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Published on aprile 6th, 2018 | by Massimo Campi

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Jim Clark, 7 aprile 1968

Mezzo secolo fa scompariva Jim Clark, uno dei grandi del motorsport

Hockenheim, sette aprile millenoventosessantotto, fa molto freddo, la pista è inondata di acqua, ma la gara di F.2 è pronta alla partenza. La rossa-oro Lotus 48 di Jim Clark è pronta a partire per la prima batteria, ma l’asso scozzese è un po in difficoltà, la sua monoposto ha avuto diversi problemi nelle prove, deve inseguire per cercare di conquistare il posto in finale. Il suo telaio è quello generalmente usato dal compagno Graham Hill, con le sospensioni modificate, inoltre le gomme da bagnato non sono così efficaci come quelle della concorrenza, ed il muro d’acqua dei piloti davanti impedisce spesso di scegliere le migliori traiettorie per la sua guida pulita sempre alla ricerca del migliore tempo di percorrenza. Appena iniziato il quinto giro, in una veloce curva a destra, la Lotus perde aderenza, Jim riprende la monoposto ed imposta il successivo tratto a destra ad oltre 200 all’ora. La Lotus perde di nuovo aderenza, poi lo schianto, la fine, la fine della leggenda vivente.

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Scozzese, due mondiali vinti, il record di gran premi vinti, ben 25, e di pole position conquistate, 31. James “Jim” Clark Jr nasceva il 4 marzo del 1936 a Kilmany. È stato uno dei grandi della F.1, per molto che lo hanno visto correre “il più grande”, più di Senna, a cui è stato più volte paragonato, ma anche più di Fangio e di Schumacher, in testa alle classifiche in cui contano soprattutto i numeri. Due i titoli mondiali, nel 1963 e nel 1965, entrambi con la Lotus. Tra l’asso scozzese e Colin Chapman si è formata una unione, anzi una simbiosi che è andata ben oltre il già complesso rapporto tra pilota-tecnico-macchina. La sua tattica di gara era molto semplice, tutta basata sulla sua eccezionale velocità e sulla capacità di interpretazione della macchina e delle condizioni della pista. Una guida per niente spettacolare o aggressiva, pulita ed eccezionalmente redditizia. Tutto iniziava dalle prove, qualche giro, l’ultima messa a punto della sua Lotus e la conquista della pole position. In gara la tattica era partire per primo, iniziare subito a suon di giri record distaccando e demolendo gli avversari. Forse la sua unica debolezza era la bagarre, la sua indole non aggressiva era il suo limite, ma una volta riuscito a passare davanti all’avversario non c’era quasi più speranza di avvicinarlo, andava via migliorando costantemente i suoi tempi sul giro. Difficilmente sbagliava, era anche molto versatile riuscendo a portare al limite macchine diverse adeguando la sua guida secondo il tipo di vettura. Tra i suoi grandi risultati c’è anche la conquista della 500 Miglia di Indianapolis del 1965, primo pilota di F.1 ad essere riuscito nell’impresa.

Jim Clark in his Lotus 49-Ford Cosworth DFV at the USGP of 1967 at Watkins Glen.

Clark era figlio di una famiglia di agricoltori. Unico figlio maschio in mezzo ad una generazione di fanciulle il futuro era già stato deciso. Il padre voleva che curasse gli affari di famiglia, che consistevano nell’allevamento degli ovini e nella gestione delle ingenti proprietà terriere di cui era erede. Ma al giovane Clark che frequentò le più prestigiose scuole di Scozia, per prepararsi al meglio nella gestione economica dei suoi possedimenti, non andava di passare la vita a contare le pecore. A diciotto anni aveva già manifestato quella che era la sua passione nella vita: i motori. Iniziò nel 1956 con le gare club, di nascosto dai genitori, con una Sumbeam, per poi passare a una DKW e in seguito a una Porsche 1600. Due anni più tardi, a bordo di Jaguar D-Type della Scuderia Barder Reivers corre nella gare nazionali.

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Tra i suoi avversari c’è Colin Chapman, iniziano a conoscersi ed il costruttore inglese, impressionato dalle capacità del pilota scozzese, gli offrì di provare una sua monoposto. La carriera di Clark continua con varie gare sport, guidando Lister Jaguar e Lotus Elite. Nel 1960 inizia il vero sodalizio con Chapman, debutta con le monoposto, in Formula Junior ed in Formula Uno. Esordisce con la massima formula nel G.P. d’Olanda ed intanto vince due campionati inglesi di F.Junior, uno ex-aequo con Trevor Taylor.

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Nel 1961 debuttano la piccole F.1 di 1,5 litri, Clark vince la sua prima gara, fuori campionato a Pau, ma è anche protagonista del dramma di Von Trips a Monza. Nella prima gara del 1962 debuttò la Lotus 25, prima vettura di F.1 con telaio monoscocca e così essenziale da sembrare “cucita” attorno al pilota, Clark ne divenne il miglior interprete e dopo le prime vittorie il binomio uomo-macchina fu soprannominato Jim 25. La prima vittoria in campionato fu al Gran Premio del Belgio su una delle piste più impegnative, quella di Spa-Francorchamps. Inizia l’era Clark, con la Lotus di Colin Chapman, per la quale ha corso 72 Gran Premi, fino all’inizio del 1968, quando ottiene la sua ultima vittoria a Kyalami con la Lotus 49. il binomio uomo macchina è pronto a conquistare il terzo titolo mondiale ma il sogno si ferma

il 7 aprile 1968, durante una gara di Formula 2 a Hockenheim quando la sua Lotus 48 vola fuori pista, tra gli alberi e per lo scozzese è la fine. Le cause non furono mai accertate, anche se l’ipotesi più verosimile è quella del cedimento meccanico, l’unica testimonianza fu quella di Chris Irwin che seguiva Clark a distanza:”Non riesco a spiegarmi come sia potuta avvenire la tragedia. Ho visto la macchina di Clark uscire di pista proprio all’inizio della veloce curva. La macchina ha rotolato su se stessa più volte poi si è schiantata tra gli alberi”

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Alle prime persone che si apprestano a soccorrere Clark si presenta una scena orribile: i detriti disseminati nel raggio di venti metri, la parte posteriore dell’auto staccata da quella anteriore e a causa dell’urto è ripiegata su se stessa come una bandana, e a un’altezza di 5 metri da terra su un arbusto vi è un’ammaccatura inconfondibile, il punto in cui il casco di Clark è andato a sbattere durante l’orribile volo. All’arrivo dei medici il cuore di Clark batte ancora, ma clinicamente Jimmy è ormai morto.

Tutto il mondo delle corse è scosso da questo evento e il Team Lotus rimane chiuso nel proprio dolore. Per Chapman, Clark era quasi un fratello, uno di famiglia e la perdita per lui fu silenziosamente sofferta. Graham Hill onorò al meglio l’amico vincendo il Mondiale di F.1 nel 1968 e dedicandolo alla memoria di Jimmy.

Oltre alle 25 vittorie e 33 pole, Clark ha gareggiato e vinto con molti altri tipi di auto e in molte differenti serie automobilistiche tra cui la Tasman Series, dove è stato campione per tre volte. Jim Clark è stato insignito dell’Ordine dell’Impero Britannico ed è sepolto nel cimitero di Chirnside, nel Berwickshire. Gli è stato dedicato un piccolo museo a Duns, conosciuto come The Jim Clark Room.

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About the Author

Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 35 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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