Tino Brambilla e la prima vittoria della Dino - Motoremotion.it


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Published on ottobre 13th, 2018 | by Massimo Campi

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Tino Brambilla e la prima vittoria della Dino

brambilla_8_b  Tino Brambilla è stato uno dei piloti italiani più forti degli anni ’60 e ’70, ma è arrivato all’apice della sua carriera quando era già in età avanzata. Ha vinto con le moto, in F.3 e in F.2, ma la sua vittoria più famosa è quella ottenuta con la Ferrari Dino in F.2 il 13 ottobre del 1968 ad Hochenheim.

Il vecchio di Maranello ci teneva particolarmente a questo propulsore, pensato proprio dal figlio Dino ed il Tino è stato il pilota che ha ottenuto la prima vittoria.

Riportiamo le sue parole, di una  intervista, a riguardo di quel particolare giorno

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“Al Lotteria, con le Ferrari Dino, corremmo io, Baghetti, Casoni e Bell. Al 22° giro ci fu un grande casino per colpa di Vic Elford che andando largo picchiò nelle barriere all’uscita della Parabolica. La macchina priva di controllo rientrò nel mezzo della pista quando arrivavamo noi. Frenai per cercare di evitarlo, Jassaud che era nella mia scia mi passò sulla testa con la sua Tecno, la macchina atterrando prese fuoco e Jassaud si salvò perché era stato sbalzato dalla vettura, anche se ebbe due costole rotte, contusioni varie, un trauma cranico, lo strappo dei legamenti di un ginocchio e si fece un sacco di giorni di ospedale. Nell’incidente rimasero coinvolti anche le Ferrari di Derek Bell e Giancarlo Baghetti, le Brabham di Ahrens e Westbury. Ferrari non prese molto bene l’incidente multiplo di Monza e per la gara successiva a Tulln-Langelerban c’era solo un telaio disponibile per Amon, gli altri erano tutti in riparazione. Andai a correre con la mia vecchia Brabham, arrivai sesto, ed il “vecchio” mi volle affidare di nuovo la Dino per il resto della stagione. A Pergusa sarei già riuscito a vincere se non avessi trovato Corrado Manfredini all’uscita dell’ultima curva. In Sicilia le scie hanno sempre contato, avevo già preso le misure delle due Brabham di Rindt e Courage davanti a me, sarei riuscito a passarle sul traguardo in volata se non ci fosse stato Manfredini sulla mia traiettoria, oltretutto correva con una macchina della mia scuderia!. La gara dopo a Zandwoort ho vinto la prima manche, poi mi si è indurita la scatola guida ed ho dovuto ritirarmi nella seconda, ma avevo battuto il record sul giro di Clark: la Dino iniziava a funzionare bene, ed eravamo pronti per Hochenheim dove avrei corso con Derek Bell come compagno.

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Al via, dopo pochi giri, mi ritrovo nel mezzo ad una carambola innestata da Rindt. Si girano in quattro, io riesco a ripartire ma perdo 12 secondi ed il contatto con i primi. Non mi perdo d’animo, viaggio sempre al limite, raggiungo all’ultimo giro il gruppo di testa. Nel lungo rettilineo nella foresta si stanno studiando tutti, nessuno vuole stare davanti per non fare il gioco delle scie e non si accorgono che arrivo come un fulmine alle loro spalle. Non mollo, sono tutti a rilento nel mezzo della pista, metto le ruote nell’erba e di colpo passo Bell, Oliver, Pescarolo, Hobbs ed Hart. Tengo giù il piede, non riescono a prendermi la scia, stacco da brivido alla Sachs ed entro nel Motodrome con 200 metri di vantaggio: è fatta.

Al lunedì mi sono presentato a Maranello, il “vecchio” era felice, ci intendevamo, parlavamo in milanese, ridevamo, scherzavamo. Siamo sempre rimasti in contatto ed anche quando Vittorio ha vinto a Zeltweg mi ha mandato un telegramma con le congratulazioni.”

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About the Author

Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 35 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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