Interviste

Published on Maggio 15th, 2020 | by Massimo Campi

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Massimo Pollini e l’ultima Formula Monza Santandrea

Renzo Santandrea realizza 55 monoposto di Formula Monza

La storia della Formula Monza è anche quella di tanti piccoli costruttori che hanno creduto in questa categoria. Renzo Santandrea è stato tra quelli che hanno realizzato più monoposto, 55 in totale. Aveva la sua officina ad Opera, vicino alla grande metropoli milanese, tra i suoi aiutanti c’è un giovane entusiasta delle corse, Massimo Pollini, che grazie a Santandrea riesce ad entrare in questo particolare mondo. Aiuta il costruttore a realizzare diverse vetture, poi continua la sua carriera andando a lavorare per importanti team di F.3 e F.3000, fino a diventare uno dei più apprezzati tecnici del motor sport. La passione però non cessa mai, nei momenti liberi inizia a recuperare e restaurare le monoposto della sua gioventù, tra queste proprio l’ultima monoposto di F.Monza realizzata nell’officina di Opera all’inizio del 1980. La ricerca è lunga, dura anni alla fine il ritrovamento e l’amorevole restauro. Proprio da Massimo ci siamo fatti raccontare il mondo da corsa di quell’epoca e come è iniziata, 40 anni fa, la passione per quella piccola monoposto.

Massimo Pollini nel 1982

“L’inizio della mia avventura è quella di un ragazzino appassionato di motori, 18 anni che entra a Monza, nel 1980, ad ammirare le monoposto nella prima gara del 18° Trofeo Cadetti Agip. Il viaggio da Milano a Monza l’avevo fatto in bicicletta ed alla fine di una competizione al cardiopalma, nell’atmosfera delle gare in notturna sul tracciato Junior mi avvicino al carrello che porterà a casa la vettura vincitrice, bianca e arancione, col numero nove. La guardo, mi sembra bellissima, avrei voglia di toccarla, di salirci sopra, non mi sembra vero di potere essere così vicino ad una macchina da corsa. Accanto alla monoposto armeggia un signore dall’aria simpatica, indaffaratissimo ad impacchettare e stivare gomme e attrezzi su una Renault 4 furgonata. Mi guarda all’inizio con un po’ di sospetto, poi alza lo sguardo, vede la bicicletta e mi chiede “ma sei a Monza con quella?” la mia bici è senza luci, la mezzanotte è passata da un pezzo, il signore si mette a ridere, scuote la testa divertito e mi dice “ho capito, và, metti la bici sull’ R4 e dammi una mano a finire di caricare, che dopo mangiato ti do uno strappo io a Milano”. Salgo sulla sua R4, quel signore era Lorenzo Santandrea, e quel viaggio da Monza a Milano sarà l’inizio di una avventura che darà il senso a tutta la mia vita.”

Renzo Santandrea, nel mezzo, con Renzo Togna ed Alberto Angeletti

Dopo quell’incontro inizi a frequentare la sua officina

“Ho iniziato a frequentare l’officina di Santandrea, andando ad Opera in bicicletta, o facendomi trovare alla mattina presto sotto casa sua; si andava in officina con la R4 furgonata, dopo aver fatto il giretto con il Niki, il suo bastardino nero, e con il pentolone di riso e carne per i tre cani ospiti dell’officina. Con lui ho passato tre anni che posso definire tra i più intensi della mia vita e non solo professionale. È stato l’uomo che mi ha fatto conoscere i primi rudimenti della meccanica da corsa, avevamo un rapporto intensissimo, come se si fosse padre e figlio, e quando qualche fornitore o qualche conoscente ci scambiava per tali nessuno di noi due lo correggeva, perché ad entrambi piaceva questa cosa. Nonostante questa intesa l’ho sempre chiamato “Signor Renzo” dandogli del lei, per educazione e per il grande rispetto che avevo nei suoi confronti.”

