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Published on giugno 7th, 2018 | by Massimo Campi

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Le Mans 1998, la Porsche conquista la sedicesima vittoria

La Porsche GT1 ha conquistato la classica della Sarthe in una edizione epica. E’ la vittoria n°16 per la casa di Stoccarda.

Le Mans, 6 giugno 1998 ore 14, si alza il sipario sulla sfida dell’anno. Una sfida che conta molto, che conta tutto. L’imperativo è vincere, non c’è spazio per i secondi, ma solo la sconfitta. Le granturismo contro le sport. La Porsche contro tutti. Toyota, Nissan, Mercedes, BMW, Chrysler, Ferrari, Panoz, contro la Porsche. Tutti contro tutti. Le origini della sfida vanno ricercate indietro nel tempo, precisamente 48 mesi prima, quando la casa di Stoccarda si ripresenta a Le Mans con la 911 GT1, versione 1996. Erano anni che la Porsche non scendeva in veste ufficiale alla maratona più famosa del mondo, e lo ha fatto con una vettura che ha trasformato le vetture granturismo. Evoluzione della 911 stradale, in pratica un vero e proprio prototipo. La GT1 versione ‘96 non riesce nel suo scopo, ma la Porsche finisce sul gradino più alto del podio con la sport di Joest. Nel 1997, sulla Sarthe, si respira già aria di grande sfida. La Porsche è la vettura da battere, una vittoria a Le Mans, prende un gran significato sportivo, sembra di essere tornati alle grandi sfide degli anni ‘50 e ‘60. Ironia della sorte, la Porsche è nuovamente battuta dalla sorellastra Joest, con Alboreto che la fa da padrone. La vittoria ha un grande eco internazionale e tutti affinano le armi per il 1998, Porsche compresa. Dopo un anno l’incremento prestazionale delle vetture ha subito un grandissimo balzo. Le Granturismo sono dei prototipi a ruote coperte, con una tecnologia più avanzata della F.1. Le vetture Sport stanno ritornando ai vecchi fasti e la BMW è entrata ufficialmente per prima nella categoria con una nuova vettura che sta facendo invecchiare tutte le altre.

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Ma torniamo alla grande sfida. I giapponesi hanno nel cuore la 24 ore che, nel paese del sol levante, vale molto di più di una vittoria in F.1. La Nissan ha riportato in pista le R390 GT1, affidate alle cure della TWR che ne ha anche realizzato il progetto. La Toyota ha invece realizzato una nuova vettura, che ha fatto molto discutere per la sua omologazione. La GT One, è stata concepita in Europa, dal Toyota Team di Ove Andersson e porta la firma di Andrè De Cortanze, il tecnico che ha realizzato la Peugeot 905C campione del mondo. La GT One è stata omologata nella classe LMGT1, la classe “Le Mans” destinata alle granturismo, ed in effetti, a vederla girare in pista, sono venuti parecchi dubbi a tutti. Nessuno riesce ad immaginare una vettura con le fiancate ed i parafanghi aperti per i flussi aerodinamici che circola liberamente per strada. La Toyota, per questa gara, ha investito cifre da capogiro, con un budget che gli avrebbe consentito di partecipare onorevolmente ad un’intera stagione in F.1. La Porsche, per contrastare la concorrenza nel mondiale GT, realizza la nuova versione della GT1, ma finora non ha ancora colto nessun successo e diventa imperativo vincere a Le Mans per risollevare la stagione. Come rincalzo, a Stoccarda riabilitano la sport del Team Joest, la LMP 1-98, inserendola nel Team ufficiale. La BMW ha ormai abbandonato la F1 Gt, realizzata con la Mc Laren, per la nuova vettura sport realizzata con la Williams. La Mercedes, protagonista in F.1 e nel mondiale Gt con la CLK, non può mancare nella battaglia dell’anno, ed ha affinato le sue armi per la gara francese. Gli altri protagonisti della sfida si chiamano Chrisler, che con la Viper punta al dominio della classe Gt2, la Panoz realizzata dal magnate americano e le Ferrari 333SP private dei team Momo, Doyle-Risi, Pilot e Jabouille.

