Personaggi

Published on Dicembre 22nd, 2016 | by Massimo Campi

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Michele Alboreto, 23 dicembre 1956

Il campione milanese avrebbe compiuto 60 anni

 

Michele Alboreto è nato il 23 dicembre 1956, oggi avrebbe compiuto 60 anni se la sua vita non fosse stata prematuramente spezzata il 25 aprile 2001, quando la sua Audi, durante un test al Lausitzring prende il volo e si ribalta.

Nato a Rozzano, alle porte di Milano, Alboreto è stato uno dei nostri più grandi piloti, da tutti è ricordato soprattutto per le vittorie con la Ferrari, ma ha conquistato la vittoria più importante della sua carriera con una Porsche, alla 24 ore di Le Mans.

La sua è stata una carriera molto importante, ed è stato l’ultimo che è riuscito a realizzare il sogno del pilota italiano al volante di una rossa. Enzo Ferrari non voleva italiani, non voleva ulteriori polemiche in caso di incidenti o di lutti, ma dopo tanti anni aveva voluto Alboreto, ed il milanese è stato un pilota importante nella storia della rossa. E’ arrivato nel 1984 e ci è restato fino al 1988, quando è morto il Drake. Se ne è andato da Maranello in silenzio, senza fare polemiche, anche se avrebbe avuto molto da recriminare, soprattutto dal punto vista tecnico e sportivo. Ma Michele Alboreto non è stato solo un campione con le vetture di Maranello, ha corso e vinto anche con le Porsche. I ricordi su Alboreto si sprecano, ma Michele, pur non essendo mai diventato campione del mondo, ed in quel lontano 1985 lo avrebbe sicuramente meritato, ha rappresentato una figura emblematica per tanti giovani, e per tanti tifosi. La grande forza di Alboreto è stata quella di essere un uomo, ancor prima che essere un pilota.

Molte le testimonianze su di lui, sia come pilota che soprattutto come uomo. Ha iniziato a correre per merito della Scuderia Salvati, la scuderia che lo ha fatto crescere, che gli ha dato quelle opportunità per correre e diventare professionista. “Alboreto si è subito presentato come un pilota veloce, corretto, professionale, un vero campione, ma anche una persona sempre disponibile con chi gli chiedeva un autografo, una fotografia, un’intervista, un semplice sorriso.” Lo ricorda così Adriano SalvatiMolti piloti cambiano con gli anni, con il passare delle stagioni e l’arrivo di qualche risultato, cercando di tralasciare i loro umili inizi nel mondo delle corse, Alboreto non lo ha mai fatto, ha sempre riconosciuto i suoi trascorsi in Formula Monza e di quando ha iniziato senza un soldo, ma con tanta passione nelle vene e la voglia di fare bene. “

Un paio di anni in F.Monza, vetture scarse, nessun risultato di rilievo, ma i dirigenti della Scuderia Salvati notano subito quel giovane che impara ad ogni gara e decidono di farlo debuttare in F. Italia, dove parte la sua carriera nel 1978. Pippo Cascone, l’allora direttore sportivo della Scuderia Salvati, ricorda ancora quella avventura.“Nel 1975 viene acquistata dalla Scuderia Salvati una Formula Italia, era l’ex vettura di Riccardo Patrese e doveva essere destinata ai giovani promettenti.  La macchina viene affidata al vincitore del campionato sociale 1975, Ricky Calegari, il quale ci fa una bella stagione 1976. A metà 1977 il volante di quella vettura è libera e facciamo debuttare Michele a Magione, contemporaneamente nella stessa gara, con un’altra F.Italia debutta Mario Simone Vullo con Vallicelli che diventerà per una scommessa lo sponsor proprio di Michele. Vullo si sentiva già un grande pilota e considerava Michele solo un ragazzino che aveva molto da imparare. “Guarda che Alboreto è forte, ti da almeno un secondo e mezzo sul giro secco” sono le parole di Cascone a Vullo che prontamente rispose “ma non farmi ridere, se ci riesce gli pago io tutta la stagione!” pronti via e Michele stracciò subito Vullo e fu così che Mario pagò la stagione 1978 di Alboreto!”

Dal debutto in F.Monza a Campione Europeo delle Formula Tre con la March gestita da Pavanello passano meno di cinque anni, Michele Alboreto è una delle più grandi promesse italiane ed infine dopo una vittoria in F.2 con Minardi ed un contratto come professionista nella Lancia di Cesare Fiorio per correre nell’Endurance,  arriva il debutto ad Imola con la Tyrrell nel Gran Premio di San Marino, del 1981 con l’aiuto del Conte Zanon, allora grande magnate dei piloti italiani. L’avventura in Formula Uno è iniziata, nel 1982 arriva la prima vittoria, a Las Vegas,  nel 1983 la sua seconda ed ultima vittoria per Ken Tyrrell a Detroit, poi la Ferrari, che porterà il pilota nato a Rozzano vicino a quel titolo mondiale, purtroppo stregato e perso tra le turbine del suo motore che si arrostivano ad ogni gara.

