Storia

Published on Marzo 17th, 2020 | by Massimo Campi

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Alfa Romeo Montreal compie mezzo secolo

A Ginevra 1970 viene presentata L’Alfa Romeo Montreal

Salone di Ginevra 1970, nello stand Alfa Romeo c’è una nuova sportiva stradale a due posti più due, un coupè di alta gamma che è subito proclamata tra le regine della manifestazione. È l’Alfa Romeo Montreal, la versione pronta per la commercializzazione dei prototipi esposti tre anni prima, all’Esposizione Universale di Montreal in Canada. Tutto nasce nel 1967, quando gli organizzatori della kermesse canadese hanno scelto l’Alfa Romeo per creare un modello di autovettura che potesse rappresentare la “massima aspirazione raggiungibile dall’uomo in fatto di automobili”, in modo da esporlo quale simbolo tecnologico dell’Expo. In quegli anni la fabbrica di Arese rappresenta uno dei simboli italiani della tecnologia, con vetture inviate da tutto il mondo come la Giulia, la GT, la 33 Stradale e la GTA che vince nelle corse. il presidente Giuseppe Luraghi incarica Orazio Satta Puliga e Giuseppe Busso, i due responsabili dell’ufficio tecnico per realizzare i prototipi, una sorta di simbolo della tecnologia e dello stile italiano da esporre poi nei vari saloni ed essere conservati nel museo aziendale di Arese. Satta Puliga e Busso si mettono all’opera, in soli nove mesi vengono realizzati i prototipi che possono montare il quattro cilindri in linea della Giulia e nel caso il V8 due litri della 33 Stradale.

I prototipi inviati a Montreal hanno la carrozzeria studiata da Bertone con la meccanica di 1,6 litri della berlina di Arese e Marcello Gandini è il designer della carrozzeria che studia lo stile del coupè basso ma molto elegante. I due prototipi fanno bella mostra all’entrata principale dell’Expo di Montreal nel 1967 dove viene allestito un avveniristico spazio intitolato “L’Uomo Produttore”, allo scopo di mostrare i risultati dell’ingegno umano dell’ultimo secolo. I due prototipi sono alloggiati fra due specchi che riflettono la loro immagine all’infinito. Il successo di critica e pubblico è unanime, tanto che la dirigenza Alfa inizierà ben presto a pensare alla sua industrializzazione per competere nel settore delle coupè di alta gamma, come Maserati e Ferrari.

Gli altri prototipi vengono studiati per ospitare un propulsore derivato dall’otto cilindri a V a carter secco della 33 Stradale, con cilindrata aumentata a 2,6 litri. Il motore è depotenziato e la potenza specifica diminuisce da 130 CV a circa 77 CV/litro. Il ricco mercato oltreoceano ed il prestigio dell’Alfa Romeo in America inducono i dirigenti del Portello a credere nella nuova vettura, soprattutto dopo l’entusiasmo suscitato dall’Expo di Montreal ed alle pressanti richieste dei concessionari canadesi e statunitensi. Però il cambio di motorizzazione costringe a rivedere molti parametri della vettura, inoltre iniziano i contrasti anche con Bertone dopo la richiesta di alcune modifiche come la rastrematura del parabrezza e l’innalzamento del cofano motore per potere ospitare il V8, molto più grosso del quattro cilindri in linea della Giulia. Iniziano anche i problemi con la meccanica: i collaudi sul passo della Cisa evidenziano problemi di alimentazione in curva ed i motoristi, per risolvere il problema, sostituiscono i carburatori con il sistema di iniezione meccanica prodotto dalla SPICA.

Dopo tre anni si arriva finalmente alla presentazione della coupè di Arese al Salone dell’automobile di Ginevra del 1970, ma per vedere le prime consegne bisogna aspettare altri due anni, nei primi mesi del 1972. Subito si capisce che è una coupè destinata a una clientela di un certo rango come dimostra il prezzo di listino accompagnato dai molti equipaggiamenti disponibili in opzione. La Montreal è venduta al prezzo di 5.700.000 lire, con la possibilità di arricchirla con accessori pensati per un maggior comfort come gli alzacristalli elettrici (100.000 lire) e il condizionatore d’aria  (290.000 lire). La gamma di colori disponibili varia dalle tinte pastello blu medio, verde, grigio escoli, rosso cina, arancio e nero, alle tinte metallizzate marrone, argento, arancio, oro e verde, a cui bisogna però aggiungere altre 140.000 lire. Il risultato ottenuto è quello di una vettura piuttosto alta, una granturismo sportiva dall’aria confortevole e veloce. Tra le caratteristiche del design la coda alta con l’ampio lunotto che parte dal padiglione ed arriva fino quasi all’estremità della coda, le griglie sull’ampio montante laterale che richiamano vagamente quelle della Lamborghini Miura, altro capolavoro dell’accoppiata Bertone/Gandini.  All’estremità del cofano anteriore ci sono le palpebre a griglia sui fari, con azionamento a depressione, un sistema che si rivela più problematico che altro. il classico scudo dell’Alfa Romeo è stilizzato ed integrato nei due parafanghi cromati ai lati, eleganti i cerchi in lega, con le razze fini.

