Storia

Published on Marzo 25th, 2019 | by Massimo Campi

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Melesi, le macchine dei campioni

Le vetture di Sergio Melesi hanno conquistato sei titoli del Trofeo Cadetti F.Monza

La storia della piccola Formula Monza è stata fondamentale per formare tanti piloti e dare la possibilità a giovani appassionati di entrare nel mondo del motorsport. Oltre ai piloti, tecnici, meccanici, piccoli costruttori, devono le loro basi proprio a questa categoria, nata nel 1965, ad opera di Romolo Tavoni, allora dirigente sportivo dell’Autodromo di Monza, ed è continuata fino al 1984. In venti anni di storia sono molti quelli che hanno avuto il loro battesimo sportivo con le “petarelle”, il soprannome delle piccole monoposto che montavano il Fiat 500 Giardiniera elaborato. La categoria ha avuto il suo massimo splendore negli anni ’70 con schieramenti di oltre 100 vetture iscritte per gara che costringevano gli organizzatori a fare quattro batterie per selezionare i 26 concorrenti per la finale. Le gare si svolgevano spesso il giovedì sera, sul neonato Tracciato Junior dell’Autodromo di Monza, illuminato con speciali fari per l’occasione. Sfide al cardiopalma, con le piccole e leggere monoposto che sfioravano i 180 all’ora in rettilineo ed i giovani piloti che imparavano le tecniche delle guida in pista ed il gioco delle scie per riuscire ad emergere. Il regolamento imponeva l’uso di tanti parti delle Fiat 500 Giardiniera: il motore, la trasmissione, la scatola guida e gli elementi primari delle sospensioni come triangoli, braccetti mozzi, freni e la misura del passo. Il resto era pura interpretazione con tanti piccoli costruttori, in genere meccanici intraprendenti, che davano il meglio di se stessi nel sapere sfruttare ogni minimo dettaglio per fare andare le loro vetture più forte delle altre. Sfogliando le classifiche di quelle memorabili stagioni un nome salta all’occhio tra i piccoli costruttori: Melesi. Le sue monoposto hanno vinto ben cinque titoli piloti tra il 1974 ed il 1979, a cui va aggiunto il primo titolo conquistato da Orazio Ragaiolo nel 1973 con un telaio realizzato in collaborazione con Sergio Melesi e ribattezzato RGB.

Abbiamo incontrato Sergio Melesi che ci racconta come è nata la storia delle sue vetture.

“Sono nato nel 1938 a Primaluna in Valsassina sopra Lecco, terra di montagna, ed ho subito appreso da mio padre i primi rudimenti della meccanica imparando a costruire le pentole in rame, una specialità di quella zona. Ma per emergere in quel settore devo emigrare nella grande città, a Milano dove riesco a realizzare il mio primo sogno diventando imprenditore nella costruzione di speciali pentole”.

La meccanica è sempre la grande passione di Melesi, anche fuori dalle ore di lavoro, ed è l’amico meccanico Franco Carrera che lo introduce nel mondo delle auto da corsa. Siamo nel 1965 e nell’autodromo brianzolo inizia la storia della Formula 875 Monza, per Sergio è subito una nuova sfida da vincere.

“La prima auto presa in comproprietà con Franco Carrera è una CRM, un telaio usato ricostruito con un motore di seconda mano. Per prima cosa costruiamo un carrello per trasportare la monoposto in autodromo e la prima volta entriamo a Monza sprovvisti di tuta, casco e guanti: non conoscevamo l’obbligo dell’uso di questi accessori.”

Sarà lo stesso direttore dell’autodromo, Gianni Restelli, a reperire il materiale in prestito. La prima sfida è con lo stesso amico Franco Carrera: il più veloce dei due sarà il pilota che porterà la vettura in gara, ed i tempi sul giro indicano che sarà Sergio Melesi a doversi calare nell’abitacolo.  

“I campanili del lunedì di Pasqua del 1966 salutano il mio debutto come pilota. La corsa è bagnata dalla più classica delle piogge primaverili, non andrà però male, parto ultimo, guido molto accorto, traiettorie fluide, supero un po’ di avversari in difficoltà e mi ritrovo al secondo posto.”