La Santandrea n°055

Lorenzo “Renzo” Santandrea inizia a costruire monoposto negli anni ‘60

Appassionato di meccanica e motori, inizia a lavorare come meccanico ed arriva ad essere capo officina in una concessionaria Fiat dove seguivano anche monoposto di F.Junior. Diventa anche amico di Volpini, famoso costruttore all’epoca, in seguito si mette in proprio, ed apre la sua officina di riparazioni ad Opera. Nasce nel 1965 la F.Monza, entra in contatto con quel mondo “non mi piaceva vedere la televisione il giovedì sera, c’era solo il Rischiatutto ed allora andavo a Monza a vedere le macchine che giravano sulla pista Junior, mi divertivo di più!” mi ha detto una volta. La sera, nei momenti di pausa, inizia a pensare ad una sua vettura, mette assieme quattro tubi, i pezzi principali sono quelli della Fiat 500 Giardiniera e nasce, quasi per gioco, ma con molta passione, la Santandrea 001. È una monoposto classica, nata tra il 1967, con il motore posizionato come sulla Fiat di serie, a sbalzo nel posteriore”

La Santandrea n°001 del 1967 con una delle ultime realizzate

Santandrea pilota anche le sue vetture

“Alcuni suoi amici piloti, come Carlo Chiriotti, guidano la Santandrea ed il Sign. Renzo salta anche lui nell’abitacolo della sua vettura, facendo qualche gara nel 1968. Ricordo questo da una sua affermazione “ho iniziato a correre in macchina a 40 anni!” ed essendo nato nel 1928 i conti sono presto fatti. Dopo qualche gara ha capito che gli piaceva più la parte meccanica delle vetture che il volante ed ha lasciato l’abitacolo ai vari piloti che hanno corso con le sue vetture”.

Come venivano progettate le monoposto che uscivano dall’officina di Opera

“Le componenti fondamentali della vettura venivano disegnate, per avere delle misure e potere tagliare i tubi che componevano il telaio e gli attacchi delle sospensioni. Per quanto riguarda le sospensioni, ruote, mozzi, freni motore e cambio si dovevano utilizzare quelle di listino Fiat, ovviamente con dimensioni già note ed imposte anche per passo e carreggiate. Una volta fatto il disegno con le parti principali venivano costruite delle dime apposite su un piano per potere saldare tutti i pezzi in modo adeguato, e con precisione. Servivano anche per fare i successivi ricambi per i vari clienti e gli aggiornamenti necessari”.

Le F.Monza nascono con il motore a sbalzo come la Fiat 500 Giardiniera di serie. Nel regolamento tecnico non c’è nessuna prescrizione per la posizione della meccanica e Santandrea diventa il costruttore che realizza le famose vetture con il motore centrale. Rispetto alle vetture della concorrenza, con il motore a sbalzo, le monoposto realizzate ad opera sono molto più rifinite e sofisticate. Il motore centrale rende la guida più tecnica con una migliore tenuta di strada.

“Non è stato il primo a costruire la monoposto di F.Monza a motore centrale, c’era stato qualche altro che aveva intuito i vantaggi ed il modo di girare il gruppo meccanico, come Corsini. Santandrea però è quello che riesce a sviluppare meglio la soluzione, realizza la sua prima vettura a motore centrale nel 1976, cura molto i particolari e la guidabilità del mezzo, la monoposto va forte, soprattutto in curva e da quel momento inizia il successo come costruttore e fioccano gli ordini nell’officina di Opera. Miro Bellesia, aiutante di officina, è il primo pilota che porta in gara la monoposto a motore centrale, poi viene guidata da molti altri piloti, ricordo Salvatore Maccarone, che vincerà il titolo nel 1980, Carlo Chiriotti, Adriano Quartero, Pippo Bianchi, Lino Notarnicola, Alessandro Molli e molti altri ancora, tra cui il sottoscritto.

Santandrea costruisce le vetture, ma i motori li prepara Paolo Guerci, un tecnico che diventerà in seguito famoso lavorando con vari team di F.3 ed anche in F.1.

