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Published on marzo 18th, 2018 | by Massimo Campi

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Meo Maestri, una passione ereditata dal nonno

Meo Maestri, con la Melesi, vince il titolo cadetti nel 1979

Romeo “Meo” Maestri è stato uno dei campioni più amati e rispettati della F.Monza. Con la Melesi preparata da Bruno Ruboni ha dominato il Trofeo Cadetti del 1979, schiacciando praticamente gli avversari. Uomo colto, sempre gentile, ma veloce, duro e corretto in pista. Inizia a correre a 30 anni, in età avanzata rispetto alla media dei giovani in pista, quando sente il richiamo per le macchine da corsa. Una passione respirata in famiglia, ereditata da quel nonno famoso che non è riuscito a conoscere, con un nome che ha segnato la storia dell’automobile: l’ingegnere Nicola Romeo, l’uomo che ha trasformato l’A.L.F.A. in Alfa Romeo.

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Meo Maestri ha iniziato ad appassionarsi alle corse nel 1971

“La passione per i motori è una cosa che si è sempre respirata nella mia famiglia: mio nonno, da parte di madre, era l’Ingegnere Nicola Romeo, quello che ha rilevato nel 1915 l’Anonima Lombarda Fabbrica Automobili e l’ha trasformata nell’Alfa Romeo. Sono nato nel 1942, e purtroppo non sono riuscito a conoscere mio nonno che era già scomparso. Ho studiato giurisprudenza, poi mi sono iscritto all’albo dei procuratori ed ho lavorato nell’ufficio legale di una importante Banca a Milano. Ho sempre avuto la passione per le auto da corsa, nel 1971 mentre stavo transitando in via Morosini a Milano, vedo due monoposto esposte in vetrina dell’officina di Salvatore Giglio. Subito mi incuriosisco, entro ed inizio a prendere informazioni, dopo qualche giorno mi ritrovo a Monza come spettatore e da quel momento scatta la voglia di provarci. A metà del 1971 trovo una CRM in vendita, Giglio mi prepara il motore e debutto in pista nello Junior di Monza in estate di quell’anno.  La partenza delle batterie veniva estratta a sorte e mi ritrovo in prima fila con affianco Marcello Rosei. Mi rivolsi a lui, dandogli educatamente del lei, “è la prima volta che guido una monoposto da corsa, per favore non si arrabbi se faccio qualche cretinata!” mi sorrise, alla prima staccata ero già fermo con la macchina contro alle lame del guard rail, insomma il mio debutto durò solo qualche centinaio di metri di rettilineo! Era buio, inoltre diluviava, la mia prima esperienza non fu certamente incoraggiante. Però non mi persi d’animo e dopo una settimana c’era una corsa extra campionato a Varano Melegari. Sulla pista parmense mi trovo molto bene sono tra i primi quattro quando mi giro in una curva a soli due giro dalla bandiera a scacchi. Al lato della pista noto una persona che mi stava osservando, fu il primo a venire da me e mi disse che avevo sbagliato tutto: non si poteva buttare via così una bella gara. Ci mettemmo a chiacchierare, mi diede dei consigli e quando ci presentammo mi disse che si chiamava Giampaolo: era l’ingegnere Dallara. La sera ospitò la mia monoposto nel cortile della casa di famiglia.”

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Nonostante le prime delusioni continui a correre.

“Nel 1972 corse anche mio fratello, fu molto divertente quando, in una gara, ci ritrovammo entrambi qualificati per la finale. Fece le prime tre gare della stagione poi decise di non continuare ed acquistai la sua Repetto. Più giravo in pista, più acquisivo esperienza e capivo che ero carente di meccanica, quelli che stavano davanti avevano propulsori molto più efficienti del mio. Nel 1973 trovo una LAB, una vettura che mi piaceva particolarmente. Era esteticamente molto bella, tecnicamente aveva il telaio in tubi annegato nella vetroresina che lo rendeva più rigido. La vettura era costruita dai fratelli Conca a Melegnano. Nel 1974 continuo con la LAB Il motore era preparato da Franco Zentile, che, assieme ai fratelli aveva anche una azienda, la FZ, di scaffalature metalliche. Stava a Bollate, era molto in gamba, ma aveva una organizzazione del lavoro piuttosto empirica: magari mi dava appuntamento nella sua officina a mezzanotte per iniziare a sistemare la vettura, dopo che era stato a fare baldoria per tutta la sera. Dopo questa esperienza passai dai Bartoli a Bresso per la preparazione della monoposto e subito arrivarono i primi risultati, con gare spesso in finale.”

