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Published on gennaio 31st, 2017 | by Massimo Campi

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Tino Brambilla, 83 anni di passione

Tino Brambilla è nato il 31 gennaio del 1934

“Il Tino”, una istituzione. Per l’Autodromo, per Monza, per tutti quei giovani degli anni ’60 che sognavano sulle gradinate della Parabolica quando il Tino, e suo fratello Vittorio, passavano con le loro formula ed i caschi rossi, come la Ferrari. Tino ha corso con tutto quello che poteva il Tino, biciclette, pattini a rotelle, moto, kart ed infine monoposto, bastava andare forte e vincere, tutto il resto non ha mai contato e proprio questa sua passione ha contagiato molti amici.

Vittorio non c’è più, un infarto lo ha stroncato nella sua casa di Lesmo il 26 maggio del 2001, ma il Tino è ancora un arzillo giovanotto, nato il 31 gennaio del 1934. Tre anni fa, in occasione dei suoi 80 anni, c’è stata gran festa a Monza, con tanti. tantissimi amici che hanno voluto dare un contributo, un piccolo racconto, un aneddoto di questo grande ragazzo dal piede pesante che ha avuto due credo nella vita: il lavoro della sua officina ed arrivare sul gradino più alto del podio con qualsiasi cosa da corsa.

Oggi, giorno del suo compleanno, vogliamo ricordare ancora i tanti gesti di stima di quegli amici.

“Caro Tino, hai vissuto una vita intera per le corse, come me, hai corso per la MV Augusta e per la Ferrari, le due più famose e titolate scuderie del mondo dei nostri periodi” esordisce con una lettera di auguri l’amico John Surtees “eravamo dei grandi agonisti, e lo siamo tuttora, ma questa volta sei arrivato prima tu di me sul gradino più alto del podio!” per la cronaca il campione inglese ha gli stessi anni del Tino, ma è nato l’11 febbraio.

“Tino è sempre stato un pilota energico ma sensibile, sempre stato un amico, pronto ad aiutarti senza fare domande” sono le parole di augurio di un altro grande amico, Frank Williams. Quando era giovane e viaggiava con il suo furgone vendendo ricambi da corsa, si fermava proprio a casa Brambilla a dormire e mangiare un piatto caldo di minestra!

“Monza era la pista dell’MV Agusta ed era il regno dei Brambilla” esordisce Giacomo Agostini, “quando ho iniziato con il Conte Agusta il Tino era già un campione, un riferimento per noi giovani. Poi lo ho seguito anche quando correva in macchina. Il duo Brambilla era famoso sulle piste e non era il caso di commettere qualche scorrettezza nei loro confronti. In una gara di F.3 a Vallelunga vidi un pilota mandare fuori pista uno dei fratelli. Non ci tentò una seconda volta, dopo la conseguente scazzottata in stereo!”

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“Correva per la Rumi, per una officina vicino al nostro negozio di latteria” racconta Walter Cosonni ”facevano un baccano dell’accidente con le loro moto a due tempi e svegliavano mio fratello nella culla che iniziava piangere. Allora mia madre, esasperata, usciva a gridare sulla porta di smetterla. Il Tino, con la sua flemma tutta monzese la guardava e le diceva “vada a lavorare signora e non rompa le….” Quei motori ci hanno contagiato fin da piccoli, col tempo siamo diventati amici del Tino e mio fratello Peo è diventato il suo meccanico!”

