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Published on luglio 6th, 2017 | by Massimo Campi

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Luigi Musso ed il Calvaire

Il 6 luglio del 1957 Luigi Musso perdeva la vita a Reims

 

Luigi Musso era figlio di una famiglia della ricca borghesia romana. il padre, avvocato, era stato consulente del governo cinese ed aveva posseduto la compagnia tranviaria di Shangai, aveva accumulato un ingente patrimonio, una villa di quattro piani a Roma in via Veneto, soldi per almeno quattro generazioni, secondo la sua stima. Alla sua morte, avvenuta prematuramente per un infarto I figli hanno scialacquato in quattro anni la cospicua eredità. Luigi Musso vestiva sempre in giacca e cravatta, sarto preferito Caraceni, alta moda.

Amava le auto, amava la velocità, amava il gioco d’azzardo, suo cruccio, gli piaceva l’america, la grandezza degli States. Ultimamente si vestiva con giacca a frange e cappello da Cow Boy, doveva inventarsi un lavoro, si era messo in società con Franco Bornigia, importazione di vetture americane: in Italia avevano sfondato la Coca Cola, i frigoriferi, il chewin gum, perché non potevano piacere anche le Playmount? Secondo i loro sogni dovevano venderne 1000 all’anno, intanto aveva firmato una montagna di cambiali. Il gioco d’azzardo l’aveva rovinato, durante la trasferta alla Temporada Argentina del 1957 mentre era sull’aereo che lo portava in America aveva perso oltre 12 milioni di lire a Poker, ma anche al Casinò di Montecarlo, Venezia, Sanremo, non era stato da meno.

Luigi Musso a metà stagione 1958 è in testa al mondiale, è arrivato secondo in Argentina alle spalle di Stirling Moss con quella ridicola e leggera macchinetta, la Cooper, ma che andava troppo forte, è arrivato ancora secondo a Montecarlo, dietro Trintignant, sempre la Cooper davanti, ma si è consolato vincendo la Targa Florio con la 250 Testa Rossa in coppia con Olivier Gendebien è invece andata male a Monza, sfida dei due mondi, “Monzanapolis”, 500 miglia sul tremendo anello di alta velocità, intossicazione da fumi di scarico, Musso deve desistere, si ritira in due manche la terza lascia il volante definitivamente ad Hawthorn, voleva il premio della corsa, una vera fortuna, si sarebbe accontentato anche del premio per il giro più veloce, era andata male, tre giorni dopo è partito per Reims, la gara sponsorizzata dai produttori di Champagne francese, il Gran premio con il montepremi più alto, la gara da vincere assolutamente per ristabilire le perdite finanziarie. Quella doveva essere nuovamente la sua gara, aveva già vinto nel ’57, conquistando gli onori della cronaca, un circuito velocissimo, tutto rettilinei ed una curva, velocissima, da fare in pieno, soprannominata il “Calvaire”, la vedi arrivare, ti viene voglia di tirare su il piede, devi forzare la ragione, tenere giù per distaccare gli avversari, per distaccare il gruppo, per vincere di nuovo. “Il segreto del Calvaire: farlo in pieno”, aveva sentenziato Manuel Fangio e Musso nel ’57 lo aveva seguito, aveva imparato dal grande maestro, ma nel ’58 la Ferrari Dino 246 va più veloce, della vecchia D50, qualche cavallo in meno, ma anche tanti chili in meno, ed in curva si fanno sentire, si entra più veloci.

Hawthorn è in giornata, Moss è dietro, bisogna ristabilire le gerarchie in squadra, bisogna entrare a tavoletta nel Calvaire per distaccare l’inglese. E’ la sfida per il primato, Musso deve intimorire il compagno avversario, si sente forte, e se lo fa Fangio devo farcela pure io, probabilmente pensa nella sua mente mentre si avvicina sempre di più quel punto dove staccare.

Sono due missili rossi, Mike contro Luigi, macchine identiche, nessuno dei due molla, ma Luigi è all’esterno, la macchina ha ancora il pieno, è troppo pesante per reggere a quella forza centrifuga e parte per la tangente. È il 6 luglio, la Dino 246 esce di strada, Luigi Musso perde la vita.

 

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About the Author

Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 35 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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