Storia

Published on Aprile 6th, 2020 | by Massimo Campi

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Mercedes-Benz C11, regina del 1990

Per il secondo anno consecutivo la Mercedes conquista l’alloro mondiale della categoria con la C11

Nel 1990 la Mercedes conquista nuovamente il titolo mondiale Endurance con un dominio netto vincendo otto su nove gare in programma. Protagonista è la Mercedes C11, derivata dalla C9/88 del 1989 che ha mostrato una netta superiorità nei confronti degli avversari: l’unica vittoria non tedesca è andata alla Jaguar Xjr 11 vincitrice a Silverstone con Martin Brundle e Alain Fertè.

La Mercedes-Benz C11 è una vettura Sport Prototipo Gruppo C, classe 1, realizzata dalla Sauber che da anni corre nella serie Fia Endurance con le proprie vetture motorizzate Mercedes.  Per la prima volta compare il nome Mercedes al posto del consueto Sauber o Sauber-Mercedes usato in precedenza a testimonianza di un sempre crescente impegno della marca tedesca nelle corse. Dopo la C9, la nuova vettura viene ribattezzata C11 saltando la normale numerazione, questo è dovuto alla difficile pronuncia che avrebbe la sigla “C10” in lingua tedesca, infatti “C” e “10” si pronunciano quasi allo stesso modo e vengono prodotte sei vetture dalla squadra svizzera.

Il cuore della C11 è il V8 Mercedes M119 di 4.973 cc con l’angolo formato dalle bancate dei cilindri di 90°, il monoblocco e le testate sono realizzate in lega d’alluminio, la distribuzione è a 4 valvole per cilindro, il sistema di alimentazione è dotato di un impianto di iniezione elettronica fornito dalla Bosch, è sovralimentato per mezzo di 2 turbocompressori KKK, è in grado di sviluppare oltre 730 CV a 7.000 giri/min che può arrivare a 950 CV in qualifica o in caso di necessità tramite un overboost regolabile, la coppia motrice raggiunge un valore di 820 Nm a 3.500 giri/min. La trasmissione è realizzata con un cambio manuale a 5 rapporti, le sospensioni hanno uno schema a triangoli sovrapposti con ammortizzatori di tipo push rod. La scocca è in fibra di carbonio e presenta la soluzione ad effetto suolo con condotti venturi nelle fiancate ed il carico aerodinamico, raggiunge un valore di 2.666 kg ad una velocità di 320 km/h, mentre il peso totale del corpo vettura è di circa 900 kg.

La Mercedes C11 debutta nella prima gara 1990, inizialmente solo in qualifica mentre per la gara si fa ancora affidamento sulla collaudata C9, poi già dalla seconda prova di campionato a Monza la vettura vince e vincerà anche tutte le gare di campionato lasciando solo una vittoria alla Jaguar, chiudendo con 8 vittorie su 9 gare. Le avversarie delle vetture argento sono la Nissan R90 Ck, la Toyota 90 CV, la Mazda e la Porsche che ha continuato ad appoggiare ufficialmente il team Joest.

Il titolo piloti va alla coppia Mercedes formata da Mauro Baldi e Jean Louis Schlesser. Dopo la lotta acerrima della stagione precedente, la direzione della squadra tedesca ha deciso di far correre i due piloti di punta sulla stessa vettura con il compito di centrare la vittoria in entrambi i campionati. Schlesser e Baldi hanno conquistato sei successi pieni lasciando le altre due vittorie a Mass-Wendlinger e Mass-Schumacher dopo che nell’ultima gara a Città del Messico, la vettura di punta di Baldi-Schlesser veniva squalificata per un consumo troppo elevato causato dalla accesa rivalità tra i due ed il desiderio di conquistare il primato velocistico nella squadra. Tra i due alfieri della Mercedes scoppia una forte polemica ed alla fine è Mauro Baldi, nonostante la conquista dell’alloro mondiale, a lasciare la compagine tedesca in direzione della rivale Peugeot per il 1991.

