Storia

Published on Maggio 20th, 2019 | by Massimo Campi

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512BB LM, la Ferrari Silhouette

Negli anni ’70 la fabbrica di Maranello produce alcuni esemplari della 512 BB per le gare di durata

Lunga, larga, poderosa, con quel suo 12 cilindri boxer di cinque litri, una vettura estrema costruita per Le Mans. Parliamo della Ferrari 512 BB LM, la “Silhouette” di Maranello, una vettura che ha fatto sognare i fans della rossa, una vettura che ha raccolto molto meno di quanto si era proposta ma che è rimasta nella storia per quelle sue linee estreme.

Per parlare d quella avventura bisogna calarsi nel tempo, nei regolamenti strani scaturiti dopo l’epoca delle grandi vetture sport che hanno infiammato le piste con le loro sfide e le loro potenze. Di regolamento “Silhouette” si parla già all’inizio degli anni ’70, quando le gare di durata vedevano al via i prototipi di tre litri, accompagnati da quelli di due litri e dalle vetture turismo. Ferrari 312P, Matra, Alfa Romeo 33, Lola T280, Chevron, Mirage, erano le vetture che riempivano e vincevano nelle varie categorie con le Porsche 911, qualche Corvette e le Ferrari Daytona a fare da contorno, ma con l’abbandono della Ferrari dopo il 1973, l’Alfa che doveva fare i conti con i budget sempre più ristretti, la Mirage che compariva solo in alcuni appuntamenti, rimaneva solo in lizza la Matra con uno sparuto schieramento di piccole due litri a riempire le gare che avevano un interesse sempre più scarso. Serviva un svolta un nuovo regolamento per ridare vita alle gare di durata e la Federazione Internazionale dette il via alla formula “Special Production” da affiancare alle Sport prototipo, in pratica vetture derivate dalla granturismo di serie con una preparazione spinta e senza limiti minimi di produzione. Le macchine dovevano solo derivare da una vettura di serie mantenendo le principali forme della carrozzeria e la disposizione del motore e la trazione, in pratica c’era quasi libertà assoluta con la massima interpretazione delle regole. La nuova formula entrata in vigore nel 1976, venne subito denominata “Silhouette”, i grandi costruttori mostrarono interesse, ma fu la Porsche ad interpretare le regole al meglio delle nuove Gruppo 5 con la 935 Turbo.

Alla fine del 1973 la Ferrari aveva dato l’addio ufficiale alle gare di durata, la F.1 impiegava tutte le risorse disponibili e le rosse in pista erano solo vetture private realizzate per le diverse scuderie che correvano abitualmente con le vetture di Maranello. La vettura preferita era la Ferrari 365 Gtb4 Daytona, con il suo V12 di 4,4 litri. Ne vennero realizzate un piccolo numero preparate con le specifiche del Gr4, ma la produzione delle granturismo stradale cessò nel 1974 quando venne sviluppata la nuova 512BB “Berlinetta Boxer” con il 12 cilindri contrapposto di 4,9 litri e la carrozzeria realizzata da Scaglietti. In versione stradale ne vennero realizzati 929 esemplari nella versione a carburatori e 1006 nella successiva versione ad iniezione tra il 1976 ed il 1984. Per incrementare le vendite e l’immagine della versione stradale, la Ferrari pensò di realizzare alcuni esemplari in versione corsa, inizialmente quattro, e nel 1978 tre vetture in versione Gr.4 corsero a Le Mans in mano a team privati. Le vetture non videro la fine della gara, ma i tecnici si convinsero che la 512BB avesse le giuste potenzialità per essere sviluppata in versione Gr.5. a Maranello venne dato il via per il nuovo progetto della 512BB in versione Silhouette, per gli studi aerodinamici si fece ricorso alla galleria del vento della Pininfarina a Grugliasco. La vettura aveva una carrozzeria più lunga di 16” (40,64 cm) rispetto a quella di serie con linee più raccordate ed il tettuccio esteso fino alla coda munita a suo volta di un alettone per avere stabilità alle alte velocità. Il tutto era notevolmente alleggerito ma comunque il peso risultava superiore di 180 kg rispetto alle Porsche 935.

Il 3 febbraio del 1979 la Ferrari 512 BB in versione Silhouette finalmente debutta a Daytona, nella 24 ore, contro un gran numero di Porsche 935 nelle varie versioni. La Ferrari aveva deciso di produrre un piccolo numero di 512BB LM, versione Le Mans. Le prime furono consegnate al team di Charles Pozzi e Chinetti/Nart che debuttarono sul banking della Florida con piloti del calibro di Ballot-Lena, Androuet, Spartaco Dini, Tony Adamivicz, ma subito vennero alla luce problemi di maneggevolezza, tenuta di strada e durata delle gomme che si degradavano sulle sopraelevate.

Unica all’arrivo fu la vettura di Adamovicz-Morton che, con grande stupore, riuscì a finire seconda assoluta e prima di classe dietro alla Porsche 935 di Ted Field dopo che le altre vetture di Stoccarda si erano ritirate per vari problemi meccanici. Le Ferrari 512BBLM comparvero nuovamente a Le Mans 1979, sempre con i soliti problemi dimostrati a Daytona. Delle quattro vetture iscritte solo una transitò sotto la bandiera a scacchi, quella di Jean “Beurlys” Blaton pilotata da Faure-O’Rourke-de Dryver, che arrivò 12° assoluta. L’anno successivo, il 1980, si rividero nuovamente le Ferrari 512 in gara. Nessun risultato a Daytona, ma un settimo posto a Silverstone con Steve O’Rourke, Chris Craft e Vic Norman ed un 10° posto a Le Mans per la vettura di Charles Pozzi pilotata da Dieudonne-Xhenceval-Regout. Il miglior risultato nella maratona della Sarthe arriva nel 1982 con il sesto posto della 512BBLM del Team americano Prancing Horse Farm Racing, pilotata da Pierre Dieudonné, Carson Baird e Jean-Paul Libert. Ormai sono cambiati i regolamenti, le silhouette scompaiono sostituite dalle nuove Gruppo “C” con ancora le Porsche come vetture da battere e la pensione definitiva per queste splendide vetture.

Immagini – © Massimo Campi

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Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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