Sergio Melesi al debutto sulla vettura n°44

Melesi ci prende gusto come pilota le gare del giovedì sera iniziano a vederlo tra i protagonisti ma una sera nel traffico della variante Junior del circuito monzese, arriva un bel tamponamento in gara, la monoposto va via dritta contro le barriere, la botta nel guard-rail, oltre a distruggere la vettura, gli incrina due costole. Passato lo spavento ed il dolore ritorna presto la voglia di tornare in pista, ma bisogna ricostruire la vettura demolita.

“Pian piano inizia la voglia di costruire e correre con una mia vettura. Ore e matite consumate in notti e fogli bianchi e il progetto prende forma. Cerco di applicare la mia filosofia tecnica, la stessa che ho impiegato nel prodotto industriale della mia ditta cercando di realizzare un prodotto che sia diverso ed innovativo”.

Una prima collaborazione per i motori è con l’officina dei Ragaiolo, ed un primo telaio finisce nelle mani di Orazio Ragaiolo, forte pilota, che lo ribattezza CRM e con quello vince il Trofeo Cadetti 1973. L’avventura come costruttore è iniziata e la meccanica affascina Sergio Melesi più della guida.

“Ho sempre curato l’aspetto dinamico delle mie monoposto. La rigidità del telaio ed i carichi in curva sono sempre stati il mio pallino. I primi telai pesavano 82 Kg, gli ultimi venti chili in meno, ma la rigidità era uguale se non superiore affinando moltissimo lo schema del materiale impiegato. Curavo particolarmente la dinamica delle sospensioni, per regolamento si dovevano usare elementi Fiat di serie ma quello che faceva la differenza erano gli attacchi e la dinamica degli assetti in curva. Cercavo di evitare il più possibile il trasferimento dei carichi sulle ruote esterne in curva rendendo la guida il più neutra possibile: spesso notavo che altre vetture tendevano a scaricare la ruota interna, perdendo superficie di aderenza nelle curve ed ho lavorato soprattutto sul movimento delle sospensioni per avere una tenuta di strada ideale ed una monoposto scorrevole all’uscita delle varianti. Dopo i successi con Orazio Ragaiolo, tra le prime collaborazioni importanti arriva quella con Fratelli Bartoli che hanno una officina a Bresso: Romano è il preparatore dei motori, Leo sarà quello che vince il primo titolo con una Melesi nel 1974. In tutto ho realizzato 32 telai della mia monoposto ed alcuni hanno ottenuto molte vittorie ed il record della categoria sulla pista Junior di Monza con Filippo Baj. Infine capisco che le soddisfazioni più grandi arrivano nel realizzare un prodotto valido, lascio il volante ad altri, l’attività come costruttore di vetture vincenti sarà quella che mi ha dato le maggiori gioie!”.

Leo Bartoli ricorda quel campionato 1974 vinto con la Melesi.

Leo Bartoli

“Andavo veloce come pilota, ma per emergere ci voleva un salto di qualità ed arrivo a Sergio Melesi con le sue vetture, snelle, filanti, la monoposto giusta per vincere, sono andato nella sua officina ed ho portato a casa la macchina. Durante le prove invernali ho girato con i tempi di Ragaiolo che aveva appena vinto il campionato 1973. Ci conoscevamo, la vettura me la ha data Melesi di persona, ho finito di pagargliela in tre anni, ma era una monoposto che andava veramente forte! Avevo già vinto una gara nel 1973, e per il nuovo anno avevo delle aspettative, sapevo che potevo fare bene. Ero veloce, la mia Melesi, andava forte ed i motori preparati da mio fratello Romano avevano raggiunto la potenza necessaria per stare sempre tra i primi. Però il 1974 iniziò con diversi problemi, legati soprattutto alla benzina. Nel serbatoio e nelle tubazioni della mia vettura c’era dello sporco che andava ad otturare il filtro del carburatore. Entrambe le volte, durante la finale, il filtro si è otturato con conseguente perdita di potenza ed arretramento in classifica. Un paio di altre gare erano andate male per problemi elettrici, i motori di allora avevano spesso problemi allo spinterogeno o ai cavi delle candele, soprattutto se c’era pioggia. Poi durante l’estate, tutto ha iniziato a funzionare e sono arrivate due vittorie ed altri tre secondi posti e di questo passo siamo arrivati all’ultima gara in lotta per il primato con Anacleto Gianoli che rompe il motore in batteria, non è ammasso alla finale ed il Titolo Cadetti è mio, nonostante un brutto incidente in finale dove distruggo la mia Melesi”.

