Storia

Published on Marzo 16th, 2020 | by Massimo Campi

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Bob Wollek, campione con la Porsche

Bob Wollek è stato uno dei grandi campioni nelle gare di durata, legato per decenni alla Porsche non ha mai vinto la 24 Ore di Le Mans.

Sebring, sera del 16 marzo 2001, nel paddock si diffonde una triste notizia: Bob Wollek è scomparso! Alle 16,30 del pomeriggio di venerdì, dopo aver terminato le qualifiche con la Porsche 996 Gt3 del team Petersen, il campione alsaziano è andato a fare un giro in bici tanto per tenersi in allenamento. Mentre percorreva la highway 98 è stato travolto da un camper guidato da John Rashley, un signore di ben 82 anni che non si è accorto della presenza del ciclista. Il pilota francese, dopo tante battaglie e scampati pericoli in pista, è stato tradito dall’altra sua grande passione, dopo le auto, ovvero la bicicletta. Una cappa di tristezza cala sulla 49° edizione della gara in Florida; Wollek, 57 anni, uomo spigoloso dal carattere forte, ma tutti ne riconoscevano il grande valore.

Bob Wollek era nato il 4 novembre 1943 nell’Alsazia durante l’occupazione nazista. Il padre lo chiamò Bob, trasgredendo agli ordini impartiti dalla Wermacht che non gradiva un nome filo americano tra i nuovi nati. Viveva a Bertatt, vicino a Strasburgo, nella sua Alsazia, con la moglie Michelle. La passione per la bicicletta era iniziata 10 anni prima e con la due ruote ha provato anche a fare la trasferta da casa fino a Le Mans per disputare la gara a lui più stregata. Grande spirito sportivo, diventa Campione del mondo universitario e militare di sci alpino e dal 1966 è nella squadra nazionale francese, ma nel 1968 a Grenoble subisce un serio infortunio e deve dare l’addio alla carriera di sciatore professionista. Intanto partecipa per puro diletto con una Renault 8 Gordini ad un raduno vicino al Monte Bianco, dove vince la prova dimostrando di saperci fare anche con il volante in mano.

Finito il sogno con gli sci, decide di volere diventare un pilota automobilistico, prima nei rally successivamente passa alla pista. Arriva secondo alle selezioni del Volante Shell; poi passa all’Alpine Trophy Le Mans vincendolo e guadagnandosi una partecipazione alla 24 Ore di Le Mans 1968, che conclude all’11º posto su un Alpine 1300. Passa alla Formula Tre, poi corre in Formula Due, anche con il team Rondel di Ron Dennis, vince la gara di Imola nel 1972, ma non riesce a trovare i giusti appoggi per entrare in un abitacolo di una Formula Uno e trova la sua dimensione al volante di vetture a ruote coperte con un grande amore per le gare di durata.

Wolleck ha corso e vinto in coppia con alcuni tra i più grandi piloti di endurance: A.J.Foyt, Hans Stuck, Jochen Mass, Jackie Ickx, e con vetture che hanno fatto la storia delle gare di durata: Alpine, Ferrari, Matra, Lancia Lc2, ma è soprattutto al volante delle vetture di Stoccarda che ha colto i maggiori successi. E’ diventato pilota Porsche nel 1975, ha tradito la casa tedesca solo per un breve periodo, nel 1984 e 1985 quando ha guidato per il Team Lancia di Cesare Fiorio, per poi ritornare, dopo la parentesi italiana, con la casa tedesca. Quando non ha corso con le vetture ufficiali ha impugnato il volante di quelle dei migliori team satelliti, come Loos, Kremer o Joest. Ha corso con tutti i modelli Porsche per 25 anni: 935, 956, 962, 911GT1, Gt2, Gt3 ed anche con la 917 replica. Nel suo palmares figurano 3 vittorie nel Campionato Tedesco Gruppo 5, nel 1978, 1982 e 1983. Alla 24 Ore di Daytona sale quattro volte sul gradino più alto del podio nel 1983, 1985, 1989 e 1991. Trionfa anche alla 12 Ore di Sebring nel 1985 in coppia con Foyt e conquisa 12 vittorie in gare mondiali con Lancia e Porsche.