La Mercedes ha attuato una nuova politica per il lancio di giovani piloti: con le sue biposto ha fatto correre tre giovani di lingua tedesca, provenienti dalla F.3: Karl Wendringler, Michael Schumacher e Hainz Harald Frentzen che si sono immediatamente trovati a loro agio hanno con le potenze da oltre 700 cv. Tra i tre, il migliore è Michel Shumacher, che ha debuttato a Digione subito impressionando per le sue qualità velocistiche, ma dimostra anche di avere delle grandi doti di collaudatore, doti che si riveleranno fondamentali quando farà il suo ingresso in F.1. Karl Wendlinger ha vinto nel 1989 il titolo tedesco di F.3, con una Ralt RT33-Volkswagen del Team Marko, ed ha debuttato in F.3000, mentre Schumacher conquista in questa stagione il titolo con una Reynard-VW del team di Willi Weber, che è già diventato il suo manager. Jochen Mass è incaricato del ruolo di istruttore delle giovani leve, correndo in coppia con loro nei vari appuntamenti.

Baldi e Schlesser partono alla grande vincendo sul tracciato del Fuji, con Mass e Wendringler secondi e la Nissan di Hasemi-Oloffson terza. A Monza non cambiano le prime due posizioni, mentre le Jaguar sono terze a quarte con Brundle-Fertè e Lammers-Wallace. A Silverstone Schlesser e Baldi partono dalla pole, ma la bandiera a scacchi vede prima la Jaguar di Brundle-Fertè e seconda la sorella guidata da Lammers e Wallace. Terza è la Spice SE90C di Bruno Giacomelli e Fermin Velez. A Spa c’è la prima vittoria della seconda Mercedes, quella pilotata da Jochen Mass e Karl Wendringler. Schlesser e Baldi tornano primi a Digione dove la stella tre punte ottiene una doppietta con Mass-Schumacher. Stesso risultato al Nurburgring ed a Donington dove Mass cambia partner, scende Schumacher e sale Hainz Harald Frentzen. L’ultima gara vinta dalla coppia regina Mercedes è sul tracciato di Montreal con la Nissan di Mark Blundell e Julian Bailey che ottiene un ottimo secondo posto.

L’ultimo appuntamento è a Mexico City. Scoppia la guerra tra Baldi e Schlesser e tocca a Mass-Schumacher raccogliere il testimone del gradino più alto del podio. I due sapranno della loro vittoria due ore più tardi, mentre sono già tornati in albergo dopo le verifiche. Nella categoria C2 ha vinto la Spice-Cosworth. La 24 ore di Le Mans 1990 non è inserita nel campionato mondiale, la Mercedes, ritenendola non valida per la classifica, non si è presentata al via.

La stagione 1990 è l’ultima disputata con la formula consumo che, per quest’anno, è di 51 litri per 100 km di gara. Dal 1991 la FISA capitanata da Jean Marie Balestre cambia le regole in gioco imponendo motori aspirati di 3,5 litri, derivati dalla F.1, vengono comunque ammesse al via le vecchie vetture gr.C per riempire le griglie di partenza. Nel campionato del mondo 1991, la nuova Mercedes C291 progettata in base al regolamento Sport 3,5 litri, soffre di problemi di affidabilità, per cui viene utilizzata per gran parte della stagione ancora la C11, che tuttavia non riesce ad arginare lo strapotere della nuova Jaguar XJR-14.

Nel 1991 la 24 Ore di Le Mans torna a far parte del mondiale prototipi e la Mercedes schiera tre vetture al via. Le C11 sono le favorite, staccano ottimi tempi in prova e in gara dopo l’uscita di scena delle ancora fragili Peugeot 905 sembrano destinate a vincere. Sulle frecce d’argento, però, si verificano alcuni banali inconvenienti tecnici: il supporto dell’alternatore si rompe e ciò porta alla rottura dei motori durante la gara e l’unica C11 superstite, con alla guida l’allora ventiduenne Michael Schumacher, si classifica quinta assoluta dopo aver accusato problemi al cambio. Magra consolazione il giro più veloce in gara stabilito proprio da Schumacher e con questa prestazione finisce la gloriosa carriera della Mercedes C11, la vettura che ha riportato il logo della stella a tre punte alla conquista di un titolo mondiale.

Immagini © Massimo Campi

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Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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