Storia cc_600x

Published on dicembre 15th, 2017 | by Massimo Campi

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Colin Chapman, il signor Lotus

Il 16 dicembre 1982 scompariva Colin Chapman, il creatore della Lotus.

Colin Chapman, è nato il 19 marzo del 1928 a Richmond, nella contea del Surrey, ed il 12 dicembre di 35 anni fa ci lasciava, stroncato da un infarto. Chapman, il tecnico più audace dell’automobilismo sportivo, l’uomo che ha saputo inseguire i suoi sogni, trasformandoli in avventure tecniche che hanno cambiato le monoposto di Formula Uno ed hanno creato vetture stradali ancora oggi simbolo di sportività e leggerezza. Un personaggio dalle mille sfaccettature, autore di un’opera estremamente complessa, inseguendo la leggerezza, idee alternative, l’aerodinamica. Geniale e bizzarro, pilota lui stesso, industriale risoluto, innamorato delle corse di auto, team manager capace, autoritario, a volte spietato, scopritore di piloti, un uomo di idee, grande innovatore, agitatore di uomini, ingegnere, progettista, ma che ha anche saputo avvalersi della collaborazione di valenti tecnici progettisti come Frank e Mike Costin, Harry Mundy, Keith Duckworth, Len Terry, Maurice Phillippe, Ralf Bellamy, Geoff Aldridge, Martin Ogilvie, Tony Rudd, Peter Wrigth, Gerard Ducarouge, tutti personaggi importanti, menti fini, che hanno tracciato linee di riferimento importanti con le loro creazioni.

Lotus, un nome importante, mai svelato pubblicamente il significato, chiamare le sue creature come il fiore di loto. Forse il vezzeggiativo usato per la moglie Hazel, il mistero non è mai stato svelato, ma la stessa Hazel sosteneva che quando lo ha conosciuto si spostava con una bicicletta dorata soprannominata con quel nome. Accanto al nome Lotus, sul marchio ci sono le lettere ACBC, almeno quelle non sono un mistero, le sue iniziali: Antony Colin Bruce Chapman.

Nel 1948 nasce la prima Lotus, una Austin Seven modificata per partecipare alle gare di Trial inglesi, subito un successo, il piccolo garage cresce, le idee si moltiplicano, la Lotus vince. Il sogno di diventare un vero costruttore è sempre più forte, nel 1952 nasce la Lotus Engineering Co.Ltd. per la fabbricazione di auto da competizione dove viene prodotta la Mk6 spider per le gare club inglesi. Vettura creata per gentleman driver e privati, spopola nella sua categoria per vari anni con diverse motorizzazioni. Il telaio è in tubi reticolari, derivazione aeronautica, lavora in trazione e compressione, mai in torsione per avere la massima rigidità con il minor peso possibile. La produzione delle vetture clienti serve per finanziare l’attività della squadra corse. Nel 1954 Chapman lascia il suo impiego per dedicarsi a tempo pieno alla sua attività di costruttore e nasce il Racing Team Lotus, con sede nella piccola officina di Horsney. Tra il 1952 ed il 1956 dalla piccola officina escono ben 110 auto e la vettura considerata il massimo della tecnologia Lotus è la Mk11 del 1956, una sport nata per ospitare i motori Climax o Maserati di 1,5 litri. Bella, bassa, leggera  ed aerodinamica, vince e la Lotus diventa una realtà da corsa internazionale. Nuovo passo aventi, nel 1957 nasce la Lotus Car Ltd, sede a Delamare Road a Cheshunt, dove vengono messe in produzione le nuove vetture Lotus da corsa, tra cui la Mk7, una vettura particolare, estremamente bassa e filante e che identificherà la marca inglese per molti anni, un successo presso gli appassionati ed i piloti ed ancora oggi, a distanza di mezzo secolo è prodotta dalla Catheram sullo stesso progetto di base. Ma sono le monoposto che attraggono la fantasia del genio inglese, si parte con la MK12 di F.2 e per non farsi mancare niente c’è anche la prima GT stradale, la Lotus Elite, telaio in vetroresina, leggero ma complicato da realizzare. Sul telaio della Mk12 viene montato Climax di 2,5 litri e nel 1958 debutta in F.1 a Montecarlo con Graham Hill e Cliff Allison. Frank Costin realizza una veste aerodinamica molto pulita con la coda alta, una delle massime espressioni delle monoposto a motore anteriore. Il motore è montato fortemente inclinato, l’albero di trasmissione è laterale al pilota ed il baricentro è molto basso per una monoposto di questo tipo. A fine stagione la Lotus ottiene il 6° posto nella Coppa del Mondo Costruttori. Chapman è sempre più richiesto le sue idee iniziano a fare scuola e collabora anche con la Vanwall per la quale disegna il telaio con cui vince la Coppa Costruttori del 1958.