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Nel 1975 arriva la prima vittoria

“La stagione 1975 è quella della maturità, passo la LAB al mio amico Adriano Mascheroni e con la Melesi preparata dai Bartoli vinco la mia prima gara. Era la gara che apriva la stagione, il 1° maggio. In finale, all’ultimo giro, sono in gruppo con Macchi e Calegari, in Parabolica entro secondo, prendo la scia di Macchi e lo passo in volata a pochi metri dalla linea del traguardo. Dopo quel risultato all’esordio non sono più riuscito ad inserirmi nel gruppo dei vincitori per varie cause, sia problemi tecnici che errori da parte mia.”

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Sei nel gruppo dei piloti più veloci

“Nel 1976 approdo nell’olimpo della F.Monza, l’Autofficina Rally di Italo Cristofoletto e Bruno Ruboni, i due preparatori top della categoria. Due personaggi totalmente diversi tra loro, metodico e preciso Italo, generoso ed estroso Bruno, i due si compensavano ottimamente con dei risultati notevoli. I loro motori erano imbattibili, ed iniziai a collaborare con la mia LAB, poi Giorgio Ravera mi diede la sua Melesi a metà stagione. L’assistenza era affidata principalmente a Bruno, e conquistati il secondo posto in campionato alle spalle di Angelo Sonico che pilotava una SAAV, una vettura particolare già con il motore centrale. Le F.Monza erano nate con la stessa disposizione della Fiat 500 Giardinetta da cui derivavano, con il motore a sbalzo e l’idea di girare il motore, ovvero metterlo alle spalle del pilota, in posizione centrale per migliorare i pesi, venne ai Corsini ed a Santandrea che realizzò circa una cinquantina di vetture. La SAAV seguì questa disposizione ed era una monoposto molto bilanciata. All’ultima prova della stagione ero in leggero vantaggio come punteggio sul mio diretto avversario ma persi il campionato per cinque lunghezze da Sonvico a causa di un problema al motore in batteria e fui costretto a partire nelle retrovie senza riuscire a rimontare per conquistare i punti necessari in classifica. Sonvico guidava molto bene, era anche un pilota acrobatico di aerei, ed in gara si è sempre comportato correttamente nei miei confronti.”

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Ti fermi un anno, poi ritorni alla grande con la SAAV

“Essendo arrivato tra i primi tre non potevo più correre tra i cadetti nel 1977 ma partecipare solo alle gare extra campionato, ovvero quelle fuori Monza o cambiare categoria. La Scuderia Salvati mi diede la loro F.Italia, preparata da Giorgio Vallicelli, ma non sono mai riuscito a correrci per problemi di budget ed anche di tempo, pur avendo fatto diversi test a Monza, Varano, Mugello e Misano. Per correre con la F.Italia ci voleva un budget economico molto elevato rispetto alla F.Monza, inoltre ci voleva molto tempo disponibile per effettuare le prove libere, sin dal giovedì prima delle gare. Con il mio lavoro in banca non riuscivo più a conciliare la passione con gli impegni e quindi dovetti rinunciare al salto di categoria. La F.Italia venne data a Giulio Regosa ed io mi accontentai di fare un paio di gare con la mia Melesi. A Magione mi presento con la mia monoposto, con il motore preparato da Gigi Beretta e Peo Consonni, era metà agosto e Bruno Ruboni aveva chiuso l’officina e non poteva darmi assistenza. Lo squadrone SAAV, composto da quattro macchine, con piloti veloci tra cui Nerino Valvassori e Lido Andreella, era il più accreditato alla vittoria. Io riuscii a stare tra i primi e mettermi a ruota di Andreella in testa alla gara, fino a quando ebbe un leggero calo di motore, lo passai ed andai a vincere. Subito Di Paola e Spessato fecero reclamo tecnico, il mio motore venne smontato fino all’ultima vite, ma risultò regolare. Per distendere gli animi, che si erano scaldati, Spessato mi fece provare la loro vettura in un test a Monza. Subito mi impressionò favorevolmente la SAAV, la monoposto realizzata a Somma Lombardo da Spessato e Di Paola e scelsi di correre con loro nella stagione successiva dove potevo ritornare tra i cadetti. Quella monoposto aveva una notevole tenuta di strada sul bagnato, speravo sempre che piovesse ad ogni gara e nel 1978 giunsi terzo in campionato alle spalle di Filippo Baj ed Egidio Vergani.”