Sempre veloce il Tino in pista, stargli davanti era difficile. L’ultimo che le ha prese è stato proprio il Peo Consonni. Uscito da quella che chiama “l’università della Birona”, ovvero l’officina dei Brambilla, che si trovava a Monza, proprio in via Birona. Giampiero “Peo” Consonni, pilota e meccanico, ha continuato a correre per anni e trenta anni fa, quando il Tino aveva solamente 50 anni, ed il Peo venti in meno lo invita a fare una corsa in F.2000. “mi guarda con la sua solita flemma e dice: perché no, tanto so ancora guidare. Gareggiavo da parecchi anni, il Tino invece non prendeva in mano il volante di una macchina da corsa da parecchi anni ed ero convinto di metterlo dietro facilmente. Nulla di più sbagliato! Fa due giri prende un attimo le misure della macchina, che non aveva mai guidato, subito spara il tempo e mi parte davanti. Al verde parto come un fulmine, lo passo in staccata alla prima variante, lui glissa e si mette dietro fino alla Parabolica dove mi infila con una staccata delle sue. Tento di resistergli, ma non c’è nulla da fare ed esco spedito nella sabbia finendo lì la mia gara. Lui tranquillo arriva, come se nulla fosse, come se avesse sempre pilotato quel formula che aveva preso in mano solo per qualche giro e quando scende dal podio mi guarda e con la sua solita flemma monzese mi fa: ma dove volevi andare?” L’amicizia tra i due è fondata nel tempo e nelle notti passate in officina. Peo ed il Tino hanno anche fatto una sei ore a Pergusa con un prototipo ed anche quella volta il Tino da il meglio di se. La macchina è un vero disastro. Brambilla scende da qualche giro di prova e spara il verdetto “l’ha progettata un ingegnere agricolo, va come un tagliaerba!” ma appena sale Peo iniziano i disastri e si rompe il primo motore. “E’ stata una trasferta veramente sofferta! Abbiamo rotto tre motori in prova di cui uno prestato. Nei box ci viene a trovare un nostro amico che aveva a casa un’Alfa GTV. Lo guardiamo e gli chiediamo se possiamo prendere il V6 dalla sua macchina. Acconsente, gli facciamo a pezzi la macchina e siamo pronti a partire con il nostro prototipo CN ed un motore completamente di serie. Faccio il primo turno, non vado male, ma la macchina è senza frizione e la pompa dei freni va a pavimento. Sale il Tino, non c’è problema, parte a razzo, senza frizione e pompando per tutto il resto della gara sul pedale del freno. Alla fine arriviamo secondi assoluti, Tino passa sul traguardo e la macchina esala l’ultimo respiro. La parcheggia contro il muretto dei box, scende, mi fissa negli occhi ed esclama “l’era un cess, ma lu fa per ti – era un gabinetto, ma l’ho fatto per te!”

il Tino correva in F.2, ed allora la categoria cadetta era quasi più importante della F.1. I migliori campioni ed i migliori giovani correvano in quella categoria e Brambilla è stato il primo pilota a far vincere la Ferrari con in V6 voluto da Dino Ferrari, ma nel 1968 è stato Andrea De Adamich a vincere la Temporada Argentina con quella macchina proprio davanti a Brambilla “in Argentina avevamo le macchine più veloci, il Tino andava veramente forte, ma il suo principale avversario non ero io, ma la coppia Franco Lini ed Ing. Gianni Marelli. Dopo la prima vittoria a Buenos Aires ha litigato con i due ed ha avuto problemi con tutte altre gare della trasferta ed è anche per questo fatto che ho vinto il campionato.”

Memorabili le trasferte per la Temporada Sudamericana. Si stava via oltre un mese ed i piloti si spostavano da una pista all’altra nel giro della settimana facendo anche centinaia di chilometri. La coppia regina di questa trasferte era quella formata da Tino Brambilla e Carlo Facetti,  con l’amico di Cormano che specifica “avevamo una Fiat 125 nera, abbiamo attraversato il deserto con oltre 50 gradi all’ombra, ci stavamo sciogliendo!. Il Tino mi ha guardato ed in dialetto mi ha detto “cerca minga de fermas che fa cald – cerca di non fermarti che fa caldo”. Siamo partiti alle cinque della mattina, dovevamo andare a casa del nostro amico Manuel Fangio che ci ospitava, siamo arrivati oltre mezzanotte: già allora la polizia faceva i controlli della velocità con delle fotocellule e se andavi troppo forte ti fermavano e ti facevano aspettare. La prima volta, guidavo io, abbiamo superato il limite di 30 all’ora, e per quell’infrazione siamo dovuti rimanere bloccati per un’ora. Pensavamo di averla fatta franca ma dopo un centinaio di chilometri ci hanno fermato di nuovo per un’altra ora. Allora ha preso il volante Tino, subito ci hanno pizzicati nuovamente, ma questa volta la sosta è stata  di  due ore. Tino, gli dico, stiamo calmi, tanto arriviamo lo stesso. Niente da fare, dopo poca strada ci hanno bloccato un’altra volta, ma per altre quattro ore!”

