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Published on novembre 4th, 2017 | by Massimo Campi

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1967, nasce la Formula Due 1600 cc

La Formula Due è stata per anni l’anticamera per i piloti da Gran Premio.

Tante sono le categorie che hanno dato vita alla storia dl motorsport, che sono servite formare i grandi assi della formula Uno, tra queste c’è stata sicuramente la Formula Due, la categoria cadetta per eccellenza. Si parla già di una seconda formula agli albori dei Gran Premi moderni, dopo la seconda Guerra Mondiale, finita l’era delle Alfa Romeo 159 e Ferrari 375, la F.2 ha il suo primo grande momento di gloria quando viene promossa a protagonista del Campionato Mondiale nel biennio 1952-53. Alberto Ascari, con la piccola Ferrari 500 F.2 di solo quattro cilindri, è il dominatore, contrastato solamente dalla Maserati A6GCM di Manuel Fangio che vince il G.P.d’Italia del ’53.

Nel 1954, con le nuove monoposto di F.1 da 2.500 cc, la F.2 sparisce nuovamente, per ricomparire nel 1957, quando si corre con le monoposto minori di 1,5 litri anche nei Gran Premi, in vista di un nuovo cambio regolamentare che avverrà nel 1961, con le nuove F.1 di 1.500 cc. Per favorire il collaudo delle nuove vetture, nel 1960 viene istituita la Coppa Costruttori di F.2, vinta ex equo da Cooper e Porsche, che preparano le nuove monoposto per i Gran Prix dell’anno successivo. Intanto nel 1958 nasce la F.Junior con l’obbiettivo di formare giovani talenti per la massima formula e la F.2 sparisce nuovamente fino al 1964.

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Formula due e Formula Tre con motori di 1.000 cc

Le monoposto di F.Junior, nel breve volgere di poche stagioni, raggiungono altissimi livelli professionali e la Commissione Sportiva decide di dare uno stop alla categoria creando due nuove vetture per la stagione 1964: la F.3 e la F.2, gradini intermedi per arrivare alla professionale F.1. Entrambe sono equipaggiate da quattro cilindri di 1.000 cc, derivato da quello della F.Junior, con due livelli di preparazione: blando quello della F.3, più libero quello della F.2. il peso è di soli 420 Kg ed il panorama tecnico è dominato dai costruttori inglesi: Brabham, Lotus, Cooper e Lola, imitati dai francesi della Matra e dell’Alpine. Il quattro cilindro Ford Cosworth è il propulsore che detta legge, nella versione SCA, con ben 135 cv di potenza. Gli altri motori presenti sono i BRM, Renault-Gordini, BMC, ma non riescono a scalfire il dominio del 4 cilindri inglese. Nel 1966 è la volta della Honda, che realizza un  potente 4 cilindri, bialbero a 16 valvole ed iniezione, che erogava una potenza di 147 cv a 11.000 giri, dato in esclusiva alla Brabham che domina la stagione. Si disputano varie corse, con trofei nazionali come quello francese. I premi in palio sono consistenti e le gare, belle e combattute, vedono al via i migliori piloti del momento come Jim Clark, Jack Brabham, Graham Hill, con diversi giovani emergenti del calibro di Denny Hulme, Jochen Rindt, Jackie Stewarth, Mike Spence, Peter Revson, Chris Amon. Tra il 1964 ed il ’66 vengono disputate ben 46 corse, con la Brabham che se ne aggiudica ben 29, di cui 15 firmati da patron Jack, seguita dalla Lotus con 11 successi, di cui 9 conquistati da Jim Clark.

Nel 1967, nasce il Campionato Europeo di F.2, la palestra per i piloti da grand prix e per le vetture