La Melesi è la macchina più richiesta, un telaio finisce nell’officina di Bruno Ruboni ed Italo Cristofoletto; con Riccardo Calegari arriva il titolo Cadetti 1975, che ricorda quella vettura.

Ricki Calegari

“Ho solo guidato F.Monza di Melesi, non ho mai corso con altre vetture in quella categoria. Tra Ruboni, Cristofoletto e Melesi c’era grande intesa ed un travaso continuo di informazioni e di evoluzioni delle vetture. La mia Melesi era già stata modificata rispetto alla versione base, sul tracciato Junior dove noi correvamo, contavano moltissimo le doti di guida del pilota, la velocità della vettura ed il motore, preparato da Bruno Ruboni, era sicuramente il migliore del lotto. Nei test invernali prima della stagione 1975 mi accorsi che Bruno era riuscito ad ottenere molta velocità sul dritto sfruttando motore e le doti della monoposto.

Ricky Calegari

Alla staccata della Junior vedevo 7.300 anche 7.400 giri, gli altri veloci vedevano non oltre 7.100 e la massa degli altri piloti si attestava attorno ai 6.800 giri. Avevo in mano un missile, abbassai subito i tempi sul giro. Le batterie erano ad estrazione, solo da metà stagione ai primi in campionato era consentito partire nelle prime file delle batterie. Anche partendo dietro, solo sfruttando il motore e qualche eventuale scia, dopo un paio di giri ero già nel gruppo di testa tirandomi fuori dal gruppo di centro dove spesso succedevano incidenti.  In questo caso contava molto anche la vettura e la Melesi era sicuramente una buona monoposto, unita alla potenza del motore, elementi fondamentali per stare nel gruppo dei primi e lottare per la vittoria. Una delle mie specialità erano le finali in solitario, proprio approfittando delle doti del mio mezzo.  A fine 1975 sono anche riuscito a vendere la mia Melesi, è stato uno dei pochi affari fatti con le corse, dopo la vittoria in campionato era considerata la macchina più vincente del lotto e spuntai un prezzo molto superiore rispetto a quello che l’avevo pagata due anni prima.”

Filippo Baj

Enrico Mandelli, sempre con la Melesi preparata da Bruno Ruboni è il campione cadetto 1977, segue nel 1978 Filippo Baj che Sergio Melesi considera il pilota più forte che ha corso con le sue monoposto e nel 1979 è Romeo Maestri che conquista l’ultimo titolo con le vetture del costruttore lecchese.

“Il mio anno è stato sicuramente il 1979, prendo la Melesi di Filippo Baj che aveva vinto il campionato, con i motori di Cristofoletto e Ruboni. Le carte sono vincenti e domino il campionato conquistando 51 punti, distanziando di ben 21 lunghezze Camillo Cavallini che arriva secondo. Salgo cinque volte sul gradino più alto del podio ed una volta arrivo secondo.

Meo Maestri

Inizio la stagione con i primi due successi ed il secondo posto. Poi perdo tre gare di fila per un problema tecnico, una fase dove i miei diretti avversari, Cavallini e Chiriotti, avanzano in classifica erodendo il mio vantaggio. Risolto il problema tecnico, un consumo anomalo dell’albero a camme probabilmente dovuto ad un errato trattamento termico, che si ripresentava ad ogni gara, ho conquistato le altre tre vittorie nell’ultima fase della stagione distaccando i miei inseguitori. La monoposto di Sergio Melesi era di impostazione tradizionale con il motore a sbalzo, ma aveva delle gran doti velocistiche ed era comunque molto bilanciata. La vettura era molto bassa e filante, aerodinamicamente molto efficace ed era stata ulteriormente affinata dai miei due preparatori che l’avevano resa una monoposto imbattibile.”

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About the Author

Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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