Storia 1966 24h Le Mans_600x

Published on giugno 22nd, 2016 | by Massimo Campi

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Ford GT 40, quaranta pollici contro la Ferrari

La Ford GT40 ha conquistato la sua prima importante vittoria nel 1966 a Le Mans

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Ci sono sfide che hanno segnato le pagine della storia dell’automobilismo sportivo, ma una delle più affascinanti è stata quella, a metà degli anni sessanta, che hanno visto contrapporsi uno dei più grandi colossi mondiali delle auto di serie contro la più famosa marca di auto da corsa. Stiamo parlando di due marche, la Ford e la Ferrari, che si sono sfidate senza esclusione di colpi, per conquistare il più ambito trofeo di quegli tempi, ovvero la 24 ore di Le Mans e il titolo mondiale marche. Henry Ford continuava a chiedersi il perché doveva spendere cifre enormi in pubblicità, mentre il piccolo costruttore italiano conquistava ogni lunedì i titoli sui giornali. Cercò di acquistare la fabbrica di Maranello, tutto sembrava volgere a buon fine, ma Ferrari all’ultimo momento rispose picche!. Da quel momento, dopo il rifiuto da parte di Enzo Ferrari di cedere la sua preziosa ditta al colosso americano, vincere a Le Mans e sconfiggere la Ferrari era diventato uno degli obbiettivi primari di Henry Ford II.

La Ford annuncia l’impegno nelle corse nel 1962

Nel 1962 viene dato l’annuncio alla stampa che la Ford Motor Company sarebbe entrata ufficialmente nel mondo delle corse automobilistiche. I piani del colosso di Detroit hanno come fulcro l’impiego di un motore Ford derivato dalla produzione di serie su una vettura da corsa di nuova concezione. Roy Lunn, ingegnere meccanico della Ford, è l’incaricato del progetto e disegna una vettura con il motore in posizione centrale-posteriore. Parallelamente, Eric Broadley il fondatore della Lola, ha già costruito una vettura molto simile a quella di Lunn nella sua officina a Bromley nel Kent. La Lola, equipaggiata con il Ford V8 di 4.262 cc è presentata al Salone dell’Automobile di Londra nel gennaio 1963. Roy Lunn, vista la vettura,  prende contatti con Broadley ed in breve viene fondata una società tra la Ford e la Lola per la realizzazione di un prototipo da corsa. La vettura della Lola diviene così la base di partenza per la nuova vettura Ford GT, anche per la semplice ragione che era già pronta. Il prototipo ha una altezza da terra di circa un metro, per l’esattezza di 40 pollici e da questo dato deriva la sigla della vettura che viene chiamata Ford GT40. John Wyer, ex direttore generale della Aston Martin, viene assunto dalla Ford con l’incarico di sovrintendere al programma di sviluppo della Lola. La carrozzeria definitiva è studiata dal centro styling della Ford e viene collaudata nella galleria del vento all’Università del Maryland. Il primo motore utilizzato è un Ford Fairlane V8  di 4.195 cc accoppiato ad un cambio Colotti Tipo 37 a quattro rapporti. Il rapporto di compressione è 12,5:1 ed il motore che ha una potenza di 350 cv a 7.200 è alimentato da quattro carburatori Weber a doppio corpo. Il telaio della GT40 è una monoscocca, il motore, come da progetto, è collocato alle spalle del pilota in posizione centrale per avere una migliore distribuzione delle masse. Le sospensioni sono indipendenti, con molle elicoidali ed ammortizzatori telescopici ed i freni sono a disco. La vettura ha un passo di 2,41 m., una carreggiata di 1,37 m., una lunghezza di 4,03 m, la larghezza è di 1,37 m. ed il peso è di 825 kg.

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La GT Ford debutta nel 1964

La prima vettura, realizzata a Deborn negli stabilimenti Ford, viene terminata il 1 aprile 1964 e con altri due esemplari realizzati dalla Lola nel nuovo stabilimento di Slought è inviata il 16 aprile per una sessione di prove a Le Mans. Quel giorno pioveva e subito appaiono i primi problemi di portanza aerodinamica. Jo Schlesser, uno dei primi piloti collaudatori ingaggiato dalla Ford, ha un incidente a 225 Km/h per colpa dell’eccessivo alleggerimento del retrotreno, ed anche le altre vetture subiscono delle uscite di strada per lo stesso motivo. Richie Ginther, altro pilota addetto ai primi collaudi, suggerisce di applicare uno spoiller al cofano posteriore e l’accorgimento migliora subito la stabilità della GT40. La vettura appare subito veloce, tanto che Ginther supera i 320 km/h sull’Hunaudieres prima della staccata di Mulsanne.