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Negli anni ‘60, ogni domenica c’era una gara di F.3 e si girava l’Italia con la macchina ed il carrello appresso. Brambilla e Facetti avversari in pista ma amici avventurosi prima della gara “ci arrangiavamo a fare di tutto, autisti, meccanici, ed ovviamente piloti. Ogni trasferta era una avventura. Una volta, a pochi chilometri prima di Pergusa perdo una ruota del carrello. Tino intanto è andato avanti, ma io ero in ritardo, non c’era abbastanza tempo per riparare la ruota ed arrivare in tempo alle verifiche. Poco male, ho tirato giù il Formula, ho messo in moto e sorpassando tutte le macchine in strada sono entrato in pieno in circuito, pochi istanti prima che si chiudessero le verifiche.”

La Birona ed il Bar di Stupid, l’officina e quel bar di amici e di grandi goliardate dove ci si sfidava su tutto, dalle corse in macchina a quelle in pattini a rotelle e la parte del Leone la faceva spesso il Tino. “Siamo fuori dal bar, arriva il Tino con la Guzzi e mi dice perentorio: sali! vieni con me a fare un piccolo giretto in moto” sono i ricordi di Doro Luchesini uno di quegli amici dell’officina e del bar “ero giovane, inesperto e vedevo gli altri che mi guardavano ridendo, non ero mai stato in moto con lui. Mi sistemo sul parafango posteriore della Guzzi, seduto sulla targa. Il Tino parte a manetta, entra in autostrada e ad oltre duecento all’ora infila le macchine a destra ed a sinistra come birilli. Passa Bologna, sull’Appennino sono tutte pieghe da paura, se qualche macchina non lo vede e lo stringe parte anche la pedata sulla portiera. Esce a Campagnano e passa il casello a manetta tanto che il casellante non riesce nemmeno a vederlo. Sono passate poco più di tre ore da quando siamo partiti da Monza e mi ritrovo nei box di Vallelunga con il Vittorio che correva in F.2 con la March. Dopo la gara siamo ripartiti per Monza, stesso passo dell’andata. Peccato che non sono riuscito a raccontarlo subito agli amici: sono dovuto stare a letto per due settimane con la labirintite!” Ma le goliardate e le stravaganze dei Brambilla non finivano qui: spesso il Tino girava per l’officina con una scimmietta sulle spalle che gli faceva compagnia mentre riparava i motori o riceveva i facoltosi clienti con la sua solita flemma monzese!

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Nel 1966 Tino Brambilla è campione Italiano di F.3, una categoria, soprattutto in quegli anni, fatta di duri. 80-90 macchine in gara, ed ogni appuntamento era una vera e propria guerra. Piloti dal piede pesante ma anche con tanto “pelo” e niente paura ed il Tino era sicuramente leadear anche in questo. Alberto Colombo, debutta nella categoria nei primi anni ’70 ed anche lui diventa campione Italiano nel 1974 “ho un ricordo personale del Tino, era una delle mie prime gare. Imola, secondo giro, curva delle Acque Minerali, quella vecchia, senza vie di fuga e muro vicino alla pista. Siamo in mucchio, bagarre estrema, mi ritrovo tra i primi, il Tino è affianco a me e mi fa un cenno. Sono ancora un po’ inesperto e lo interpreto come passa pure. Nulla di più sbagliato! Mi ritrovo immediatamente stampato nel muro con la macchina accartocciata. Vado ai box arrabbiato e depresso, incontro Vittorio e gli spiego l’accaduto. Mi guarda e mi dice “ma cosa volevi fare? Te lo ho sempre detto di non stargli vicino, è pericoloso! Da quel giorno ho capito cosa voleva dire stare in F.3, un errore del genere non lo ho più ripetuto e con il Tino siamo diventati amici”

 

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Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 35 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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