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Published on novembre 22nd, 2018 | by Massimo Campi

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Tyrrell 006 ed il mondiale del 1973

La monoposto di Ken Tyrrell conquista il mondiale con Jackie Stewart

Fu l’ultimo mondiale di Jackie Stewart, ed anche quello conquistato da una macchina dello “zio Ken”. La stagione 1973 vide il dominio di quella macchina blu e razionale e la piena maturità tecnica e sportiva di una coalizione formata da sostanzialmente da tre persone: Tyrrell, Stewart e Gardner, con l’aiuto del delfino Cevert.

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Ken Tyrrell, “il boscaiolo” è il capo, la mente, il Team Manager che ha saputo coinvolgere lo sponsor Elf nel suo progetto vincente. È pragmatico, razionale, il suo principale credo tecnico passa attraverso una parola: “affidabilità” e le sue vetture, disegnate da Derek Gardner rappresentano in pieno queste filosofie. Non sono delle ricerche aerodinamiche come le Lotus, belle, veloci, filanti, leggere, ma fragili. Monta il Ford-Cosworth, il motore del momento, leggero, potente ed affidabile, non come il 12 boxer della rossa Ferrari,  che ha qualche decina di cavalli in più, ma non riesce a scaricarli a terra per colpa di un telaio che torce in curva.

Poi in pista ci pensano i piloti, lo scozzese volante e l’affascinante delfino parigino. Jackie Stewart, il capo squadra nel pieno della maturità sportiva, un mastino che non sbaglia mai. Francoise Cevert, giovane, affascinante, veloce e affamato, ma attento agli ordini di scuderia: mai ostacolare il capo, lo zio Ken non gradirebbe!

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Infine c’è lei, la protagonista, la 006. Dal tavolo da disegno di Derek Gardner uscì una vettura semplice, corta, con il musone avvolgente, il grosso airscope ed un alettone posteriore grosso come un’asse per impastare la pasta il tutto unito alla nuova struttura deformabile in caso di crash, divenuta obbligatoria dal Gp di Spagna ’73 al Montjuich.

La 006 sarà l’arma per un 1973 e se in casa Lotus sapessero fare le strategie di gara la storia avrebbe preso un altro corso. I due alfieri della macchina nera con i filettini oro, Fittipaldi e Peterson, passano la stagione in una lotta fratricida, rubandosi i punti l’un l’altro, mentre in casa Tyrrell le gerarchie sono ben scritte ed il militare patron le fa rispettare con tutti i sacri crismi. Così il 33enne Stewart si può fregiare dell’ambito terzo titolo, diventare in seguito “Sir”, vincere 27 gran premi sui 99 disputati, conquistando così il record di vittorie (Fangio ne ha solo 24 e Clark 25) e passare il resto della vita sfruttando la sua immagine, tanto da diventare in seguito anche costruttore e riuscire a vendere il team facendo uno dei più grossi affari della sua vita. Cevert agisce nella sua ombra, in pista lo rispetta, sa che a fine anno gli lascerà il posto di capitano, basta aspettare, coprire le spalle al capo ed intanto divertirsi con il suo Piper e con le più belle donne di Francia, tra cui una giovane, disinibita ed invidiatissima Brigitte Bardot.

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La stagione inizia il 28 gennaio in Argentina e termina il 7 ottobre a Watkins Glen, dopo 15 gare, tre in più rispetto alla stagione precedente. La lotta per il titolo è tra la Lotus e la Tyrrell ed a fine stagione conquisteranno un titolo a testa: Stewart quello piloti e la nera 72 quello costruttori. Fittipaldi inizia la stagione alla grande vincendo le due tappe sudamericane, Buenos Aires e Interlagos, Stewart finisce entrambe le volte sul podio, terzo in Argentina e secondo in Brasile, ma la prima vittoria stagionale arriva a Kyalami in Sud Africa. A Kyalami, però, Stewart incappa in prova in uno dei più brutti incidenti della sua carriera: “Vado a frenare alla curva Crawthorne, ma sulla 005 non succede niente. Prendo una botta fortissima e per fortuna resto incolume. Posso partecipare solo agli ultimi minuti di qualificazione con la nuova 006, con la quale ottengo il 16° posto sullo schieramento. La gara del debutto con questa vettura scaccia tutti gli incubi, perché rimonto fino ad andare a vincere: non potrebbe esserci inizio migliore”.

