Storia daytona 67

Published on febbraio 5th, 2017 | by Massimo Campi

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Daytona 1967 la parata Ferrari e la sconfitta Ford

Ferrari contro Ford, Davide contro Golia, è stata una delle grandi sfide del motorsport che a Daytona, nel 1967, vide l’apice di quella lotta.

Sei febbraio 1967, sul catino della Florida la Ferrari batte la Ford, l’arrivo è in parata, quell’immagine farà il giro del mondo e sarà la rivincita mediatica della piccola fabbrica di Maranello contro il colosso di Detroit. La guerra tra Ferrari e Ford è in corso da due stagioni, ma nel 1966 il colosso americano vince a Le Mans, con un arrivo in parata, riuscendo finalmente a conquistare le prime pagine dei giornali. Per la Ferrari è una stagione complicata, problemi con la F.1, con le sport, problemi anche con le lotte sindacali che rallentano i programmi di sviluppo delle vetture. Ma nel 1967 l’aria cambia, la Ferrari sviluppa la nuova berlinetta 330P4, derivata dalla P3, equipaggiata con il V 12 di 4 litri a tre valvole per cilindro e con il cambio progettato e realizzato dalla Ferrari al posto dello ZF. Alcune P3, utilizzate nella stagione precedente, vengono aggiornate con la nuova aerodinamica della P4 e si chiamano P3/4 oppure 412P e vengono affidate alle scuderie private NART, Filippinetti, Ecurie Francorchams, Maranello Concessionaries.

A Daytona, prima gara della stagione ’67, debuttano le P4 ed il nuovo direttore sportivo della Ferrari, Franco Lini, che ha preso il posto di Eugenio Dragoni, silurato dopo il divorzio con John Surtees. Lini è uno dei più quotati giornalisti del settore ed un gran conoscitore di gare e regolamenti sportivi, Enzo Ferrari lo ha voluto per dimostrare alla carta stampata, che spesso lo ha criticato, come si lavora a bordo pista. I piloti della squadra ufficiale sono Mike Parkes, Ludovico Scarfiotti, Lorenzo Bandini ed il nuovo acquisto, il neozelandese Chris Amon. Il clima della Florida è come al solito temperato, ma in pista la temperatura è rovente: la Ferrari vuole riconquistare la supremazia nelle ruote coperte che equivale alla supremazia tecnica nel mondo dell’automobilismo sportivo. La Casa di Maranello ha mal digerito la sconfitta subita a Le Mans nel giugno precedente dagli avversari americani e si prepara alla gara facendo una settimana di prove, in novembre, sul catino della Florida.

Alla Ford invece sono tranquilli, retaggio della supremazia dimostrata nella stagione precedente, la GT40 di A.J. Foyt e Dan Gurney conquista la pole, al suo fianco parte la Chaparral di Phil Hill e Mike Spence, staccata di poco più di due decimi, mentre al terzo posto c’era la prima delle Ferrari, la 412P di Pedro Rodriguez Jean Guichet, seguita dalla 330 P4 ufficiale di Bandini e Amon. Dietro di loro l’altra GT40 del duo Andretti – Ginther e la seconda 330P4 di formazione Parkes – Scarfiotti.

Le vetture americane partono con un ritmo sostenuto, sfruttando i potenti 8 cilindri di sette litri, ma l’affidabilità ferma l’armata statunitense: per un errore di trattamento termico si rompono gli alberi primari del cambio di velocità delle GT40 ufficiali. La macchina di Foyt e Gurney viene eliminata dalla rottura di una biella al 464° giro, mentre altre tre sono fuori causa da vari problemi di trasmissione fra il 274° e il 299° passaggio. Per la Ford è una sconfitta, dopo solo due ore di gara e le Ferrari possono continuare indisturbate, senza più avversari in grado di impensierirle, fino allo scadere della ventiquattresima ora.  Anche la Chaparral, che al via parte a razzo, imponendo una andatura ad oltre 180 Km/h di media, dura poco, lasciando alle avversarie europee il ruolo di protagoniste indiscusse.