In Italia, con la Porsche 956 del Team Joest, Bob Wollek ha vinto la 1000 Km di Monza del 1983, in coppia con Terry Boutsen, battendo le vetture ufficiali in crisi con i consumi. E’ ricordato anche per certe sue prese di posizione e per aver stracciato in pista nomi più famosi del suo, ma è stato anche autore di alcuni episodi famosi, come quello che è costato la vittoria alla Porsche Gt1 a Le Mans nel 1997, l’uscita di strada che ha favorito la vittoria della TWR-Porsche di Alboreto/Joahsson/Kristensen. La maratona della Sarthe era il cruccio di Wollek, che ha preso il via in 30 edizioni della gara, spesso con possibilità di vittoria, ma senza mai riuscire nell’impresa. Solo il grande Pescarolo ha partecipato alla maratona della Sarthe più volte di Wollek, ed ha anche ottenuto quei risultati che sono sfuggiti all’alsaziano. Nella gara francese l’alsaziano è arrivato secondo per ben quattro volte, terzo per altre due volte, vincitore di classe per altre quattro volte, tre volte ha staccato la pole position in prova, ma mai è riuscito a salire sul gradino più alto del podio.

Ci sono piloti che sono riusciti a vincere la 24 Ore di Le Mans alla prima partecipazione, ed alcuni di loro non ci sono più voluti ritornare per non rovinare il loro palmares, due nomi su tutti: A.J. Foyt e Tazio Nuvolari, ma ci sono altri piloti che ci hanno tentato per una vita, spesso andando vicini al risultato, ma senza mai riuscirci. Vic Elford, Brian Redman, Mario Andretti e Bob Wollek, un poker di piloti che hanno amato Le Mans profondamente, senza mai riuscire a conquistarla. La storia di Bob Wollek è diventata leggenda, il suo inseguimento a quel gradino più alto del podio una questione di vita, una ferita sempre aperta, mai rimarginata, fino all’ultimo giorno della sue esistenza. L’ostinazione per quel podio lo ha forse reso famoso più delle sue tante conquiste una specie di ossessione mai sanata.

Sempre velocissimo sui tredici chilometri della pista francese, ma spesso in lotta con la sfortuna. Nel 1978 mentre corre con la Porsche 936 rompe il pignone del cambio. A Zuffenhausen avevano deciso di alleggerirlo, fanno una modifica con quattro buchi su tutte le macchine ad eccezione di quella di Wollek che ne ha cinque. Il ritmo di gara è quello vincente, ma il pignone cede, ancora una volta stop al sogno. Nel 1988 Peter Falk gli fa scegliere il motore da montare per la gara, ha tre cerini in mano, tre motori da montare su altrettante tre macchine. Due sono buoni, il terzo è quello di scorta che difficilmente reggerà per tutta la gara. Bob sceglie il cerino, ovviamente è quello del terzo motore. Nel 1994 la Porsche non c’è, Wolleck corre per la Toyota e chiede che venga alzata l’altezza della macchina che striscia per terra in alcune parti della pista. Nessuno lo ascolta, quando sono in testa con due giri di vantaggio si devono fermare a cambiare il fondo scocca, di nuovo fine, si rimanda ad un’altra volta.

Le Mans, giugno 1997, la Porsche ufficiale è al via con la 911Gt1, un vero prototipo mascherato da vettura GT. Bob ha 54 anni, da 30 sta ancora spettando il suo momento, tante volte è andato in testa, ha dominato, poi la sua macchina si è rotta. Ci ritenterà anche questa volta, ha la macchina migliore, non deve fallire! Al via scatta come una belva, ne sorpassa tre appena il semaforo diventa verde, altri due alla staccata del Dunlop, alle Esse de la Foret scarta la 333SP di Tyes, mangia in un sol boccone la TWR-Porsche di Alboreto alla Tertre Rouge. Hunaudieres è primo, non è neanche passato un minuto di corsa è al comando e sta già staccando tutto il gruppo, solo, con 23 ore e 59 minuti davanti, in Porsche esultano, Norbert Singer, il progettista della GT1 questa volta è sicuro di farcela. Otto della domenica mattina, la buia notte è passata indenne, Wollek è ancora in testa, questo è il suo anno, se lo sente….eppure tutto succede in un attimo. Indianapolis due, piega sinistra a 90°, accelerazione, tutto è ok, in fondo al breve rettilineo c’è Arnage, la curva a destra, novanta gradi di lenta una pura formalità da espletare. Via il gas, piede sul freno, giù le marce, ma un piccolo tac al posteriore lo mette in guardia… non può essere, anche questa volta! Mezzo giro di volante a destra, giù il gas, improvvisamente la GT1 scarta senza controllo, si intraversa a 80 all’ora, picchia secca nel rail, gara finita, sogno finito! Bob Wollek è finito nel rail ad Arnage, macchina distrutta, urla lo speaker. Il box Porsche è ammutolito, tutti si scatenano contro l’alsaziano. Andava solo ad ottanta all’ora, un grave errore che è costato la gara alla Porsche! La sfortuna di Wollek, il pilota che non sa vincere a Le Mans! I titoli si sprecano. L’Alsaziano è massacrato. Una occasione del genere non si ripeterà mai più. Bob tace, ma sa che non è stata colpa sua, quel maledetto piccolo tac alla trasmissione, il differenziale, un’altra volta, un’altra sfortuna. La Porsche glissa, sa che Wollek non ha colpa ma non smentisce neanche. In fondo la stampa ha dato la colpa alla sua sfortuna, alla sua voglia di vincere ad ogni costo, il tempo forse rimetterà a posto le cose. L’ultima partecipazione è nel 2000 con la 911 Gt3 del Dick Barbour Racing con Dirk Muller e Lucas Luhr, senza vedere il traguardo ancora una volta.