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Anche tra i piloti c’è la caccia ai migliori specialisti della categoria ed ai sedili più affidabili. La BMW si presenta con uomini di primordine: Tom Kristensen, vincitore lo scorso anno, Hans Stuck una leggenda, Steve Soper, Johnny Ceccotto, “Smoking” Jo Winkelhock e Pierluigi Martini. In Toyota ci sono Thierry Boutsen, Martin Brundle (ex campione del mondo sport), Geoff Lees. La Nissan è affidata a vari giapponesi, ma in squadra ci sono anche John Nielsen, Erik Comas, Jan Lammers ed Andrea Montermini. Vincenzo Sospiri è al volante della Ferrari 333SP di Jabouille, mentre Michele Alboreto è una delle colonne portanti Porsche con Joahsson, Dalmas, Wollek, Aiello, mentre Mauro Baldi è fisso nel Team Momo. Luca Drudi è uno degli alfieri della Viper, in coppia con i figli d’arte David Donohue e Justin Bell. Scorrendo la lista degli iscritti viene da porsi una domanda: come mai tanti piloti italiani, spesso bistrattati in F.1 sono stati inseriti tra i migliori professionisti nella squadre al vertice? Forse i nostri piloti, spesso a corto di valige piene, contano ancora in una categoria dove serve professionalità, dove serve piede e testa e non serve fare solo del circo, inutile spettacolo e false polemiche. Tra i nostri è doveroso annoverare anche Emanuele Pirro e Dindo Capello, al volante della Mc Laren del Gulf Team Davidoff, Angelo Zadra, con la Porsche Gt2 di Konrad ed i due alfieri della Kremer, Rocky Agusta ed Almo Coppelli.

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Durante le pre prove di qualificazione, i top team barano tutti per non scoprire troppo le carte, ma già si capisce chi detterà legge. L’unica vera sorpresa è l’esclusione della Porsche del Team Zakspeed, per una serie di guai tecnici. Iniziano le vere prove e tutti scoprono le vere intenzioni. Le Gt girano con tempi funambolici ed i record dello scorso anno vengono abbassati di 5 secondi, un vero abisso. La Toyota è la vettura da battere, la Porsche punta alla messa a punto per la gara. La Nissan è vecchia rispetto alle altre Gt, e notevolmente più lenta. Le vetture sport scompaiono dalle posizioni alte in classifica, penalizzate dall’aerodinamica e da una tecnologia meno raffinata rispetto alle Gt. Ed allora, Norbert Haugt della Mercedes, pressato dai rivali, tira fuori l’asso dalla manica a cinque minuti dalla fine delle prove. Sulla CLK vengono montati i copricerchi aerodinamici e tutto viene regolato per la prestazione assoluta. Bernd Schineder è l’uomo più veloce, compie il “giro della morte” e divora in 3’35’’5 gli oltre 13 chilometri di Le Mans. Nessuno riesce a controbatterlo, è troppo tardi. In Mercedes sanno che le CLK non possono durare in gara, ma per due giorni i giornali parleranno delle stelle d’argento. Sabato, ore 14, si sfida anche la tradizione partendo due ore prima del solito. Al via è tutta un’altra storia e si entra nel vero spirito della maratona francese, una gara che riesce ancora a fare la differenza tra macchine, squadre e piloti. La Toyota conduce la danza, le Mercedes aprono la lista dei ritiri. Dopo solo 75 minuti di gara il primo motore è arrosto, il secondo dura solo un’ora in più. Alle otto di sera è già entrata l’impresa di pulizie nel box Mercedes ed i tedeschi partono per il Canada, cercando di consolarsi con la F.1, ma ci penserà Schumacher a rovinargli definitivamente il fine settimana. Le vetture sport entrano in crisi, il ritmo delle Gt è troppo alto. Le BMW, veloci ma ancora fragili si fermano ed anche le TWR-Porsche pressate dal ritmo troppo elevato. Resistono le Ferrari 333SP, nonostante vari guai alle trasmissioni. La Nissan mantiene il suo (lento) ritmo di gara, sperando nei ritiri della concorrenza.

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Ma le Porsche GT1 continuano a macinare chilometri come orologi nonostante il buio e le pioggia durante la notte. La Toyota ha problemi di cambio e deve rincorrere le vetture tedesche se vuole entrare nella leggenda. Le ultime ore sono al cardipalma, da antologia degna delle più grandi sfide cavalleresche. Le Porsche entrano in crisi con la vettura di testa che ha problemi al motore e la seconda che reca le conseguenze di una uscita di strada di Muller. Ad ogni pit stop, la Toyota e le Porsche si scambiano il comando della gara ma la GT One mentre è al comando con 45’’ di vantaggio si ferma ad Arnage con il cambio a pezzi. A Stoccarda si esulta. Nonostante una gran dose di fortuna è una vittoria di quelle vere, di quelle da scrivere con la “V” maiuscola. Sotto la bandiera a scacchi transita per prima la 911 Gt1 di Aiello-Ortelli-Mc Nish, quella formata dall’equipaggio dei giovani. La Porsche di punta è seconda, ed è un grande risultato per Altezen e Muller, ma un’altra grande delusione per Bob Wollek che, nonostante le 27 partecipazioni, non è mai riuscito a scrivere il suo nome nell’albo d’oro. Terzo posto per la Nissan di Hoshino-Suzuki-Mko-Kageyama, staccata di 4 giri. Anche per 1998 la leggenda è andata in cantiere. La Porsche ha vinto per la sedicesima volta, ma chi ha veramente vinto è Le Mans, una corsa sempre più inossidabile alle mode, al tempo ed a chi vuole fare del circo invece che sport.

 

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Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 35 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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