Storia

Published on Novembre 26th, 2019 | by Massimo Campi

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Fangio & Collins: tra lotta e Lealtà

Testo e immagine di Carlo Baffi

La Formula Uno si appresta ad affrontare l’ultimo round stagionale ad Abu Dhabi e non manca la curiosità in merito all’atmosfera che regnerà nel box Ferrari dopo i fatti del Gran Premio del Brasile. L’accesa rivalità tra Sebastian Vettel e Charles  Leclerc rischia di favorire Max Verstappen nella caccia al terzo posto in classifica, dietro al duo della Mercedes. I vertici del Cavallino non hanno gradito l’epilogo della corsa di Interlagos e anche se qualcuno ipotizza l’arrivo di Daniel Ricciardo al posto di Vettel, pare che in vista del 2020 la coppia dovrà imparare a convivere senza fare danni. Di sicuro non sarà facile la gestione dei due “galli” da parte di Mattia Binotto, ma questo non è certo un problema nuovo a Maranello. Ricordiamo le rivalità tra Lauda e Regazzoni, tra Mansell e Prost, tra Gilles Villeneuve e Pironi con un epilogo drammatico. Va sottolineato anche che in passato, lo stesso Enzo Ferrari non contribuiva a mitigare gli animi tra i suoi drivers. Il suo principale obiettivo era quello di veder primeggiare il proprio marchio e si spiega il motivo per  cui non esitava ad ingaggiare talenti mettendoli l’uno contro l’altro. Ma tra i tanti episodi che hanno caratterizzato queste lotte intestine ce n’è uno che passò alla storia come un raro esempio di lealtà sportiva. E’ il 2 settembre 1956 e a Monza si corre il 27° Gran Premio d’Italia valido anche come 16° Gran Premio d’Europa. E’ l’ultimo appuntamento del mondiale e sarà quello che incoronerà il nuovo campione del mondo. La lotta si restringe a due uomini, Juan Manuel Fangio e Peter Collins: due alfieri del Cavallino. L’argentino vanta otto punti di vantaggio sul britannico. La Ferrari schiera cinque D50, affidate a Fangio, Castellotti, Musso, Collins e De Portago. Le rosse dominano le qualifiche, piazzando tre monoposto in prima fila e altre due in terza. Fangio è in pole davanti a Castellotti e Musso, ma prima della gara avverte i compagni di fare attenzione alla tenuta delle gomme, dopo i problemi emersi nelle prove.

La Ferrari ha scelto di montare sulle sue vetture un tipo di penumatici con maggiore sezione, ossia 7.00 x 18, anziché il modello 7.00 x 17 consigliato dal produttore, la Englebert. Profezia che puntualmente si avvera, con Castellotti e Musso che devono rientrare ai box per la sostituzione, mentre procedevano nelle prime due posizioni. L’argentino adotta una tattica prudente, malgrado ciò al 19° passaggio rallenta. Il giro dopo la sua D50 fa capolino ai box e si ferma: s’è rotto il braccio dello sterzo. Gara finita e mondiale decisamente a rischio per l’asso sudamericano, che scende rassegnato dalla vettura. Quando Musso rientra ai box gli viene chiesto di dare l’auto a Fangio, ma il romano rifiuta. Poi al giro 32 è il turno di Collins, per il previsto cambio delle gomme posteriori. L’inglese sente che il titolo potrebbe essere alla sua portata, ma ecco che entra in scena Marcello Giambertone, manager di Juan Manuel. Si avvicina a Collins e gli chiede se cederebbe la sua Ferrari all’argentino. Il britannico non ha alcuna esitazione, balza fuori dall’abitacolo accantonando di colpo i sogni di gloria. Fangio incredulo abbraccia il compagno e rivale fino a quel momento, si mette al volante e riparte. Stirling Moss trionferà a bordo della  Maserati, dopo che Musso finirà ko a poche tornate dalla bandiera a scacchi mentre già assaporava il profumo del trionfo. Gloria invece per Fangio che giunge alle spalle dell’inglese, aggiudicandosi il campionato del mondo per la quarta volta. Nel dopo gara davanti alla commozione dell’argentino, Collins minimizzerà il suo gesto dicendo:” Fangio ha 45 anni, avrebbe avuto poche altre occasioni per diventare campione, mentre io che ne ho 25 avrò sicuramente altre possibilità.” Peccato che due anni dopo il britannico morirà tragicamente al Nurburgring a causa di una drammatica uscita di pista nel G.P. di Germania. Fangio invece, conquisterà il suo 5° titolo nel 1957, proprio sull’insidioso tracciato tedesco a bordo della Maserati.

 

 

 

 

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About the Author

Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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