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La Cooper sposta il motore dietro il pilota, Chapman non sta tanto a guardare e subito realizza la Lotus 18 per la F.Junior, bassa filante, con Jim Clark, asso nascente, fa il botto nelle prove della gara di contorno del GP di Montecarlo. Lo scozzese volante abbassa di 10 secondi il record sul giro della categoria, domina la gara, deve rallentare negli ultimi giro con la pompa della benzina impazzita, prende il comando Henry Taylor, va e vince, la Lotus è la monoposto che tutti vogliono. Non contento, sullo stesso telaio viene montato anche il Coventry Climax di 1,9 litri ed il 29 maggio 1960, a Montecarlo, dopo la prestazione di Jim Clark con la 18 F.Junior,  Stirling Moss conquista la pole position ed arriva primo sotto la bandiera a scacchi del Gran Premio dopo 100 giri di gara. E’ la prima della 79 vittorie Lotus in F.1, la vettura è del team di Rob Walker, dipinta in blu con le caratteristiche strisce bianche. Ha inizio l’era Lotus in Formula Uno. Rivoluzioni, soluzioni tecniche all’avanguardia, anche grossi errori, ma una stagione sicuramente indimenticabile.

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In un quarto di secolo le monoposto di Colin Chapman hanno vinto 72 Gran Premi, 88 pole position, 63 giri veloci, sette titoli costruttori e sei mondiali piloti. Il signor Lotus entrerà a pieno titolo nella storia come il genio che ha introdotto le maggiori innovazioni tecniche, soluzioni che hanno costretto i suoi avversari a cambiare modo di progettare e realizzare le vetture, in pratica tutti lo hanno copiato. Negli anni ’50 ha introdotto le sospensioni indipendenti, i telai reticolari di concezione aeronautica. All’inizio degli anni ‘60 ha realizzato le prime monoscocche, alla fine di quel decennio ha montato gli alettoni sulle monoposto, ha realizzato le scocche con i motori portanti ed infine ha cambiato le livree delle vetture con quelle degli sponsor. Ha iniziato gli anni ’70 spostando la distribuzione dei pesi sul posteriore, con i radiatori laterali e la scocca a forma di cuneo per migliorare la penetrazione aerodinamica, poi dopo qualche stagione ha rivoluzionato la concezione tecnica con l’introduzione dell’effetto suolo e le wing car. Non tutte le sue idee hanno però avuto successo, per esempio l’auto a turbina per i gran premi, dopo il debutto ed il quasi successo nel catino di Indianapolis in America. Tra i flop c’è anche la monoposto da Formula Uno a trazione integrale, la biposto stradale completamente in vetroresina con il sistema di iniezione sottovuoto. Infine le sospensioni attive, l’ultima idea prima di scomparire, ripresa poi da altri che l’hanno fatta vincente. Non sono molti gli ingegneri che riescono a concretizzare una innovazione importante nella loro carriera, quasi nessuno è però arrivato a realizzare così tante innovazioni come Colin Chapman. Una sfera di interessi che andava dalle auto, agli aerei alle barche, dove ha sperimentato altre soluzioni, importando tecnologie da un settore all’altro. Spesso doveva realizzare le sue intuizioni, mettere in pratica ogni nuova idea, sempre per capire se aveva torto o ragione, quasi sempre senza badare ai costi di realizzazione. Alcune volte rinunciava ad approfondire certe soluzioni, o ad insistere in avventure tecniche che lo hanno traviato nel tempo, come quando ha realizzato la avveniristica Lotus 80, invece che sviluppare i concetti della vincente 79, oppure l’avventura con la fallimentare avventura con la Lotus 88 a doppio telaio, una monoposto fuori dai regolamenti, bandita dalle corse prima ancora di prendervi parte.

