Storia

Published on Maggio 10th, 2020 | by Massimo Campi

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Lorenzo Bandini ed il tragico Montecarlo 1967

Il 10 maggio 1967, dopo tre giorni di agonia, Lorenzo Bandini perdeva la sua corsa contro la vita

Lorenzo Bandini era un pilota amato da tutti, per i suoi modi di fare, per quella sua aria da brava persona, per correre con la rossa di Maranello, per essere stato un ex meccanico, umile, che si è fatto strada nel dorato mondo delle corse a suon di risultati e di tanta tenacia. Lorenzo era nato a Barce, in Libia, il 21 dicembre 1935, i suoi genitori erano emigrati nelle colonie in cerca di fortuna, ma la Seconda Guerra Mondiale li costringe al ritorno in Italia, a San Cassiano di Brisighella dove si rimboccano le maniche ed acquistano un albergo. Ma i problemi non finiscono ed il padre viene fucilato per  rappresaglia durante la guerra civile, infine la madre si trasferisce a Reggiolo, il suo paese di origine. Per il giovane Lorenzo la vita è tutta in salita, inizia a lavorare da un meccanico, ma capisce che il futuro è nelle grandi città, nel 1950 si trasferisce a Milano, trova lavoro nell’officina di Goliardo Freddi, ed è proprio questi, tra l’altro padre della bella Margherita che Lorenzo qualche anno dopo sposa, a farlo entrare nel mondo delle gare automobilistiche. Mezzi pochi, tanto lavoro la notte, ma la passione è tanta e nel 1956 inizia a calcare le piste, nella gare minori, turismo, F.Junior, gavetta tanta, un buon numero di successi, e finalmente arriva il debutto in Formula Uno, il 18 giugno 1961, in Belgio per la Scuderia Centro-Sud di Monza. Nomi italiani sono sempre meno, tutta la generazione degli Ascari, Musso, Castellotti, è scomparsa, le macchine italiane sono alla ricerca di nuovi nomi, Lorenzo è la persona giusta, un giovane educato e pulito su cui investire.arriva la chiamata di Maranello, ma per Lorenzo ci sono soprattutto le ruote coperte, vince la 24 Ore di Le Mans con Scarfiotti, ma Ferrari inizialmente gli preferisce Giancarlo Baghetti per le sue monoposto, fino a quando è Lorenzo a diventare il pilota ufficiale per la massima formula. È il secondo di John Surtees, lo aiuta a vincere il titolo mondiale con la rossa buttando fuori strada il rivale Graham Hill, poi le strade dell’inglese e di Maranello si dividono e tocca a Bandini il ruolo di prima guida, un ruolo di cui sentiva tutto il peso psicologico.

Il 7 maggio 1967 è la quarta volta che Bandini corre a Montecarlo. Dopo tre podi tutti si aspettano una vittoria. Lorenzo ha appena vinto con la P4 a Monza, ma è con le monoposto che deve dimostrare di essere il campione che tutti si aspettano. Bandino parte bene, poi scivola sull’olio lasciata da Brabham, è terzo deve rimontare deve dimostrare che lui si merita il volante della rossa, deve dimostrarlo soprattutto a se stesso. Ma Montecarlo è difficile, stancante, e Lorenzo inizia a soffrire, è secondo, deve fare l’ultimo sforzo e rimontare su Hulme che è in testa, ce la può fare, ma la stanchezza si fa sentire.

Giro numero 82, la Ferrari arriva alla chicane dopo il tunnel ad una velocità inspiegabile, di gran lunga superiore a quella normale. Lorenzo tenta una manovra al limite, ma è troppo tardi la rossa rimbalza più volte da una parte all’altra della pista prima di alzarsi in aria e capovolgersi. Poi il fuoco, con la vettura in fiamme che striscia sull’asfalto a ruote in aria per oltre trenta metri. Si ferma, le fiamme sono altre, Lorenzo Bandini è ancora all’interno della vettura, col volto completamente sfigurato. La Ferrari n° 18 viene subito capovolta da due commissari e due civili, il principe di Borbone in camicia di seta bianca e l’amico rivale di Lorenzo, Giancarlo Baghetti accorsi subito su luogo dell’incidente. Lorenzo è immediatamente estratto e trasportato d’urgenza all’ospedale di Montecarlo, ma le lamiere erano entrate nel fianco sinistro causando lesioni alla milza e al polmone, mentre oltre il 60% del corpo era ricoperto da ustioni gravi. Dopo circa 70 ore di sofferenza il 10 Maggio del 1967 il pilota italiano perde la sua ultima battaglia.

Un problema meccanico, una gomma, sono molte le illazioni sull’incidente ma la più probabile è proprio la stanchezza, tanto che la vettura venne ritrovata con la quinta innestata, dove normalmente si viaggiava in seconda o terza.

“Lorenzo non riusciva più a fare dei giri costanti, le prestazioni variavano notevolmente ogni giro, evidente segno di stanchezza – ricorda Mauro Forghieri quei tristi momenti – Il giorno dopo uno spettatore mi regalò una foto di Lorenzo scattata la curva prima: si vedeva chiaramente che era in una specie di stato confusionale, con il volto stravolto dalla stanchezza e gli occhi rivoltati, non era più lui”.

Quel triste maggio 1967 si portava via un campione, un uomo al quale tutti volevano bene, un ragazzo che si era fatto da solo, partito da una piccola officina emiliana e arrivato dopo anni di sudore e sacrifici ai vertici della Formula 1.

Illustrazione © Carlo Baffi

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About the Author

Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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