A 57 anni calcava ancora le piste, la sua grande esperienza è spesso servita per mettere a punto vetture da primato ed ultimamente aveva contribuito allo sviluppo della Gt3-R. Nonostante gli oltre 35 anni di carriera era ancora innamorato della sua professione. Duro con gli avversari, spesso non amato da altri piloti e da chi gestisce il potere, ma gentile con chi lo avvicinava e gli chiedeva una intervista, un sorriso per una foto, un semplice autografo, una immagine di altri tempi, ma con un piede ancora capace di dare la paga a molti giovani, ed alcuni campioni del giorno d’oggi. Brutto carattere, forte, scontroso. Tanto per capirci, a Daytona nel 1983, mentre sta per vincere, il boss del Team Henn chiama A.J. Foyt per salire in macchina nell’ultimo turno di guida. Bob arriva ai box, vede A.J. pronto con il casco in mano a prendere in suo pronto e tagliare da vincitore il traguardo, pronto a godersi il trionfo al suo posto. Non apre la portiera, ingrana la prima e via di nuovo sul banking a manetta. Poi ci ripensa, in America meglio non toccare AJ se uno vuole continuare a correre, “ma non era giusto, lui arrivava solo per prendersi i meriti!” Venti giorni dopo si ritrovano a Riverside, questa volta su due vetture differenti. A.J. va da Bob, lo saluta con un“Bob sei pronto a fare qualche bel duello in pista!” – “impossibile” risponde l’Alsaziano “ci vedremo solo quando ti doppierò!” A fine corsa Wollek doppia A.J. per la terza volta e gli fa “ciao ciao” con la mano, tanto per far  capire chi era. Due anni dopo Foyt è invitato a correre a Sebring e Daytona e pone due condizioni: tanti soldi e Bob Wollek al suo fianco. Ovviamente vincono ed entrano nella leggenda!

Poco prima di morire, aveva annunciato che si sarebbe ritirato presto dalle corse e avrebbe svolto un ruolo di ambasciatore per la Porsche, accordo che avrebbe dovuto firmare al ritorno da Sebring. La Porsche 996 GT3-RS della Petersen Motorsports di Bob Wolleck/Johnny Mowlem/Michael Petersen, in segno di rispetto viene ritirata ed il sabato della gara gli organizzatori vogliono un minuto di silenzio in memoria di Wollek.

Nel 2001 a Le Mans, una vettura d’epoca ha sfilato vuota durante la parata dei piloti con i nomi di Michele Alboreto, scomparso durante un test Audi in aprile, e Bob Wollek, un tributo a due campioni come mai si era visto in terra francese, una testimonianza del valore di due personaggi, grandi campioni sia in pista che fuori.

Passano gli anni, Norbert Singer, il guru delle vetture di Stoccarda va in pensione, ed in un libro pubblica le sue memorie tra cui spicca una frase: “A Le Mans ’97 avremmo vinto noi se sulla 911 di Wollek non si fosse rotto il differenziale facendolo uscire ad Arnage, Wollek è sicuramente stato il vincitore morale di quella gara!”

Immagini © Massimo Campi

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Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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