Il debutto in gara della GT40 avviene nel mese di maggio del 1964 alla 1000 Km del Nurburgring, pilotata da Phil Hill e Bruce Mc Laren. Ottiene il secondo tempo in prova e viaggia in quinta posizione fino a quando si rompe il braccio di una sospensione posteriore dopo due ore a mezza di gara. I guai riscontrati nella prima stagione di gare riguardano soprattutto la fragilità del cambio ed i problemi ai freni che si surriscaldano facilmente. Lo sviluppo successivo della GT40 viene fatto da Lunn con una società chiamata Kar Kraft, situata a Deaborn accanto agli stabilimenti Ford e costituita appositamente per la realizzazione di veicoli speciali.

Sempre nel 1964, la Ford si presenta a Le Mans con tre vetture e la squadra diretta da John Wyer. I piloti sono Dick Attwood in coppia con Jo Schesser, Phil Hill con Bruce Mc Laren e Richie Ginther con Masten Gregory. La preparazione della vettura appare ancora affrettata, ma dopo un’ora di corsa Ginther transita in testa alla gara. Il sogno dura poco e dopo sole quattro di gara la GT40 si ferma con la trasmissione a pezzi. Per lo stesso motivo si ritirano anche Hill e Mc Laren, mentre la terza vettura prende fuoco a causa della rottura del tubo della benzina.

Carrol Shelby diventa l’uomo di riferimento della Ford dal 1965

La squadra composta da dieci GT40 viene ceduta alla Shelby-American con un contratto particolare che impegna Carrol Shelby a migliorare le vetture ed a promuoverne l’immagine per la stagione 1965. La sede di Shelby si trova alle porte del circuito di Riverside e la Ford GT40 è trasformata da Phil Remington e Ken Miles in una valida macchina da corsa. E’adottata la versione di 4,7 litri del V8 Fairlane con una potenza di 390 cv. Parallelamente sono sviluppati anche i prototipi con i motori di 7 litri e di 5.328 cc di cilindrata.

Il 1965 è l’anno del primo grande scontro Ferrari-Ford per il predominio delle ruote coperte. La Ferrari mette in campo la nuova vettura prototipo studiata dall’equipe diretta da Mauro Forghieri. Si chiama P2, monta il V 12 di 3.3 litri (350 cv) nella versione 275 P2 ed il motore di 3.967 cc (410 cv) nella versione 330 P2 ed è utilizzata dal team ufficiale che conta su piloti del calibro di John Surtees, Ludovico Scarfiotti, Mike Parkes, Nino Vaccarella e Lorenzo Bandini. La Ford schiera al via la GT40 che conquista la sua prima vittoria a Daytona con Ken Miles e Lloyd Ruby, dimostrando la bontà del progetto realizzato dalla casa di Detroit. A metà stagione 1965 la Ford decide di realizzare 50 vetture GT40 per ottenere la qualificazione nella categoria vetture sport di produzione. Le vetture sono realizzate nelle officine di Slougt e vendute attraverso la Shelby-American ad un prezzo di 16.250 dollari. La grande sfida dell’anno ha come teatro Le Mans: la Ford schiera quattro GT40 con motore di 4700 cc e due GT40 con motore 7000 cc, velocissime ma poco affidabili. La Ferrari mette in campo le sue P2 ufficiali e varie vetture affidate alle scuderie private. Il ritmo della gara è velocissimo, si lotta sempre al limite ed alla sesta ora tutte le GT40 sono fuori gara, ma anche le vetture ufficiali di Maranello hanno dei problemi a causa del ritmo di gara. La vittoria è comunque di colore Ferrari e viene conquistata dalla Ferrari 275 LM della Scuderia NART di Luigi Chinetti, pilotata da Masten Gregory e Jochen Rindt, che precede la vettura gemella di Pierre Dumai e Gustave Gosselin. La livrea della vettura vincitrice è blu e bianca, colori della NART, mentre le altre due Ferrari sono gialle, il giallo della scuderia belga Francorchamps. Per la Ford è una grande sconfitta: il piccolo costruttore italiano c’è l’ha nuovamente fatta a sconfiggere il grande colosso dell’automobile. Le pagine dei giornali sono ancora per la Ferrari, ma sarà l’ultima vittoria sul tracciato francese per le vetture di Maranello che hanno conquistato per nove volte prima la 24 ore più famosa della storia. La sfida tra Ferrari e Ford continua anche nella classe GT oltre 2 litri. La Ferrari si appoggia a varie scuderie private che portano in gara la GTO e la 275 Gtb. La Ford continua il sodalizio con la Cobra di Carrol Shelby che schiera una nuova vettura chiamata Cobra Daytona, disegnata da Pete Brock, ex stilista della General Motors emigrato alla Cobra e realizzata in soli sei esemplari. La Cobra monta l’8V Ford di 4.727 cc e riesce a sopravanzare le rosse di Maranello. Tra i piloti che hanno contribuito maggiormente alla conquista del titolo ci sono Bondurant, Withmore, Neerpasch, Schlesser.