L’età d’oro della F.2 inizia nel 1967, con l’introduzione dei motori di 1.600 cc e l’istituzione del Campionato Europeo. Il mondo delle corse, in quel periodo, era molto diverso da come è ora. I ricchi sponsor non esistevano ed i piloti professionisti, quelli che vivevano con le corse, non avevano i contratti miliardari del giorno d’oggi, ma vivevano degli ingaggi e dei premi in denaro di ogni gara. Allora, il “circus” dei piloti si spostava in continuazione da una gara all’altra, tra una vettura ed un’altra. I migliori driver della F.1, correvano anche con le Sport, e la nuova F.2 era un’ottima occasione per correre nelle domeniche libere dagli impegni. Anche per i costruttori la F.2 diventava una nuova occasione: le attrezzature per realizzare le vetture venivano poco impiegate per costruire solo pochi telai l’anno di F.1, mentre le F.2 potevano essere vendute più facilmente alle scuderie private e quindi c’era più mercato con relativo guadagno. L’europeo di F.2 diventa così una vera e propria palestra per il mondo dei gran premi di F.1. Il peso delle vetture rimane fissato in 420 Kg. Assente la Honda, ritorna di moda la Cosworth. Keith Duckworth e Mike Costin realizzano il nuovo quattro cilindri bialbero derivato da quello della Ford Cortina e denominato FVA, acronimo di Four Valve Application. Il propulsore è molto compatto, ha un peso di soli 120 kg, ed una potenza di ben 200 cv.

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La classifica della prima gara europea il 24 marzo 1967, la “Guards 100” sul tracciato di Snetterton vede tra i primi sei piloti ben cinque della F.1: Jochen Rindt, Graham Hill, Denny Hulme, Bruce Mc Laren e Jack Brabham, praticamente i migliori piloti del momento. Rindt guida una monoposto di “Sir” Jack Brabham che sarà la dominatrice iniziale della serie facendo ben 23 centri nell’albo d’oro della categoria, ma senza mai vincere un campionato. Con il passare della stagione, alla compagnia si uniscono anche Jackie Oliver, John Surtees, e sua maestà Jim Clark che vince a Jarama con la Lotus 48-Ford. Ma, i top driver, impegnati anche in F.1 o nel mondiale sport, pur essendo spesso invitati dagli organizzatori, non possono prendere punti per il campionato Europeo: il regolamento sportivo consente anche a piloti Fia di prendere parte alle gare fino al 50% dei partenti, ma senza entrare in classifica del campionato.

Alla fine della prima stagione, in testa alla classifica, c’è un giovane pilota belga, che corre con una Matra. Il suo nome è Jacky Ickx, il suo soprannome diventerà “pierino la peste” per via del caratterino, ed il suo scopritore, nonchè team manager, è un certo Ken Tyrrel, detto “il boscaiolo”, uno che di giovani piloti da lanciare sul mercato se ne intende parecchio. La vittoria in F.2 proietterà Ickx verso una lunga carriera. Ferrari lo accoglie nella sua squadra, ma i grandi successi arriveranno nelle corse con le ruote coperte dove vincerà due titoli piloti, 37 gare mondiali e sei volte a Le Mans. La grande stagione della Formula Due inizia mezzo secolo fa, durerà fino al 1984 poi arriverà la F.3000, la GP2 e l’attuale assetto moderno. Nel 1972 cambierà il propulsore, passando alle unità di due litri con le sfide tra BWW, Renault, Hart ed Honda che faranno esperienza proprio nella categoria cadetta per poi debuttare in F.1 con i motori turbocompressi. Matra, Tecno, March, Surtees, Martini, Toleman, nomi di vetture che hanno vinto nella serie, sbocco commerciale per i piccoli costruttori di quegli anni che spesso sviluppavano soluzioni tecniche nella F.2. L’albo d’oro è pieno di nomi dal piede pesante, dopo Jacky Ickx è il turno di Jean Pierre Beltoise, Johnny Servoz Gavin, Clay Regazzoni, Ronnie Peterson, Mike Hailwood, Jean Pierre Jarier, Patrick Depailler, Jaques Laffitte, Jean Pierre Jabouille, Renè Arnoux, Bruno Giacomelli, Marc Surer, Brian Henton, Geoff Lees, Corrado Fabi, Jonathan Palmer, Mike Thackwell. Guardando però l’albo d’oro si nota che nessun Campione Europeo della F.2 è riuscito a conquistare anche il titolo di Campione del Mondo in F.1. I grandi campioni degli anni ‘70 ed ‘80, come Lauda, Scheckter, Villeneuve, Piquet, Senna, Prost, Mansell, hanno fatto il salto dalla F.3, vera fabbrica di talenti, o da altre categorie promozionali, alla F.1, magari solo con qualche  gara in F.2, ma senza aver mai lasciato il segno in questa serie.

Immagini Massimo Campi

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Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 35 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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