La grande stagione è quella del 1985, il pilota milanese a metà stagione è in testa al mondiale, la strada sembra in discesa, invece la situazione si ribalta. Dopo cinque GP Michele perde la testa del campionato per soli 3 punti a favore di Prost e dopo questa gara inizia il crollo della Ferrari e la fine del sogno di un pilota italiano ed una Ferrari mondiale. A Maranello decidono di cambiare le turbine: le KKK sono tedesche, come quelle montate sul Tag-Porsche della McLaren. Si passa di punto in bianco alle americane Garret, sarà l’errore fatale che porterà alla disfatta. Nei rimanti gran premi, Michele Alboreto colleziona solo un 13° posto ed una serie di ritiri. Così Mauro Forghieri, allora Direttore Tecnico di Maranello, ricorda quella stagione. “Dopo la vittoria in Germania, proprio in casa della Porsche che voleva festeggiare con una vittoria di Prost, cominciarono i guai per la Ferrari. Le turbine KKK inspiegabilmente avevano cominciato a rompersi, ma erano teoricamente le stesse montate sulla McLaren-Porsche. Si fecero esaminare i pezzi ma non si riscontrarono difetti e allora nacque il sospetto che fossero realizzate con standard qualitativi inferiori rispetto a quelli forniti alla scuderia di Ron Dennis”.  Questo mandò su tutte le furie Enzo Ferrari che ordinò: “Mettete quei pezzi in una cesta e buttateli via! Adesso telefono io in America e voglio dei pezzi nuovi qui domattina!”. Ma il V6 della 156/85 era stato sviluppato per le turbine tedesche ed a metà stagione, con il ritmo incalzante delle gare, era impossibile riprogettare e modificare il motore per le Garret. Michele Alboreto fini il campionato al secondo posto assoluto con 53 punti a 20 lunghezze di distanza dal vincitore Alain Prost. Per le prossime stagioni non ci sarà più una occasione simile e rimarrà il rimpianto di non aver potuto realizzare il sogno di un pilota italiano su una Ferrari campioni del mondo.

Dopo l’avventura in Formula Uno Michele pensa all’america, corre con le monoposto e con la Ferrari F333 nell’Imsa. Ritorna infine in Europa nelle gare DTM, con l’Alfa Romeo. Gianni Arosio, suo ingegnere di macchina, ha ancora un grande ricordo del milanese. “Ho gestito Michele Alboreto con la GTA nel DTM, dal punto di vista dei risultati non fu una grande esperienza. Michele era appena reduce da 20 anni di Formula ed aveva ancora la guida da monoposto. Non riuscì a capire la guida di quella vettura, non riusciva a farla scorrere come si deve fare con una turismo. Come uomo invece ho un grandissimo ricordo di lui, un vero signore, conservo ancora gelosamente il suo casco che mi ha donato con una dedica speciale ed un modellino di quella vettura in edizione limitata fatta costruire apposta da lui.”

La vittoria più grande si Alboreto è stata alla 24 Ore di Le Mans, nel 1997, con la TWR Joest, un risultato che lo lancerà nella grande squadra Audi di Wolfgang Ullrich quando parte l’avventura del team tedesco.

Il suo casco era facilmente riconoscibile: blu intenso con la striscia gialla, gli stessi colori di Ronnie Peterson, l’idolo della sua gioventù, un pilota che come Michele non è riuscito a conquistare l’alloro mondiale, ma il cuore di molti tifosi, per come guidava in pista, per come sapeva essere un signore delle piste, proprio come Alboreto.

La determinazione e la passione sono sempre state due costanti nella sua carriera: aveva ancora tanta voglia di correre, di ottenere ancora dei risultati come la vittoria a Le Mans e quella di Sebring del 2001, la sua ultima. Voleva conquistare ancora un’altra vittoria sulla Sarthe, proprio con quell’Audi che lo ha tradito.

Sentir parlare Alboreto, durante una intervista o una conferenza stampa, aveva un significato particolare: mai banale, sempre cercando il perché delle cose e delle situazioni, a volte sarcastico nei suoi giudizi, a volte con una vena polemica, ma sempre garbata. Prima di essere un pilota era un uomo, sempre disposto a mettersi in discussione, ed a costruire un futuro.

Monza, un circuito che lo ha visto al debutto, nel 1976, con una CRM di F.Monza, acquistata per poche lire in società con un altro pilota, e lo ha rivisto per la sua ultima gara, invitato dalla Lamborghini, azienda del gruppo Audi, che lo ha fatto correre con la Diablo GT-R del Lamborghini Supertrophy in coppia con Luc Alphan. Michele non si risparmiato anche questa volta, l’ultima, anche se non conosceva la macchina ed ha avuto problemi di assetto per tutte le due gare, ma è riuscito a salire sul podio. La sua mente però era già proiettata verso il futuro, voleva dare una mano a lanciare giovani piloti “domani parto, vado al Laustzring a fare dei test con l’Audi, ma sto iniziando a collaborate anche con la CSAI, dobbiamo rilanciare questo sport, ci vogliono giovani, ci vogliono proposte e voglia di fare, di lavorare.”  Sono state le sue parole, il suo ultimo messaggio.

Michele Alboreto era questo, e tanto altro. Con lui è anche finita un’epoca, nella quale i piloti iniziano a correre per merito delle scuderie sportive, arrivano in alto, non per la valigia, ma per le proprie qualità, velocistiche e professionali. Riescono a fare sognare le folle al volante di una rossa, e continuano a fare i professionisti ad alto livello per molte stagioni ancora, senza mai arrendersi. Ma soprattutto finisce anche un’epoca dove i piloti sanno essere anche uomini, non solo delle star o dei semplici robot al servizio degli sponsor, e vengono apprezzati anche e soprattutto per questo.

Immagini – Massimo Campi

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Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 35 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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