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Il 1979 è l’anno della consacrazione con la vittoria del Trofeo Cadetti

“Il mio anno è stato sicuramente il 1979, prendo la Melesi di Filippo Baj che aveva vinto il campionato, con i motori di Cristofoletto e Ruboni. Ho anche uno sponsor, una ditta di impianti elettrici di Cusano Milanino, grandi appassionati delle corse, che mi aiutano nell’acquisto della monoposto. Le carte sono vincenti e domino il campionato conquistando ben 51 punti, distanziando di ben 21 lunghezze Camillo Cavallini che arriva secondo. Salgo cinque volte sul gradino più alto del podio ed una volta arrivo secondo. Inizio la stagione con i primi due successi ed il secondo posto. Poi perdo tre gare di fila per un problema tecnico, una fase dove i miei diretti avversari, Cavallini e Chiriotti, avanzano in classifica erodendo il mio vantaggio. Risolto il problema tecnico, un consumo anomalo dell’albero a camme, probabilmente dovuto ad un errato trattamento termico, che si ripresentava ad ogni gara, ho conquistato le altre tre vittorie nell’ultima fase della stagione distaccando i miei inseguitori.

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La monoposto di Sergio Melesi era di impostazione tradizionale, con il motore a sbalzo, ma aveva delle gran doti velocistiche ed era comunque molto bilanciata. Era molto bassa e filante, aerodinamicamente molto efficace. Quel telaio in particolare era stato appositamente realizzato da Sergio Melesi ma la vettura era stata montata nell’officina di Cristofoletto e Ruboni che avevano fatto tutta una serie di piccole modifiche migliorando notevolmente la scorrevolezza e la precisione di guida della monoposto.

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Finita la vittoriosa stagione, conquistato finalmente il titolo che inseguivo da alcuni anni, dopo pochi giorni sono dovuto entrare in ospedale per una operazione ad un femore che era stata danneggiata in un drammatico incidente stradale quando avevo 10 anni, dove purtroppo venne a mancare mio padre. Mio padre era un medico, stavamo andando all’ospedale di Merate, eravamo sulla sua Fiat 1.400 e fece un frontale a causa della strada inondata di pioggia, con una Alfa Romeo 1.900. Mi salvai solo io ma con numerosi danni alla gamba.”

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Torni in pista con la F.Panda

“Dopo la vittoria e l’operazione che mi tenne fermo per diversi mesi con la riabilitazione conseguenti, andò inizialmente scemando il mio interesse per le corse, ma ritornai in pista con la nuova F.Panda nel 1983, vettura costruita dai Corsini. I due fratelli Luigi e Primo, erano eccezionali nella loro passione e dedizione al lavoro, come Sandrino, il figlio di Primo. Inizialmente le vetture erano realizzate in una cantina a Misinto, per farle uscire dalla porta bisognava inclinarle su un fianco e bloccare il traffico della strada provinciale dove si affacciava la casa. Poi, con le numerose richieste ed i risultati ottenuti, presero una officina a Cesano Maderno sviluppando notevolmente la loro produzione. Dovevo debuttare a Monza con quella monoposto, pioveva, andai a fare le pratiche per l’iscrizione in direzione gara, intanto Primo si mise a provare i freni nel paddock. Frenò su una pozza d’acqua, gli rimase anche il piede incastrato nel pedale, la vettura scartò di lato e prese in pieno il montante del cancello di chiusura fratturandosi malamente una gamba e distruggendo la monoposto. Luigi e Sandrino, che aveva non più di una quindicina di anni, ricostruirono la macchina per la gara successiva lavorando anche di notte e con quella ritornai a correre. Il motore era di Adriano Mascheroni.

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Poi ho corso anche con la Tatuus, la monoposto realizzata dal Artico Sandonà, una vettura già professionale all’epoca. In seguito, verso la fine degli anni ’80 ho avuto una Ellenne, sempre con i motori di Mascheroni. Ho corso fino agli inizi degli anni ’90, facendo solo alcune gare di F.Panda ed in seguito di F.Fire, correndo soprattutto a Monza per questioni di budget e soprattutto di tempo. Le gare sulla pista brianzola erano il sabato, situazione ideale per chi conservava la passione ma non aveva molto tempo da dedicargli; abitando a Milano non c’erano neppure i costi di trasferta che spesso incidono notevolmente nel budget.”

 

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About the Author

Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 35 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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