lo scozzese tornerà sul catino dell’Indiana negli anni successivi. Nel 1966 arriva secondo dietro Graham Hill, che ha seguito le orme dello scozzese, nel 1967 invece la Lotus doveva montare un nuovo motore BRM H16 realizzato appositamente per Indy, ma il propulsore ha troppi problemi ed in ultimo viene adattata al solito Ford, ma la preparazione è troppo affrettata e Clark viaggia nelle retrovie. L’ultima volta ad Indy per Clark è rappresentata dal collaudo della nuova Lotus a turbina, un test molto positivo, poi il ritorno in Europa per partecipare alla gara di Hockenheim di F.2 dove finisce drammaticamente la storia dello scozzese volante.

Immagini © Ford press

 

 

 

 

 

 

 

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About the Author

Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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