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Published on maggio 2nd, 2016 | by Massimo Campi

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GP San Marino 1981: il debutto di Michele Alboreto

Michele Alboreto, nel 1981, debutta in Formula Uno ad Imola

 

Dal debutto in F.Monza a Campione Europeo delle Formula Tre passano meno di cinque anni, Michele Alboreto è una delle più grandi promesse italiane e lo sbocco naturale. Il debutto avviene ad Imola, Gran Premio di San Marino, del 1981, ma alla fine del 1980 le strade per la massima formula sembravano ormai chiuse per i piloti italiani. Dopo la vittoria Europea, la speranza è quella di seguire le orme di Alain Prost che dal titolo Europeo del 1979 ha debuttato subito in F.1, ma le circostanze purtroppo sono cambiate. Alboreto non ha alle spalle grossi sponsor ed inoltre in F.1 i nostri colori non stavano ottenendo grossi risultati: Giacomelli e De Cesaris con l’Alfa Romeo combinavano poco, ma molti pasticci, Patrese con l’Arrows non riusciva ad emergere e Cheever correva con Osella nelle retrovie. I piloti italiani erano visti nell’ambiente come poco professionali e solo con la valigia degli sponsor da mungere, ma questo non era certamente il caso di Michele che correva solo grazie alle sue doti. Alboreto sperava in contratto con l’Alfa, parlò con l’ing. Chiti che si limitò a dargli un premio di sei milioni di lire per aver portato alla vittoria il quattro cilindri del biscione. Fortunatamente arrivò Minardi e gli propose la stagione di F.2 nel 1981 con la sua macchina, che riuscì anche a portare alla vittoria a Misano, la prima ed unica vittoria del costruttore romagnolo nella formula cadetta.

Intanto Cesare Fiorio continua a volerlo nella squadra del Mondiale Endurance. La Lancia aveva creato un programma per correre nel mondiale Endurance, con la Beta Montecarlo Turbo e Fiorio, merito anche di alcuni sovvenzionamenti CSAI e Fiat per il lancio di giovani piloti fece una squadra con piloti italiani provenienti dalle categorie minori. Fece correre tra il 1980 ed il 1982 i migliori giovani: Alboreto, Patrese, Cheever, Pirro, De Cesaris, Ghinzani, alternandoli con piloti esperti ed alcuni provenienti dal mondo dei rally come Walter Rohl e Marku Alen. Nel 1980 Michele partecipò a cinque gare, vincendo la categoria fino a due litri con la Beta Montecarlo Turbo al Mugello ed a Silverstone in coppia con Walter Rohl. L’impegno con la Beta Montecarlo continua nel 1981, dove vince alla 6 Ore di Watkins Glen in coppia con Riccardo Patrese.

Pippo Cascone, l’allora direttore sportivo della Scuderia Salvati, quella in cui si era iscritto Alboreto ricorda quei tempi in cui seguiva ancora il pilota milanese.

Cesare Fiorio e Ben Bartoletti gestivano tutto il team e le strategie. Ai piloti toccava il compito di eseguire gli ordini in modo preciso, senza doversi inventare nulla. Passo di gara, regolazioni, tutta la strategia di gara era decisa a tavolino, i piloti non dovevano avere nessuna iniziativa ma imparare a gestire la macchina secondo gli ordini ed i ritmi previsti. Comunque una scuola professionale, Michele apprese diverse metodologie di lavoro ed ebbe anche risultati di rilievo con la LC2 nel 1982 dove rimase in lotta per il titolo piloti. Sfortuna ed alcune condizioni avverse privarono Alboreto della conquista di questo risultato finale.”

La stagione 1980 è comunque determinante per la carriera di Michele Alboreto: a Montecarlo viene notato da vari Team Manager di Formula Uno ed a Thruxton viene avvicinato da Ken Tyrrel. Da quel momento partono una serie di contatti che porteranno Alboreto al debutto in Formula Uno proprio con la vettura del boscaiolo, ma mancano i finanziamenti per far partire l’operazione, ed il pilota milanese ricorre al Conte Zanon, grande appassionato di corse e famoso mecenate.