Riparte le sfida nel 1966 e finalmente arriva la vittoria a Le Mans

La Ford, sconfitta a Le Mans nel 1965, rilancia la sfida ai colori italiani nel 1966 e rimette in campo le sue GT40 e le AC-Cobra nelle granturismo. La Ferrari, per controbattere gli americani, realizza la 330 P3, evoluzione della precedente P2, ed equipaggiata dal V 12 di 3.967 cc a doppia accensione, due valvole per cilindro, iniezione diretta e potenza di 420 cv. La gara di Le Mans è fondamentale per la conquista del titolo mondiale. La Ford schiera otto GT40 Mk II che montano il Ford 8V-7.000 cc da oltre 500 cv. La nuova carrozzeria è studiata in galleria del vento per essere il più veloce possibile sul rettilineo dell’Hunandieres e per contrastare la naturale tendenza ad alzare il muso alle alte velocità. Per il colosso di Detroit è nuovamente fondamentale vincere sul tracciato francese e sconfiggere le rivali rosse. Gli americani hanno profuso ogni possibile sforzo ed ogni mezzo per Le Mans: è in gioco la propria credibilità sportiva e tecnologica sul tracciato della Sarthe che è considerata la corsa più famosa al mondo. La Ferrari è al via con tre P3 ufficiali e varie vetture affidate, come al solito, alle scuderie private. La Ford ha uno squadrone di con piloti di primo livello, il motore V8 con la sua grande cubatura è un vero mulo, quasi indistruttibile. Di contro le P3 sono vetture molto stabili, più leggere delle rivali, hanno un motore di cilindrata inferiore e quindi contano sui minori consumi. Guasti e incidenti le P3 ufficiali sono costrette alla resa e per la Ford è finalmente il trionfo con tre GT40 che passano in parata sotto la bandiera a scacchi. La casa di Detroit conquista la 24 ore con Bruce Mc Laren e Chris Amon, Miles-Hulme sono secondi e Bucknum-Hutcherson completano la parata Ford. I rimanenti posti in classifica a punti sono occupati dalle Porsche 906. La vittoria della GT40 di Amon-Mc Laren sulla gemella di Miles-Hulme è frutto di una ingenuità da parte del team americano. Nell’euforia di un successo tanto rincorso, il team Ford vuole strafare e rallenta la GT 40 di Ken Miles e Dennis Hulme per organizzare un arrivo in parata con la vettura di Amon-Mc Laren che è seconda, leggermente staccata, e con l’altra GT40 staccata in classifica di 12 giri. Le tre vetture passano il traguardo quasi appaiate, con la GT40 in testa a quel momento davanti alle vetture gemelle. La classifica di arrivo è però stilata in base alle posizioni di partenza e la macchina di Amon-Mc Laren è partita dieci metri più indietro rispetto a quella di Miles-Hulme prima sotto la bandiera a scacchi. Applicando il regolamento vigente della 24 ore risulta che la GT40 di Amon-Mc Laren ha percorso 10 metri in più rispetto alla vettura gemella e quindi risulta la vincitrice della maratona. Una vera beffa per Ken Miles e David Hulme che hanno dominato la gara!

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La classifica mondiale vede la vittoria della Ford nei prototipi oltre 2000 cc e della Porsche nei prototipi fino a 2000 cc. Il campionato costruttori GT viene vinto dall’Abarth nella classe fino 1300 cc, dalla Porsche nella classe fino a 2000 cc e dalla Ford nella classe oltre 2000 cc con la Cobra. Il colosso statunitense è riuscito a sconfiggere la piccola Ferrari, ma i mezzi economici messi in campo sono nettamente superiori ai pochi di Maranello. Comunque la Ferrari, la regina incontrastata delle corse di durata si può sconfiggere, e questo per gli americani è motivo di orgoglio ed il raggiungimento dell’obbiettivo prefissato quattro anni prima.

 

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Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 35 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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