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Battuta d’arresto per lo scozzese al Montjuich, con i freni in crisi, ne approfitta Fittipaldi alla sua terza ed ultima vittoria stagionale. Due altri centri per Stewart a Monaco e Zolder, in Svezia compare sul gradino più alto del podio Denny Hulme con la McLaren, ma sul podio c’è sempre una Tyrrell, quella di Cevert terzo, mentre Sir Jackie è quinto. Nell’assolato luglio francese, al Castellet, arriva la prima vittoria stagionale di Peterson, Peter Revson con l’altra McLaren fa centro a Silverstone, mentre Stewart ha un guaio con il cambio. La McLaren va forte, ci penserà nel ’74 Fittipaldi a farle vincere l’alloro, poi Stewart ritorna alla vittoria a Zandwoort ed il 5 agosto sulla Nordschleife coglierà il 27esimo, ed ultimo, alloro della sua carriera. A Zeltweg e Monza ci pensa Ronnie Peterson a regolare tutto il gruppo degli avversari. Ma intanto Stewart arriva quarto con la 006 e conquista matematicamente il mondiale. Il resto della stagione deve essere solamente una passeggiata, anche se è ancora aperta la sfida con la Lotus per la conquista del Mondiale Costruttori.

Poi arriva il Canada, è il 23 settembre e Peter Revson vince nuovamente con la McLaren. La gara di Mosport Park fu anche il primo gran premio in cui venne utilizzata una safety car. Il suo impiego fu deciso in seguito a un incidente accaduto a causa di un diluvio abbattutosi sulla pista, ma invece di guidare il gruppo, la vettura si posiziono’ davanti al pilota sbagliato (Howden Ganley), generando confusione e in definitiva falsando il risultato della gara.

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Intanto Cevert, il pupillo, è coinvolto, in un brutto incidente causato dall’irruente Jody Scheckter. Il francese riporta una ferita ad una caviglia ed il tutto finisce in una violenta litigata con il giovane sudafricano. La Tyrrell 006 ha la pedaliera distrutta e così in fretta e furia viene fatta arrivare in aereo dall’Inghilterra una nuova vettura, la 006/3, giusto in tempo per il Gran Premio degli Stati Uniti, in programma il 7 ottobre a Watkins Glen. C’è in ballo anche il secondo posto nel mondiale piloti tra Cevert ed i due piloti della Lotus, la lotta è ancora con Ronnie Peterson ed i due battagliano in prova per guadagnare la pole position, fino a sei minuti dalla fine delle prove quando la Tyrrell esce alle velocissime “Esse”, nella parte iniziale del tracciato, il bolide non curva, andando a schiantarsi ad oltre 180 chilometri orari contro le vicine barriere metalliche e rimbalzando contro quelle dall’altra parte della pista dopo essersi capovolta. Infine la Tyrrell si incunea tra i due guard rail sovrapposti. L’impatto è violentissimo e l’entità del dramma viene subito percepita: i primi ad accorrere sono Jody Scheckter e l’amico Carlos Pace, i quali capiscono che c’è ben poco da fare. Cevert non viene neanche estratto subito dalla carcassa della Tyrrell, procedendo i commissari prima a disincastrare, con un carro attrezzi, la vettura dal parapetto metallico: come dirà l’attonito compagno e amico Stewart, recatosi immediatamente sul posto, «L’hanno lasciato nell’auto perché era chiaramente morto». Stewart abbandona immediatamente la scena dell’incidente e torna ai box, per lui la stagione è amaramente finita, doveva essere una festa, per il titolo, per il ritiro dalle corse, ed invece è tutto sprofondato nella tristezza per il dramma dell’amico.

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La 006 continua quindi la sua carriera anche nel 1974, affidata a Scheckter e infine a Depailler, prima di concludere la sua lunga vicenda agonistica dopo il Gp di Francia, ormai sostituita dalla nuova 007, ma dopo il 1973 per il Team Tyrrell ci sarà una lenta discesa, durata un paio di decenni, verso le posizioni più basse della classifiche.

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About the Author

Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 35 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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