Il motore ha la stessa architettura di quello della 33 da competizione, con gli otto cilindri a V, ma risulta sostanzialmente modificato per renderlo più docile e adatto all’uso stradale. La cilindrata è di 2593 cc, con l’albero motore cha ha la disposizione delle manovelle a 90° gradi anziché a 180º come su quello della 33 progettato da Carlo Chiti. Diversi anche i pistoni, meno estremi, e l’iniezione meccanica è della SPICA (Società pompe iniezione Cassani e Affini), società amministrata dall’IRI e gestita dall’Alfa Romeo. La pompa diventa uno dei problemi della Montreal, con una regolazione molto difficile: la leva laterale al gruppo iniezione deve essere spostata prima della messa in moto in base alla temperatura dell’ambiente circostante (sotto 0°; tra 0° e 15°; oltre i 15°, tutti espressi fortunatamente in gradi Celsius).

Complesso anche il sistema di lubrificazione della pompa: l’olio arriva dal motore con un apposito circuito e un filtro autonomo; per semplificare il tutto c’è una capsula barometrica, un solenoide per regolare la benzina in avviamento, un attuatore termostatico ed un altro solenoide elettromeccanico di esclusione in rilascio. D’obbligo quindi lo specifico avvertimento sul manuale: “il guidatore deve curarsi di non tenere neanche leggermente premuto il pedale acceleratore durante il rilascio, si eviteranno così scoppiettii allo scarico che, in caso contrario, possono verificarsi”.

Per la trasmissione viene scelto un raffinato cambio manuale 5 marce ZF invertito, quanto di meglio disponibile all’epoca, anche in considerazione che in Alfa non era usufruibile una trasmissione in grado di gestire la poderosa coppia del V8. Inoltre i pochi numeri previsti di produzione non avrebbero giustificato gli alti costi di una produzione interna ad Arese, mentre il gruppo differenziale, derivato direttamente dalle 2000 GT e Spider, viene dotato di una coppa maggiorata in magnesio, col duplice scopo di aumentare la quantità d’olio e fornire un migliore raffreddamento, ma sarà proprio il differenziale uno dei punti critici della vettura con diverse rotture, soprattutto in quelle con una preparazione sportiva per un uso in competizione.

Le prestazioni sono di prim’ordine: 200 cv a 6500 giri, 24 kgm di coppia a 4750 giri, 224 km/h di velocità massima; da 0 a100 km/h in circa 7 secondi e 28 secondi per percorrere il chilometro con partenza da fermo, è una vettura degna del blasone della casa milanese. Ci sono anche le versioni da competizione, in alcune configurazioni il V8 viene maggiorato a 3.000 cc e raggiunge i 340 cv di potenza. Da questo motore viene derivato anche un motore per le gare marine, che vince il campionato mondiale del 1974.

Nella guida su strada la vettura risulta confortevole per un uso turistico, ma appena si adotta una guida sportiva la parte telaistica si dimostra inadeguata alle prestazioni del motore. La piattaforma telaistica è ancora quella della Giulia, con i quadrilateri anteriori e il ponte rigido posteriore.
La vettura è piuttosto pesante, inoltre la Montreal ha un marcato rollio in curva, l’impianto frenante, a dischi autoventilanti di produzione Girling, su tutte e quattro le ruote, sebbene non risulta un punto forte della Montreal ha comunque una efficienza in linea con le GT dell’epoca.

La commercializzazione arriva però nel momento sbagliato: nel 1973 inizia la crisi petrolifera e “l’oro nero” aumenta notevolmente il prezzo. Tra i difetti della Montreal c’è la notevole sete di benzina, molta anche per i canoni dell’epoca. Nonostante le premesse, la Montreal non ha il successo sperato dall’Alfa Romeo che viene prodotta fino al 1977 ed in tutto vengono costruite 3925 unità, di cui solo 50 immatricolate nell’ultimo biennio di vita.

Immagini © Massimo Campi

 

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Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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