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Published on Novembre 4th, 2019 | by Massimo Campi

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McLaren M23, l’anti Ferrari

Nel 1974 Emerson Fittipaldi conquista il titolo Mondiale con la McLaren M23

Millenovecentosettantatre, la Formula Uno vive nel duello tra Jackie Stewart, che conquista il suo terzo ed ultimo titolo mondiale con la Tyrrell e la nera Lotus che spreca le forze nella lotta interna tra Ronnie Peterson ed “Emmo” Fittipaldi, ma riesce a conquistare il Titolo Mondiale Costruttori dimostrando che la 72D, al terzo anno di gara è ancora una monoposto vincente. La lotta al vertice per i titoli mondiali nasconde quasi il debutto di una nuova monoposto: la McLaren M23, che arriva per la prima volta in pista nel terzo GP stagionale, il 3 marzo a Kyalami, facendo subito il botto con la pole position di Dennis Hulme, e solo quattro gare dopo, ad Anderstop in Svezia, il neozelandese finisce sul gradino più alto del podio. Nel caldo estivo tocca all’altro pilota, Peter Revson, la salita sul gradino più alto del podio, con la replica il 23 settembre a Mosport in Canada.

Finita l’era Tyrrell-Lotus, inizierà la stagione successiva una nuova sfida, quella tra la McLaren e la Ferrari, un confronto che durerà, a fasi alterne dal 1974 fino ai primi anni del nuovo millennio e la McLaren M23 diventerà la prima arma vincente della scuderia britannica. I primi anni ’70 rappresentano la grande svolta di immagine della massima formula che soppianta i prototipi delle gare di durata. Con l’arrivo delle sponsorizzazioni, e di capitali sempre più grandi, l’interesse mediatico aumenta considerevolmente, le prime immagini televisive delle gare metteranno in risalto le monoposto ed i nuovi campioni moltiplicando i fans delle gare e conseguentemente i capitali pubblicitari.

La Ferrari si sta risollevando e riorganizzando da un periodo decisamente avaro di risultati, Mauro Forghieri viene riabilitato alla direzione tecnica dopo l’esilio nella sede di Modena dove realizza la 312B “spazzaneve”, la monoposto sperimentale che permetterà la realizzazione della nuova serie vincente che conquisterà i titoli mondiali con Lauda e Scheckter.

In Inghilterra, oltre a Tyrrell e Lotus, i due team migliori di quella stagione di corse, c’è la McLaren, creata nel 1963 al pilota neozelandese Bruce McLaren. Come molti costruttori dell’epoca McLaren crea subito una piccola struttura commerciale per la vendita delle monoposto realizzate a Woking ed in breve tempo conquista notevole fama vincendo molte gare in America.  Peter Revson e Denny Hulme dominano la serie Can-Am dal 1967 al 1971 vincendo ininterrottamente il campionato, e nel 1972 la prestigiosa 500 Miglia di Indianapolis con Mark Donohue; sarà la prima di altre vittorie che verranno conquistate da Johnny Rutherford nel 1974 e 1976.

Quando Bruce McLaren muore durante una sessione di test a Goodwood, il 2 giugno 1970 mentre stava collaudando la nuova vettura Can-Am, a tirare le redini della squadra rimane Teddy Mayer, avvocato e direttore commerciale della squadra. Mayer inizia ad occuparsi di tutta l’attività McLaren ed affida la parte commerciale a Phil Kerr che compie subito un vero miracolo economico attirando sulla squadra due importanti sponsor: la Yardley fabbrica di cosmetici e la Philip Morris con il marchio Marlboro che sceglie di abbandonare la BRM per il team di Wooking. Nel 1974 per soddisfare entrambi gli sponsor la McLaren fu costretta a schierare tre vetture con le due diverse livree. Oltre a Kerr per la parte commerciale, l’eredità tecnica della McLaren è nella mani di Gordon Cappuck che rimpiazza Ralph Bellamy progettista delle precedenti monoposto di F.1.

