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Published on maggio 23rd, 2017 | by Massimo Campi

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Targa Florio 1972, la sfida tra Merzario e Marko

Due fulmini rossi si sfidano sulle strade delle Madonie, una gara che diventerà epica, per la gente, per i piloti ma soprattutto per la storia di quei due marchi: il cavallino rampante contro il quadrifoglio.

Targa Florio, una gara che sta andando verso la sua fine naturale. Ideata nel 1906 da Don Vincenzo Florio, sulle polverose strade siciliane è diventata anacronistica con le vetture moderne, studiate per circuiti veloci, asfalti lisci, con tanta potenza che mette a rischio la appassionata folla siciliana che da sempre accorre ai bordi delle strade per vedere il grande evento motoristico dell’anno. Il 1972 è l’anno della Ferrari, la 312P è una barchetta realizzata attorno al potente 12 cilindri boxer ideato da Mauro Forghieri. Poco adatta alle strade piene di buche, ma una vittoria in terra siciliana farebbe il giro del mondo e darebbe una garanzia quasi matematica per la conquista dell’ultimo titolo Mondiale Marche nella storia di Maranello. La 312P ha già dominato tutte le sei corse precedenti. Nella squadra Ferrari diretta in genere da Peter Shetty c’è il meglio dei piloti mondiali del momento: Andretti, Ickx, Regazzoni, Peterson, ma la spedizione  alla Targa viene gestita con una serie di sorprese. Solo una vettura, Cesare Fiorio e Sandro Munari, direttore sportivo ed il miglior rallysta in circolazione ed Arturo Merzario, il fantino di Civenna, il maestro dei circuiti stradali dove il pilota conta ancora molto sulla vettura.

Passerella Ferrari? Tutti se lo aspettano, ma nulla è scontato soprattutto se nell’elenco dei partenti c’è un poker di altre vetture rosse. Vengono da Milano, per l’esattezza da Settimo Milanese, dove ha sede l’Autodelta del genio Carlo Chiti. Alfa Romeo 33TT3, motore 8 cilindri a V di tre litri, barchetta corta e maneggevole ed otto piloti agguerriti: Andrea De Adamich, Toine Hezemans, Rolf Stommelen, Nino Vaccarella, l’idolo dei siciliani, Vic Elford, altro grande esperto della Targa e vincitore del Rally di Montecarlo, Gijs Van Lennep, vincitore di Le Mans, ed infine due giovani e motivati piloti, il toscano Nanni Galli e l’austriaco Helmut Marko.

