Storia

Published on Novembre 15th, 2019 | by Massimo Campi

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Shadow: l’ombra nera in F.1 

L’avventura in Formula Uno di Don Nichols

Donald “Don” Nichols, è un agente della CIA, si dice che sia stato impiegato nella seconda guerra mondiale, in Corea nord e sud, Giappone, Vietnam e Germania. Insomma, dove i Marine’s posavano i cingoli di un carro armato a terra, Don Nichols c’era ed ancora oggi il fascicolo riguardante la sua carriera è sigillato negli archivi segreti della CIA.

Alla fine degli anni ’60, Don Nichols capisce che è ora di dire basta a operazioni ad alto rischio e missioni segrete in nome degli USA, e si butta nel mondo motorsport. Fonda la Advanced Vehicle Systems Inc. con lo scopo di progettare e costruire una macchina per correre nella CanAm. Subito parte alla grande, con mezzi e risorse ma anche con piloti di primo piano come George Follmer, Vic Elford e Jacky Oliver che poi entrerà nell’organico del team.

Tutte le macchine prodotte dalla Advanced Vehicle Systems Inc. si chiamano Shadow (ombra) e hanno come logo un uomo in impermeabile, cappello nero e la posizione tipica di una spia sotto copertura tanto per richiamare le origini del suo fondatore.  La Shadow ha tutto per sfondare, vince in America e nel 1973, con il patrocinio della UOP (Universal Oil Products), il team di Don Nichols sbarca in Formula Uno, debuttando al Gran Premio di Sudafrica. Con i piloti Oliver e Follmer, la Shadow ottiene nell’anno del debutto due podi in Francia e Spagna e l’agente speciale Don Nichols piazza il colpo vendendo i telai alla Embassy-Hill di Graham Hill.

Il primo telaio realizzato per la massima formula è la DN1, progettato dal duo Tony Southgate e Dave Wass, una classica monoscocca in alluminio spinta dal Ford DFV Cosworth accoppiato alla trasmissione Hewland. Il debutto della DN1 avviene in Sud Africa con Jackie Oliver e George Follmer, dopo avere saltato la prima prova stagionale in Brasile per non avere completato la costruzione delle monoposto. La vettura si comporta subito bene: Follmer conquista il sesto posto e nella gara seguente, in Spagna, il pilota americano sale sul gradino più basso del podio. Nelle altre gare del 1973 la Shadow DN1 ottiene un solo altro piazzamento a punti, con Oliver, terzo in Canada. Dal Gran Premio di Spagna una terza vettura viene impiegata da Graham Hill correndo con i colori del Team Embassy Racing. Nel Gran Premio degli Usa il team ufficiale UOP Shadow Racing Team fa correre anche un’altra vettura con Brian Redman.

La discendente è la Shadow DN3, sempre creata da Southgate e Wass per la stagione 1974, a cui segue una versione B, approntata per il 1975. L’esordio della Shadow DN3 avvenne nella prima gara stagionale del 1974, con Peter Revson, che partì dal quarto posto in griglia, ma fu costretto al ritiro, mentre Jean-Pierre Jarier inizia le prime due gare stagionali con la DN1. Peter Revson rampollo della famiglia di industriali proprietari della Revlon, una importante azienda di cosmetici, era uno dei più promettenti piloti statunitensi dell’epoca. Vinse due gare in F.1 nel 1973 al volante della McLaren, ed ottenne anche un secondo posto alla 500 Miglia di Indianapolis, per il 1974 si accordò con Don Nichols per correre con il team Shadow e la nuova DN3, che subito bene impressionò gli esperti del settore per le prestazioni ottenute nei test e per la livrea, ovviamente nera, ma anche molto elegante. L’avventura di Revson con la Shadow dura però molto poco: perirà in un incidente a Kyalami, in una sessione di prove private prima del terzo appuntamento stagionale, disputato sul circuito africano. Revson sarà sostituito prima da Brian Redman, poi da Bertil Roos, ed infine da Tom Pryce.

La squadra americana nel 1974 ottenne come migliori risultati il terzo posto a Monaco con Jarier e Pryce conquistò un sesto in Germania. Nei primi due appuntamenti del 1975 Tom Pryce utilizzò il modello B della DN3, in attesa della Shadow DN5, ma senza risultati di rilievo. La DN3 venne impiegata per l’ultima volta nel Gran Premio di Gran Bretagna 1976 da Mike Wilds, per il team privato P.R. Reilly, senza però riuscire a qualificarsi.

Bisogna attendere il 1975 e la nuova Shadow DN5 per far compiere un salto di qualità alla scuderia statunitense. Jean Pierre Jarier conquista la pole all’esordio in Brasile mentre Tom Pryce vince la Race of Champions, sale sul gradino più basso del podio a Zeltweg, oltre alla conquista di due pole position. Ma nel 1976 lo sponsor UOP abbandona la Shadow con conseguenze sullo sviluppo delle vetture e sui risultati in gara. Nonostante i problemi economici Tom Pryce conquisterà il podio e due volte il quarto posto. La vittoria, unica per la Shadow, arriva finalmente nel 1977 in Austria con Alan Jones e la Shadow DN8, ma l’annata è funestata dalla tragedia di Tom Pryce durante il Gran Premio del Sud Africa, che viene colpito dall’estintore di un commissario che stava attraversando il rettilineo per soccorrere una vettura ferma.

La storia della Shadow continua fino al 1980, quando Don Nichols cede una quota del Team al magnate cinese Teddy Yip e nasce la Theodore-Shadow, ma è il canto del cigno di un team tra i più gloriosi della storia della Formula Uno. I risultati sono  pari a zero e la Shadow chiude i battenti in Formula Uno a metà 1980. Dalle ceneri nascerà la Theodore Racing, ma quella è un’altra pazza storia.

Per la Shadow hanno corso piloti del calibro di Jean-Pierre Jarier , Peter Revson, Brian Redman, Tom Pryce, Alan Jones. Nel 1978 accade l’incredibile: Tony Southgate, Alan Rees e Jackie Oliver mollano Don Nichols e la Shadow per formare la Arrows. Non solo, la Arrows FA1 è praticamente la gemella della Shadows DN9: il progettista e il team manager (Southgate e Rees) prima di licenziarsi dalla Shadow sono passati negli uffici californiani e si sono messi in tasca i disegni della vettura che avevano progettato poco tempo prima. “La spia Don Nichols vittima di un furto tra i più clamorosi della storia della Formula Uno”: sembra uno scherzo, ma è tutto vero, Don Nichols porta in tribunale i vertici Arrows e vince senza troppi problemi.

Finita l’avventura in Formula Uno anche Don Nichols scompare. Si dice che sia defunto nel 1992, ma in perfetto stile dei servizi segreti la notizia è in dubbio. Della Shadow rimane una intrigante storia, ed alcune tra le più belle ed eleganti vetture della Formula Uno.

Immagini © Massimo Campi

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Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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