Storia

Published on Maggio 10th, 2020 | by Massimo Campi

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Lotus 49, regina a Montecarlo

Sul toboga del principato Jochen Rindt conquista l’ultima vittoria per la Lotus 49C nel 1970

Montecarlo, 10 maggio 1970, una stagione particolare per la F.1. La Lotus ha realizzato la nuova 72, ma la rivoluzionaria vettura voluta da Colin Chapman non è ancora pronta per debuttare in gara. Jochen Rindt, l’alfiere della scuderia britannica, è al volante della vecchia 49, aggiornata nell’ultima versione “C”, una vettura che ha debuttato da oltre stagioni, un mulo, ma ormai obsoleta. Anche Jack Brabham è alle sue ultime corse, la carriera come pilota e costruttore è ormai alla fine, ha conquistato tre titoli mondiali, ma non è ancora completamente sazio di vittorie. Sfruttando la sua grande esperienza è al comando della gara monegasca, con un vantaggio di tredici secondi sullo spericolato ventottenne austriaco della Lotus. L’esito sembra scontato, basta resistere ma a quindici giri dalla conclusione, la sua vettura accusa problemi ai freni ed era costretto a rallentare. Jochen Rindt è uno che non molla, intuisce che “Black Jack” Brabham è in crisi e forza il ritmo di gara e, tra l’incitamento della folla, riesce a rimontare sino a sopraggiungere alle spalle di Brabham. Il vecchio campione australiano è un duro, non si fa intimorire dagli attacchi di Rindt, non lascia un centimetro di varco, ma i suoi freni sono sempre più in crisi. Ultimo giro, al cardiopalma, Brabham davanti, Rindt che lo incalza, ma a Montacarlo non si passa, a meno che non hai una avaria. Avvicinandosi all’ultima curva dell’ultimo giro, quella del Gasometro, Jack lascia la traiettoria ideale per evitare una vettura lenta e finisce sullo sporco: sbanda, frena, corregge, sterza al massimo le ruote ma parte in sottosterzo e finisce di muso contro le barriere. Rindt passa, quasi incredulo e va a vincere, mentre Brabham fa una rapida retromarcia e lancia la sua monoposto verso l’arrivo, terminando in seconda posizione e completando il giro d’onore per prendersi, al pari del vincitore, i meritati applausi.

Lotus 49, cinque anni di vittorie

La Lotus 49 è una monoposto che ha fatto la storia della F.1 per un quinquennio, vincendo il mondiale 1968 con Graham Hill. La vettura ideata da Colin Chapman è subito protagonista al debutto, in Olanda sul tracciato di Zandwoord quando, il 4 giugno del 1967 compare per la prima volta la nuova Lotus 49, equipaggiata con il nuovo Ford Cosworth DFV voluto da Colin Chapman. Il V8 Ford con la sua struttura portante può essere montato solamente sulle Lotus 49 dei due piloti ufficiali Graham Hill e Jim Clark. Il britannico conquista la pole e parte in testa alla corsa distaccando gli avversari.

La fuga del pilota inglese dura alcuni giri e poi si deve ritirare per un problema alla distribuzione, viene allora dato via libera a Clark, che naviga in quarta posizione dopo una partenza in terza fila a causa di problemi patiti al telaio durante le prove. La verde Lotus in poche tornate si sbarazza della Ferrari di Amon, della Cooper-Maserati di Rindt e della Brabham-Repco di Jack Brabham. Lo scozzese vince ed ottiene anche il giro più veloce in gara, l’otto cilindri Cosworth entra prepotentemente nella leggenda, ma Clark non riuscirà a cogliere il mondiale con la vettura: il 7 aprile 1968 la sua Lotus F.2 esce di strada sul tracciato di Hockenheim, lo scozzese perde la vito sul colpo lasciando un grande vuoto nella storia delle corse.

Sarà il compagno Graham Hill ad ereditare il ruolo di caposquadra del Team Lotus ed a vincere il titolo mondiale nel 1968 con la 49B, una versione aggiornata della monoposto che vantava un passo allungato di 5cm e sospensioni irrobustite dopo le rotture dell’anno precedente. Alle modifiche, accanto a Maurice Philippe prese parte il giovane tecnico svizzero Joseph Marquart, che in seguito divenne il capo progettista della McLaren come successore di Robin Herd. Tra le innovazioni della stagione 1968 arrivano anche gli sponsor con le nuove colorazioni rosso/bianco/oro volute dall’ufficio pubblicitario del tabaccaio, al posto della tradizionale livrea verde inglese.

A Montecarlo ’68 compaiono anche gli alettoni anteriori, in pratica due ali ai lati del musetto, mentre al retrotreno la carenatura della carrozzeria è a forma di cuneo con lo scopo di aumentare il carico aerodinamico sugli assali e sulle strade monegasche, dopo il ritiro della Matra-Ford di Johnny Servoz-Gavin, Graham Hill prende il comando delle operazioni, vincendo la gara più importante dell’anno dal punto di vista mediatico con la 49B nella nuova livrea conquistando il quarto alloro nel toboga del Principato.