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Nel 1982 la scuderia è sesta nel campionato costruttori ed Elio De Angelis vince a Zeltweg con la 91-Ford, ma è l’ultima volta che il boss di Katteringham Hall fa volare in aria il suo cappellino, un gesto ripetuto tante volte sulla linea del traguardo, diventato ormai il simbolo leggendario delle vittorie Lotus. Il 16 dicembre Colin Chapman muore durante la notte nella sua casa a Norfolk. La sua è una fine misteriosa, ufficialmente per arresto cardiaco ma a nessuno è permesso di vedere la sua salma. Gli uomini della Lotus apprendono la sua scomparsa, avvenuta durante la notte, mentre si apprestano ad effettuare una sessione di prove sulla pista di Snetterton. Chapman aveva 54 anni e molti attribuiscono le cause a problemi economici in cui si è venuta a trovare la Lotus, in seguito anche ai rapporti di affari avuti con il discusso costruttore americano De Lorean. Chapman aveva ricevuto solamente l’incarico di migliorare tecnicamente la vettura americana, ma la sua reputazione viene indelebilmente scalfita. Qualche mese dopo si ipotizza anche di una finta morte, per scomparire dalla circolazione ed evitare il confronto con la giustizia inglese. Sono però voci che non trovano conferma ed aiutano ad aumentare il mistero della morte di Chapman.  Dopo di lui la Lotus continua per qualche anno, Ayrton Senna sarà l’autore degli ultimi sprazzi di gloria, ma dopo Colin Chapman tutto cambia e non c’è più quella spinta innovativa che dava la sua fervida e complessa mente. Di quel periodo rimangono vetture da sogno, come la 25, la prima monoscocca, la 49, vincente con il Cosworth, il cuneo della 72, le wing car 78 e 79. Piloti, piedi pesanti, in molti hanno corso con le vetture di mister Chapman, ma alcuni di loro hanno scolpito il loro nome in modo indelebile attraverso le loro imprese. Jim Clark, il pilota simbolo della Lotus, sublime campione assoluto, imbattibile, veloce, pulito, efficace. Graham Hill, un titolo mondiale con le vetture di Chapman, ma anche l’unico campione mondiale ad avere vinto la “Triple Crown” ovvero anche ad Indianapolis e Le Mans, per non parlare delle cinque vittorie a Montecarlo. Jochen Rindt, vero animale da pista, velocissimo, unico campione del mondo postumo. Emerson “el rato” Fittipaldi, concreto ed efficace. Mario “piedone” Andretti, altro grande manico ed infine Ronnie Peterson, l’altro grande campione senza corona come Sir Stirling Moss, il pilota che ha conquistato la prima bandiera delle grandi vittorie Lotus.

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Il Team Lotus finisce amaramente la sua storia, anche se la vera Lotus, la “Ferrari d’Inghilterra” è probabilmente morta quel 16 dicembre del 1982, quando Antony Colin Bruce Chapman è scomparso, lasciando comunque dietro di se un grande vuoto. Chapman è forse l’uomo che più è assomigliato ad Enzo Ferrari, e negli ultimi anni della sua vita, come il Drake di Maranello, si è progressivamente disinteressato della sua fabbrica per il grande amore verso le corse. Introverso, poco socievole, geniale, bizzarro, spietato, con il suo genio sono andati nell’aldilà anche tanti misteri non rivelati, come la morte di Jim Clark, di Jochen Rindt, o quel significato mai svelato del nome Lotus.

Immagini Massimo Campi

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Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 35 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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