“Inizialmente i motori li prepara direttamente il Signor Renzo, poi con gli impegni nella costruzione ed assistenza dei vari clienti arriva come collaboratore Paolino Guerci che è un personaggio molto importante per Santandrea e per l’epoca. È un preparatore vero, con tanta esperienza. Il suo lavoro principale, ai tempi, era quello di rivenditore di oli tecnici, la sera, ed il tempo libero, li dedicava alla passione dei motori dando una mano a Repetto, altro noto costruttore dei primi anni della F.Monza. Entra in contatto con Santandrea per merito di Carlo Chiriotti che aveva acquistato la vettura 001, i due si capiscono e Paolo Guerci aiuta il Signor Renzo preparando i motori. La sua grande cultura e preparazione motoristica lo porta ad essere uno dei migliori tecnici della F.Monza. Rispetto ad altri preparatori, che privilegiano la pura potenza, la concezione di Paolino è quella di sviluppare motori con tanta coppia. Quando Maccarone vince il campionato nel 1980, il suo motore, provato al banco, sviluppa 36 cavalli (il bicilindrico Fiat di serie ne ha18). Altri preparatori riescono ad ottenere anche 38-39 cv, ma tutti in alto, mentre il bicilindrico di Paolino ha una grande accelerazione ed è molto progressivo. Il confronto in pista, con delle prove comparative, montando un altro motore sulla stessa vettura, rende merito quello di Guerci, con Maccarone che gira un secondo più forte nonostante abbia meno potenza. Paolino Guerci in seguito inizia a collaborare con vari team nelle categorie superiori. Con Guido Forti collaborerà alla conquista di vari titoli di F.3 lo segue fino all’avventura con la F.1 ed ancora oggi lo si può ritrovare in pista dietro a qualche muretto box o nella regolazione di qualche monoposto.

Debutti in macchina con la Santandrea

“In quel periodo collaboro anche con l’officina dei Fratelli Bartoli. Con vari lavoretti riesco a racimolare dei soldi, nel 1982 cerco di correre in pista, corro con la Santandrea n°049 ex macchina di Gianni Pluderi, soldi pochi, risultati scarsi, decido che il mio futuro sarà sempre nel mondo delle corse, ma come tecnico”.

Dalla F.Monza ai vari team di F.3, F.3000, l’impegno come responsabile tecnico nel WEC ed oggi restauratore di monoposto, ma la tua passione è sempre stata quella piccola monoposto realizzata ad Opera.

“La F.Monza è stata il mio primo grande amore, quello che non si può scordare, l’inizio della mia storia come meccanico dove ho appreso i primi rudimenti della tecnica da corsa. La Santandrea n°055 mi è sempre rimasta nel cuore, ultima creatura con il bicilindrico Fiat realizzata nell’officina di Opera. La monoposto con il telaio n°055 è anche l’ultima F.Monza di un lotto di 5 vetture costruite per la stagione 1980, realizzate per Carlo Nobili (telaio n°051), Carlo De Laurentiis (telaio n°052) Antonella Ambrosini (telaio n°053 che in seguito venne utilizzata anche da Eugenio Mosca), quella ufficiale del team per Salvatore Maccarone (telaio n°054) e la n°055 per Pippo Bianchi.

Pippo Bianchi la usa nel 1980, arriva sesto mentre Salvatore Maccarone vince il titolo con la vettura ufficiale

“In seguito la monoposto n°055 è usata da Carlo Chiriotti nel 1981 poi venduta alla Scuderia Sesto Corse, utilizzata per qualche gara da Cornalba ed è rimasta inutilizzata. Dopo vari anni sono riuscito a recuperarla ed acquistarla, era abbandonata in un capannone, impolverata ma ancora in buono stato con tutti i suoi pezzi. La trattativa è stata lunga, ma nel 2009, quando sono riuscito a portarla a casa ero felicissimo, mi batteva forte il cuore, finalmente proprietario di quella macchina che avevo contribuito a realizzare”.

La Santandrea ha un solido telaio in tubi quadri, era all’epoca una delle vetture più veloci ma anche sicure.

“Il restauro ha seguito i soliti canoni di quando si deve intervenire su una monoposto. Smontaggio e catalogazione di tutti i pezzi, verifica di tutte le parti strutturali, nel caso si devono sostituire, ma la Santandrea 055 è una vettura solida e non ci sono stati interventi particolari, riverniciatura, revisione di tutte le parti meccaniche e rimontaggio. L’ho voluta riportare con la giusta livrea del 1980, telaio rosso e carrozzeria bianca, come piaceva al Signor Renzo, un’opera durata parecchi mesi nelle ore di libertà dal lavoro in pista come tecnico. Poi una volta sistemata l’ho portata di nuovo in pista, per riprovare le sensazioni di quando avevo trent’anni di meno e sognavo di fare il pilota!”

Immagini © Massimo Campi ed Archivio Pollini

 

 

 

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Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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