Con la fine del 1968 finisce anche l’epoca d’oro della Lotus 49, ma la monoposto di Chapman e Philippe continua a correre per quasi due anni. Nel 1969 il team “Gold Leaf Lotus” utilizza diversi piloti ufficiali, ma i due principali attori sono Graham Hill e Jochen Rindt, il veloce pilota austriaco. In contemporanea allo sviluppo aerodinamico della 49, il vulcanico Chapman percorse una nuova strada con la avveniristica 63 a quattro ruote motrici, una vettura innovativa, con la forma a cuneo che precorrerà la 72, affidata di volta in volta a vari piloti come Mario Andretti, Jo Bonnier, John Miles. La 63 si dimostrò ben presto non competitiva e per la 49 vi fu nuova linfa e nuovamente, nel G.P. di Montecarlo 1969 la Lotus 49B di Graham Hill transita per prima sotto la bandiera a scacchi, suggellando con il quinto successo la grande maestria del pilota britannico nel difficile toboga cittadino. Il record di cinque successi durò a lungo nella F.1, ma questa sarà anche la 14esima ed ultima vittoria di Graham Hill che ha un bruttissimo incidente nel GP di Watkins Glen con numerose fratture che lo obbligano ad una pausa di parecchi mesi ed un periodo sulla carrozzella.

Nel 1970 la Lotus 49, nella ultima versione “C”, corre le prime gare della stagione, in attesa della nuova ed innovativa 72. I piloti ufficiali del Team Lotus che corrono saltuariamente con la 49C sono Jochen Rindt ed il giovane brasiliano Emerson Fittipaldi, mentre Graham Hill, dopo il lungo periodo di convalescenza, è al volante della Lotus 49C del Team di Rob Walker.  L’ultima grande prestazione della monoposto di Maurice Philippe sarà G.P. di Montecarlo 1970, con Jochen Rindt vittorioso pur partendo dalla quarta fila nel finale rocambolesco e ricco di colpi di scena. Il campione austriaco, dopo avere testato in prova la 72, sceglie di partire con la vecchia 49C, più a punto della nuova monoposto, sarà il suo asso nella manica per salire sul gradino più alto del podio. La Lotus 49 è una monoposto alla fine della carriera, una storia ricca di gloria ma anche di tanti incidenti. Rindt perì a Monza con la nuova 72, ma anche i punti conquistati con la 49C contribuirono alla conquista dell’unico campionato postumo. Nonostante la longevità della vettura, sulla breccia per quattro stagioni di corse, la fragilità del telaio ed in seguito delle sospensioni sollecitate dalle nuove soluzioni aerodinamiche, hanno spesso pregiudicato i risultati finali della Lotus 49 che comunque possono contare su un palmares fatto di 12 vittorie, 17 pole position e 14 giri veloci in 112 presenze nelle gare mondiali.

Lotus 49, una monoposto classica, ma molto efficace

La Lotus 49 ha un telaio piuttosto stretto, sul quale è montato posteriormente il V8 DFV Cosworth accreditato di 410 cv. Il progetto non è un’opera personale di Colin Chapman, che però ne curava sempre la supervisione, ma di Maurice Philippe, uno dei più validi progettisti dell’epoca, autore in seguito della innovativa Lotus 72, della 63 a 4 ruote motrici e della Parnelli Jones che dominerà le gare USAC.

Il telaio è una monoscocca in pannelli di alluminio rivettati. Una delle principali innovazioni telaistiche riguarda la soluzione a motore portante, possibile solo con l’introduzione del DFV Cosworth, che è dotato di un robusto monoblocco a cui può essere attaccato tutto il retrotreno, mentre sulle precedenti vetture il telaio, dovendo supportare anche il propulsore, doveva essere allungato fino a sostenere gli attacchi delle sospensioni posteriori e del cambio. Il peso della vettura è inizialmente di 501 Kg, il passo di 2,413 m. e le carreggiate, anteriore e posteriore, misurano 1,524 m. La Lotus 49 può essere considerata l’ultima monoposto a schema classico degli anni ’60 realizzato dalla fabbrica di Norwick, con il radiatore di raffreddamento dell’acqua anteriore, all’interno del musetto.

La 49 monta inizialmente anche dei freni a disco all’esterno, separati dalle ruote per essere meglio raffreddati dai flussi d’aria. La soluzione però si dimostra non ottimale: in alcuni casi i freni si raffreddano troppo perdendo di efficacia, e dopo il G.P. di Silverstone del 1967 vengono montati dischi più piccoli e di tipo convenzionale al posto di quelli larghi e forati radialmente per consentire una corretta temperatura di esercizio. L’evoluzione della 49 è la Lotus 49B dove viene sostituito il cambio ZF a 5 velocità con uno Hewland sempre a 5 rapporti. Il passo varia leggermente, allungandosi di 5 cm. La 49 è stata la monoposto su cui sono state sperimentate le prime soluzioni aerodinamiche, dal piccolo spoiller anteriore, fino agli enormi alettoni montati direttamente sulle sospensioni, per terminare nella versione più classica, con la 49C con gli alettoni fissati al musetto ed al telaio posteriore.

Sull’ultima evoluzione compaiono anche delle prese tipo naca per un maggiore sfogo dell’aria dal radiatore anteriore. Tra i principali difetti della 49 bisogna annoverare la fragilità di alcune componenti telaistiche. Colin Chapman era sempre alla ricerca della massima leggerezza e spesso dimensionava al limite i vari componenti della vettura. Le maggiori sollecitazioni date dall’aerodinamica hanno spesso evidenziato ed amplificato i difetti strutturali che hanno causato incidenti incruenti, come quello di Hill e di Rindt in Spagna ’69 e quello di Hill in America dello stesso anno.

Immagini © Ford-press e Massimo Campi

 

 

 

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About the Author

Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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