Adriano Salvati racconta come si è instaurato il rapporto con il Conte Zanon

“Michele ha un mito: Ronnie Peterson, i colori del suo casco sono quelli dello svedese e come il biondo campione è venuto dal nulla, senza mezzi ma con tanto talento. Dopo la morte di Peterson, Michele scrive una lettera alla moglie Barbro, ed inizia tra i due un rapporto di lontana amicizia. Michele comunque entra nel giro dei professionisti del volante e come tanti altri piloti dell’epoca vive a Montecarlo. Proprio nel principato incontra nuovamente Barbro Peterson che presenta il giovane milanese al Conte Zanon,. Tra i due nasce subito un’intesa, il Conte intuisce che quel giovane ha belle speranze e tanto talento. Sarà proprio lui a finanziare i primi motori DFV Cosworth ed a fare da ponte con Ken Tyrrell per rendere possibile il debutto di Michele in F.1.”

Il Conte Gughi Zanon di Valgiurata era un nobile, con infinite ricchezze, ma era anche un abile finanziere con interessi in molteplici attività e varie imprese. Zanon aveva una grande passione per le auto e per le corse. Aveva finanziato squadre e piloti. Frank Williams deve molto a Zanon, anche grazie a lui è entrato nel mondo della F.1. Tra il Conte e Ronnie Peterson c’è sempre stata stima e grande intesa. Lo svedese è ricorso all’aiuto del Conte “Gughi” Zanon di Valgiurata diverse volte nella sua carriera. L’aristocratico italiano facoltoso uomo d’affari con vasti interessi nell’industria del caffé, lo aiutò a ricucire i rapporti con la March all’inizio degli anni’70. All’epoca la squadra aveva una monoposto piuttosto convenzionale, quattro piloti non proprio di primo piano, Vittorio Brambilla, Hans Stuck, Arturo Merzario e Lella Lombardi e un budget tenuto in piedi dalla partecipazione discontinua di alcuni sponsor abbastanza importanti, tra cui la Lavazza, controllata dalla moglie del Conte Zanon. In seguito Zanon ricorse nuovamente in aiuto allo svedese nel 1977, quando lo svedese decise di abbandonare la Lotus dopo vari diverbi con Chapman. E qui, tornò in ballo il nome March. Il suo ritorno alla compagine inglese, fu propiziato ancora una volta dall’intervento del Conte Zanon di Valgiurata. La situazione economica della squadra non era solidissima e gli sponsor si alternavano per coprire il budget. Peterson, realisticamente non si aspettava di compiere un’annata da urlo, ma a Monza compì un mezzo miracolo, vincendo pur con un mezzo inferiore scrivendo una delle più memorabili pagine della storia di questo sport.

Pippo Cascone è stato testimone di alcuni incontri tra Alboreto e Zanon e ricorda il debutto a Imola

“Il Conte era una persona incredibile, come era sua moglie. Era un vero signore, soprattutto nei modi di fare e di essere. A seconda di chi aveva davanti sapeva valutare subito l’individuo e cercava di metterlo a suo agio. Aveva una infinita cultura, ma era anche una persona semplicissima nei modi di essere e sapeva sempre avere argomenti di conversazione in base alle caratteristiche di chi aveva davanti, senza mai dare nessun accenno della eventuale superiorità data dal suo rango di nobiltà. Mi ricordo di serate a casa di Michele a Montecarlo, a tavola con i coniugi Alboreto ed i coniugi Zanon che parlavano tranquillamente di cose di tutti i giorni, dalla ricetta per una pasta ad un semplice acquisto al negozio all’angolo, come persone qualunque. Tra Michele ed il Conte ci fu subito affinità. Programmò il debutto di Alboreto ad Imola nel 1981, si rivolse a Ken Tyrrell e stanziò 250 milioni per quella gara. Procurò anche gli sponsor, che erano aziende in cui lui aveva interessi economici e l’operazione partì con tutte le garanzie del Conte. Michele ottenne il diciassettesimo posto in prova, classificandosi anche davanti al suo compagno Eddie Cheever due posizioni più indietro. Partì bene, fece la sua bella gara, fino a quando non venne tamponato al 17°giro  da Beppe Gabbiani, alle sue spalle che sbagliò la staccata nel tentativo di passarlo. L’esordio era stato comunque positivo, Michele aveva mostrato di essere all’altezza per la massima formula, il Conte Zanon si convinse subito di continuare nell’impresa e stanziò altri 250 milioni per finire la stagione con Ken Tyrrell.”

L’avventura in Formula Uno è iniziata, nel 1982 arriva la prima vittoria, a Las Vegas,  nel 1983 la sua seconda ed ultima vittoria per Ken Tyrrell a Detroit, poi la Ferrari, che porterà il pilota nato a Rozzano vicino a quel titolo mondiale, purtroppo stregato e perso tra le turbine del suo motore che si arrostivano ad ogni gara

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Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 35 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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