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Published on gennaio 20th, 2019 | by Massimo Campi

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Ferrari 250 SWB

La Ferrari 250 SWB viene presentata al Salone di Parigi 1959.

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Salone di Parigi 1959, la Ferrari mostra al pubblico la sua nuova arma per le corse destinate alle granturismo, è la 250 GT Berlinetta passo corto che verrà presto denominata con l’acronimo inglese SWB, ovvero Short Wheel Base, diventerà presto la regina delle gare di durata in mano ai piloti ufficiali ed ai clienti sportivi. La 250 SWB è l’evoluzione della 250 GT Berlinetta Tour De France con il passo accorciato da 2,600 metri a 2,400 metri, e l’appellativo “passo corto” venne aggiunto per diversificare le due vetture nate soprattutto per le competizioni.

La berlinetta, come era consueto in quel periodo, oltre che essere pensata per l’impiego agonistico era venduta per i clienti più sportivi che potevano ordinarla in versione stradale, ma anche in quella da competizione con la carrozzeria interamente in alluminio ed il motore potenziato. La carrozzeria, disegnata da Pininfarina, era realizzata dalla Carrozzeria Scaglietti, ma vennero costruiti anche degli esemplari speciali progettati sempre da Pininfarina e assemblati da Bertone, che s’ispiravano alla Ferrari 400 Superamerica.

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Il motore anteriore, un V12 a 60° con distribuzione a singolo albero a camme in testa per bancata di cilindri, con due valvole ciascuno, derivava da quello ideato da Gioachino Colombo. L’alesaggio e la corsa erano rispettivamente di 73 e 58,8 mm, e la cilindrata di 2953,21 cm³. Il rapporto di compressione era di 9,2:1. La lubrificazione era a carter umido, e le candele d’accensione erano disposte all’esterno della “V” configurata dalle bancate.

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L’alimentazione era assicurata nelle versioni da competizione da tre carburatori doppio corpo di marca Weber e di modello 40 DCL/6 o 46 DCF/3 oppure da 6 carburatori doppio corpo Weber 38 DCN, mentre le versioni stradali montavano 3 carburatori Weber 36 DCZ. L’accensione era composta da una coppia di bobine e doppi distributori d’accensione installati posteriormente, con due spinterogeni. Il motore forniva una potenza compresa tra 260 ed i 280 CV a 7000 giri al minuto nelle versioni da competizione e 240 CV nelle versioni stradali. La trasmissione era composta da un cambio sincronizzato a 4 rapporti più la retromarcia, che trasferiva la potenza

Ferrari250swb_phCampi_b_014al retrotreno attraverso un giunto; era disponibile con diversi rapporti a seconda delle richieste del cliente, mentre la frizione era monodisco. Tra le innovazioni vennero montati per la prima volta i freni a disco su una granturismo prodotta dalla fabbrica di Maranello. Il telaio tubolare in acciaio era formato da due longheroni a sezione ovoidale con barre di rinforzo ed un elemento anteriore a forma rettangolare.

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La carrozzeria era tipo berlinetta a 2 posti. Le sospensioni anteriori erano indipendenti con molle elicoidali e braccio oscillante, mentre quelle posteriori erano formate da un ponte rigido posteriore con balestre semi ellittiche longitudinali, puntoni laterali e braccia radiali che univano l’assale. I quattro ammortizzatori tipo Houdaille, erano idraulici e telescopici, mentre i freni erano a disco della Dunlop e lo sterzo era a vite e rullo. La 250 SWB raggiungeva una velocità massima da 202 a 270 km/h nelle versioni da competizione a seconda del rapporto al ponte finale e 250 km/h nelle versioni stradali.

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Carlo Chiti era il direttore tecnico della Ferrari in quegli anni ed affidò lo sviluppo a Giotto Bizzarrini, ed al giovane Mauro Forghieri. Della 250 SWB vennero prodotti oltre 150 esemplari di cui 11 con la carrozzeria alleggerita in alluminio.

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Dopo la presentazione al Salone di Parigi 1959, bisogna attendere la stagione 1960 per vedere le prime 250SWB in gara, dove debutta il 26 marzo alla 12 Ore di Sebring, ma bisogna aspettare il 20 agosto per vedere la prima vittoria importante al Tourist Trophy con Stirling Moss nella famosa livrea blu scuro con la striscia bianca del Rob Walker Racing Team. Successivamente il 4 settembre Carlo Mario Abate si aggiudica la Coppa Intereuropa a Monza ed il 23 ottobre l’equipaggio belga composto da Lucien Bianchi e Olivier Gendebien conquista la 1000 km di Parigi.

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L’11 giugno 1961 la Ferrari 250 GT SWB privata pilotata dal belga Pierre Noblet e dal francese Jean Guichet conquista il terzo posto assoluto alla 24 Ore di Le Mans ed il 19 agosto Stirling Moss torna sul gradino più alto del podio del Tourist Trophy. In meno di un mese la coupé di Maranello conquista due successi importanti in Francia: il Tour de France con i belgi Willy Mairesse e Georges Berger e la 1000 km di Parigi con i fratelli messicani Pedro e Ricardo Rodríguez. Gli ultimi trionfi per la Ferrari 250 GT SWB arrivano nel 1962, il 13 maggio lo svizzero Edgar Berney conquista la vittoria all’Avus e il 23 settembre la coppia francese André Simon e Maurice Dupeyron conquistano il Tour de France. La “250 GT Berlinetta passo corto” vinse anche la classe GT del Campionato Costruttori nel 1961, la classe Granturismo della 24 Ore di Le Mans e della 1000 km del Nürburgring nel 1961 e 1962.

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La principale avversaria della 250 SWB era la Jaguar E-Type, ma ormai occorreva pensare ad una nuova berlinetta e dalla fabbrica di Maranello uscirà la sua evoluzione: la 250 GTO, una Gt destinata a diventare una icona tra le più famose vetture da competizione di tutti i tempi.

Immagini Massimo Campi

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About the Author

Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 35 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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