Il direttore sportivo, Franco Lini, per vivacizzare la gara, ormai piuttosto monotona, ha una intuizione e, da buon ex giornalista, organizza un arrivo in parata delle Ferrari dominatrici per la gioia del pubblico e dei fotografi presenti. Tra gli intenti della Ferrari c’è quello di rivendicare l’arrivo in parata delle Ford alla 24 Ore di Le Mans del 1966. Tagliare quel traguardo con tre vetture rosse appaiate è un grande smacco per la potente industria americana nella loro terra, sul catino della Florida, un simbolo delle corse statunitensi.

Quell’arrivo in parata è rimasto nella storia dell’automobilismo sportivo: Chris Amon e Lorenzo Bandini sono i vincitori e la loro vettura è affiancata dalla 330P4 gemella di Mike Parkes e Ludovico Scarfiotti, seconda e dalla 412P NART di Pedro Rodriguez e Jean Guichet.

Huschke Von Hanstein, il direttore sportivo della Porsche, prende accordi con Lini ed accoda la 910 di Hermann-Siffert e la 906 di Spoerry-Steinemann alle Ferrari per enfatizzare il successo del vecchio continente oltre oceano. La prima Ford GT40 MkII ufficiale classificata, al settimo posto, è la numero 1, pilotata da Bruce McLaren e da Lucien Bianchi, preceduta sul traguardo dalla vecchia versione MkI con motore da 4.700 cc di Jacky Ickx e Richard Thompson, iscritta dal team di John Wyer.

L’industria europea ha sconfitto in casa il colosso statunitense ed il pubblico di Daytona applaude alla schiacciante vittoria. Per la Ferrari è un debutto trionfale, per la Ford è una bruciante sconfitta in casa, ma il mese successivo la Casa di Detroit riprende in mano la situazione e si aggiudica la 12 ore di Sebring con la nuova GT40-MkIV pilotata da Mario Andretti e Bruce McLaren, mentre le Ferrari ufficiali non prendono parte alla gara per concentrarsi meglio su Le Mans e sulle prossime sfide europee.

Daytona 1967 fu una gara rimasta nella leggenda, in un’epoca dove le corse erano ancora delle vere avventure, con tante incognite e tanti aneddoti, come quello raccontato da Mauro Forghieri nel suo libro di memorie, “La Ferrari secondo Forghieri” che descrive molto bene il clima di quell’epoca. “Fu una gioia immensa. E dire che il giorno prima avevamo dovuto fare le ore piccole perché nell’ultima parte delle prove, Parkes era uscito e aveva distrutto la parte posteriore della carrozzeria. A quell’epoca non si portavano ricambi così grandi e non avevamo nemmeno un team di oltre cento persone come la Ford; eravamo sempre non più di 24-25. Dunque dopo cena stavo assistendo il carrozziere e un meccanico che operavano sul codone, quando mi venne in mente di avere notato nel team del nostro importatore per gli Stati Uniti, Chinetti, un carrozziere piuttosto abile. Era un tipo magrissimo allampanato: lo cerco e gli offro di lavorare con noi per riparare il codone. Ha accettato subito, anche se il mio budget per gli extra era molto basso e ho offerto solo 150 dollari. Ha lavorato con abilità e tutti assieme abbiamo ridato forma al codone. Ho pagato l’aiutante che mi ha ringraziato con incredibile calore e poi tutti a letto. Il giorno successivo alla gara siamo all’aeroporto e noto sulla pista il nostro ‘carrozziere’, elegante e con un gran cappello texano in testa, dirigersi verso un aereo privato! Chinetti non mi aveva detto niente, ma si trattava di ricchissimo petroliere che per passione andava alle corse e cercava sempre di dare una mano! Rimasi di sasso quando venne a salutarmi, precisandomi che i 150 dollari li avrebbe messi in cornice per ricordo!”

 

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About the Author

Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 35 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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