La mattina del 21 maggio è il giorno teatro della sfida, una sola Ferrari contro quattro Alfa Romeo con Vic Elford che parte a razzo con la 33TT3, ma rompe subito la coppa dell’olio al primo giro e la prima Alfa è fuori. Arturo Merzario infila subito l’Alfa di De Adamich ed a Cerda si presenta per primo, seguito dal preside volante Nino Vaccarella. Il mezzo milione di spettatori assiepato lungo i 72 km è in visibilio, ma al terzo giro sale Stommelen e si ferma subito con il V8 a pezzi, anche per la seconda Alfa è la fine. Ma dietro alla Ferrari c’è la terza vettura dell’Autodelta. Nanni Galli ha guidato veloce la sua Alfa n°5, risparmiando il mezzo, ma soprattutto senza mai rischiare e cede il volante ad Helmut Marko. Per il 29enne austriaco e futuro scopritore di talenti, come Vettel e Ricciardo è il debutto sulle Madonie anche se nel suo curriculum figura il record sulla distanza e la vittoria a Le Mans con la potente 917. Intanto Sandro Munari sostituisce Arturo Merzario sulla 312P, ma l’asso dei rally è digiuno di vetture prototipo, ha provato poco la 312P e condurre una vettura di oltre 400 cv sulle strade tortuose non è proprio il massimo per uno che deve vincere al debutto e come un falco Helmuth Marko fiuta la sua preda. L’austriaco parte all’inseguimento ad ogni curva la sua 33TT3 guadagna metri sulla Ferrari ed all’altezza del bivio di Polizzi infila il rallyman italiano. L’Alfa è prima, e ci rimane per il 4° e 5° giro degli 11 previsti. Ai box Arturo Merzario è pronto, non vede l’ora di riprendere in mano il volante. Le due vetture si devono fermare ai box per il rifornimento ed il cambio pilota. Dopo 24 secondi riparte il fantino di Civenna, mentre ci vogliono 40 secondi per far ripartire Nanni Galli, ma Merzario deve recuperate ancora un minuto e mezzo perso da Munari. Si getta a testa bassa sui 72 km delle Madonie alla caccia di Nanni Galli. Gira sotto i 35 minuti cercando una disperata rimonta, mentre Nanni Galli guida sempre molto attento, il vantaggio è sostanzioso sulla Ferrari, l’importante è non sbagliare, l’importante è arrivare primi sotto la bandiera a scacchi e tutto sembra volgere in favore dell’Alfa. Ma all’8° giro, allo scadere del suo turno arriva la sorpresa: si accende la spia della riserva al bivio di Bonfornello. Il toscano pensa ad un contatto, ma poco dopo, verso Campofelice la spia diventa rosso fisso: manca benzina, difficile arrivare fino ai box, sono ancora troppo lontani. L’errore era stato fatto proprio nel rifornimento, con la vettura inclinata su un lato ed il serbatoio che non era stato riempito del tutto. A Compofelice, Nanni Galli riesce a fare un rabbocco d’emergenza, ma intanto Merzario è un fulmine e passa al comando. Ultimo stint, poche chance per l’Alfa con la situazione ribaltata. Riparte la Ferrari con Munari, riparte anche Marko, ma con un minuto e mezzo di distacco dalla Ferrari e tre giri da compiere. Munari fa solo un giro, ormai riesce a viaggiare con tempi interessanti, poi passa la vettura a Merzario che deve arginare lo scatenato austriaco in una giornata di grazia particolare. Ultimo passaggio, il comasco è in testa con un vantaggio di  42”, deve solo portare a termine il giro, senza incidenti e senza farsi sorpassare. L’austriaco invece non ha nulla da perdere, a Caltavuturo il distacco è di 32”, a Bivio Polizzi a 28”, ed a Collesano sono solo 20” che dividono le due rosse. A Campofelice il distacco scende a 18” e qui Merzario rompe gli indugi riesce a contenere i distacchi dall’Alfa Romeo e passa vittorioso sotto la bandiera a scacchi finendo la corsa alla media di 122,537 Km/ora di media, la più alta di sempre. Ad Helmut Marko, secondo, va il record sul giro in 33’41”, la vittoria morale ed il ricordo di quella favolosa rimonta.

Ed è proprio il pilota di Civenna che ricorda quella vittoria, l’ultima della rossa sulle strade delle Madonne:

“Quell’anno si correva con la 312P, il nuovo prototipo di tre litri progettato da Forghieri, gran macchina, ma alla Targa Florio venne iscritta solo una vettura per me e Sandro Munari. A capo della  spedizione venne messo Cesare Fiorio, quasi per dargli un contentino dopo le vittorie con la Stratos nei Rally. Tra Fiorio ed Enzo Ferrari non correva buon sangue. Fiorio, era un figlioccio dell’avvocato Agnelli, ma Enzo Ferrari gli sbarrò sempre la strada verso Maranello. “Fino a quando ci sono io quello lì, qui dentro, non ci mette piede!” sono queste le parole del Drake a riguardo del direttore della Lancia, ma quella volta, solo quella, dovette cedere alle pressioni dell’avvocato. A Sandro Munari, campione dei rally con la Stratos, venne dato il contentino di correre anche con la Ferrari, proprio alla Targa Florio dove il tracciato era stradale, in molti tratti simile ad una speciale da rally. Arrivò senza avere fatto molti test, ed io subito fui subito chiaro “sono qui per vincere, guai a te se mi rovini la macchina, vai piano e non fare cavolate!”. Munari scendeva dalla Stratos, macchina da 300 cv, con prove dove correvi solo contro il tempo, alla Targa si correva con la 312P di quasi 500 cv, in mezzo a tante altre vetture spesso più lente. La lunghezza della gara era stata portata ad oltre 800 km, ad un solo pilota non era concesso di fare oltre un certo tempo alla guida che sul tracciato siciliano corrispondeva ad oltre 700 km. Così presi io il via, andai subito in testa e lasciai a Munari la Ferrari solo per un giro, quando avevo accumulato un vantaggio consistente, in modo che potesse fare il suo turno, andando piano senza rischiare. Sandro Munari rispettò gli accordi presi, guidò in modo accorto, piano, senza rischiare la macchina ed il risultato. Salimmo sul podio da vincitori, con il caloroso pubblico siciliano che impazziva per la vittoria della Ferrari.”

 

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Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 35 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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