Gordon Cappuck con l’aiuto di un giovane John Barnard progetta la McLaren M23  partendo dalla base della M16, la  monoposto per le gare Indy. Come la Lotus 72, la monoposto rivoluzionaria di Colin Chapman, anche lei nata ispirandosi alla vettura per le gare americane, ha i radiatori  laterali. La meccanica è realizzata attorno al classico accoppiamento Cosworth-Hewland, ma la McLaren si appoggia alla Nicholson Engines per la preparazione del propulsore che supera i 490 cv di potenza nella versione più evoluta. La M23 ha pance corte, i radiatori ai lati dell’abitacolo e la forma a cuneo della scocca. Cappuck era riuscito a mantenere le messe principali al centro della vettura mentre le sospensioni avevano una geometria che permetteva un carico progressivo con la rigidità che aumentava con la compressione. La monoposto di Cappuck è stata un esempio di vettura straordinariamente longeva, utilizzata per sei stagioni, tra il 1973 e il 1978, e corse in 83 gran premi. Rimane ancora oggi una delle Formula Uno più vincenti con 20 vittorie tra cui 16 primi posti in Gran Premi validi per il mondiale ed altre 4 vittorie non titolate: solamente la McLaren MP4/2 e la Lotus 72 furono più vincenti. Due i titoli mondiali conquistati dalla M23, nel 1974 con Emerson Fittipaldi e nel 1976 con James Hunt a cui bisogna aggiungere il primo titolo mondiale costruttori per la Mclaren del 1974.

Dopo il promettente inizio del 1973, la stagione dell’affermazione delle monoposto inglese è il 1974, quando Emerson Fittipaldi abbandona la nera Lotus in direzione McLaren. Dopo il primo test il campione brasiliano apprezza subito le doti della monoposto di Cappuck, giudicata nettamente superiore alla Lotus 72 soprattutto in frenata ed inserimento in curva.

La stagione 1974 inizia con la vittoria di Denny Hulme in Argentina, a cui segue la vittoria di Fittipaldi in Brasile Fittipaldi. Oltre a Hulme e Fittipaldi viene schierata una terza vettura guidata da Mike Hailwood poi da David Hobbs e, infine, da Jochen Mass e nel Gran Premio del Sudafrica una quarta M23 viene guidata da Dave Charlton della scuderia privata Scribante. Nel corso della stagione, la M23 vincerà in altre due occasioni, Belgio e Canada, sempre con Fittipaldi, ma sarà soprattutto la costanza di risultati che permette a Fittipaldi di conquistare il titolo davanti alle Ferrari che vivono la stagione sviluppando la nuova 312B progettata da Forghieri, con Lauda e Regazzoni che si rubano i punti a vicenda.

Emerson Fittipaldi è secondo nel mondiale 1975 alle spalle di Niky Lauda, prima guida Ferrari che conquista il suo primo mondiale. La M23 ha un nuovo cambio a sei marce, grande novità per l’epoca, e durante la stagione vengono sviluppate varie novità aerodinamiche per migliorare le prestazioni della monoposto che conquista due vittorie in Argentina e Gran Bretagna con Fittipaldi ed una terza con Jochen Mass in Spagna.

Nel 1976 Emerson Fittipaldi abbandona la McLaren in direzione Copersucar ed il suo abitacolo è rilevato da James Hunt che vince il titolo mondiale nella stagione dominata inizialmente da Lauda fino all’incidente del Nurburgring che segnerà la sua carriera e la conquista del titolo. Hunt conquista la prima vittoria nel Gran Premio di Spagna  e continua anche in FranciaGermaniaOlandaCanada e Stati Uniti d’America Est. Col terzo posto nella gara finale disputata sotto un diluvio al Fuji, l’inglese si aggiudica un incredibile titolo mondiale, con un solo punto di vantaggio su Lauda.

Nel 1977 la McLaren inizia ad utilizzare la nuova M26, ma la M23 viene comunque usata molto frequentemente, soprattutto nella prima parte della stagione. Il miglior risultato stagionale è il secondo posto colto dall’inglese in Brasile e da Mass in Svezia, ma la M23 viene utilizzata saltuariamente per far correre un terzo pilota oltre ai due titolati, e tra loro c’è il debutto in F.1 di Gilles Villeneuve in Inghilterra e di Bruno Giacomelli a Monza.

La M23 iniziò a essere utilizzata anche da diversi piloti e scuderie private nel 1977 e nel 1978 tra cui Emilio de Villota della scuderia Iberia Airlines, Brett Lunger della Chesterfield Racing, Tony Trimmer con la Melchester Racing. Infine nella seconda parte della stagione 1978 fu affidata dalla Liggett Group/B&S Fabrications a Nelson Piquet che conquistò un onorevole nono posto nel Gran Premio d’Italia, ultima apparizione per la M23 in gara iridata.

Immagini © Massimo Campi

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Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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