Storia

Published on Aprile 12th, 2016 | by Massimo Campi

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Jack Brabham mondiale con la sua vettura

Jack Brabham conquista il terzo alloro mondiale nel 1966 con la sua monoposto, dopo i due titoli con la Cooper.

Tra tutti i piloti che hanno conquistato un titolo mondiale, Jack Brabham rimane l’unico ad averne conquistato uno sia da pilota che come costruttore. “Sir Jack” è riuscito in una impresa unica nel suo genere, dove altri hanno fallito. L’impresa accedeva 50 anni fa, nel 1966, primo anno delle nuove formula uno di tre litri di cilindrata.

Jack Brabham, australiano ma profondamente inglese, nato ad Hurtsville il 12 aprile del 1926, ha disputato in carriera ben 123 Gran Premi in sedici anni, vincendo solo 14 gare, ma andando spesso a punti. Pilota concreto, roccioso, ha fatto della tattica e del senso della gara le sue principali caratteristiche per arrivare ai risultati che lo hanno portato tra i grandi del motorsport. Brabham sin dall’inizio delle sua carriera è stato un promotore dello sviluppo tecnico, in una epoca dove i suoi principali rivali badavano più alla guida, alla gara che alla messa a punto della vettura.

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Brabham nasce in Australia

Il nonno di Jack è inglese, ma a sedici anni abbandona le rive del Tamigi per tentare fortuna nella terra dei canguri. Jack Brabham farà invece la strada inversa e troverà fortuna proprio nel vecchio continente. All’età di sedici anni Brabham entra come apprendista meccanico in una officina, ma la sera continua gli studi, frequentando un corso di meccanica. A 18 anni entra nell’Australian Air Force, sogna di fare il pilota, ma rimarrà per tutto il servizio militare con la tuta da meccanico ed a fine della leva tenta la fortuna aprendo un garage tutto suo. La passione per la gare arriva come una folgorazione, per caso un giorno, quando nel suo garage si presenta un americano, Johnny Schonberg che convince Brabham ad andare a Darwin per accostare del materiale bellico dismesso dagli americani. I due, prima di fare gli acquisti, assistono ad una gara di Midget, le piccole monoposto che corrono sugli ovali. Scocca la passione, Schonberg convince Brabham a costruirgli una vettura, fa due gare e poi abbandona l’impresa. Jack si ritrova la vettura abbandonata in officina, prova a mettersi al volante e vince per quattro volte il titolo nazionale della categoria.

Dalle Midget passa alla monoposto e va a lavorare per John Cooper

Tra Brabham e le corse inizia uno stretto connubio, sia come meccanico preparatore che come pilota. Intanto un australiano che aveva acquistato una Cooper si ritrova con il motore a pezzi alla prima gara. Lo fa smontare e lo rispedisce in Inghilterra, ma il nuovo motore non arriva mai e rivende per pochi soldi il telaio a Brabham. Jack assemblando vari pezzi costruisce un motore, e si iscrive al Gran Premio di Nuova Zelanda dove incontra alcuni piloti europei. Presto si convince che bisogna emigrare nel vecchio continente se vuole dare spazio alle sue passioni. All’inizio del 1955 con la moglie Betty ed il primo figlio Geoff parte per l’Inghilterra, destinazione la factory di John Cooper dove gli è stato riservato un posto come pilota-meccanico di F.2. La piccola casa inglese è in espansione, le leggere vetture di John Cooper a motore posteriore iniziano ad avere risultati importanti e presto si diffondono nel mondo dei Gran Premi. Nel 1958 le Cooper a motore posteriore del team di Rob Walker ottengono le prime vittorie, con Moss in Argentina e Trintignant a Monaco. Brabham rimane in attesa e nel 1959 diventa pilota ufficiale della factory inglese.

Primo titolo battendo Moss e Brooks

Stirling Moss nel 1959 è spesso il più veloce con la Cooper del Team Walker, ma la sua vettura è spesso ferma con il cambio a pezzi. L’ex meccanico venuto dall’altra parte del mondo vince a Monaco ed in Inghilterra, continua badando più alla classifca ed ai punti che alle singole vittorie. All’ultima gara della stagione Brabham ha più punti in classifica di Moss e di Tony Brooks che corre per la Ferrari, ma c’è il gioco degli scarti da mettere in conto. A Sebring devono vincere Moss o Brooks per conquistare l’alloro mondiale e sorpassarlo in classifica, ma Brabham come suo solito è calmo, cura i suoi avversari. Stirling Moss è velocissimo in prova, segna la pole, parte, va in testa ma il suo cambio si sbriciola, lasciandolo ancora una volta senza la corona. Brabham è alle sue spalle, va in testa, controlla la corsa, ma a un chilometro da traguardo il suo Climax si ammutolisce senza benzina. La macchina continua ad andare in folle, poi Jack scende e si mette a spingere fino a quando non transita sotto la bandiera a scacchi. Brabham termina al quinto posto, Brooks è solo terzo, ma il titolo mondiale è suo, il primo. La stampa inglese non lo osanna, l’australiano ha battuto due piloti inglesi, Moss e Brooks, che andavano spesso più veloci di lui!. Jack taglia corto e riparte per l’altra parte del mondo, in Australia, si rigenera, torna per sviluppare la nuova Cooper e per un nuovo titolo mondiale. La stagione 1960 non ha storia: cinque vittorie ed un quarto posto mettono a tacere tutti, Black Jack non è più in discussione, è il migliore del lotto.

Meccanico, pilota e costruttore

Nonostante due titoli mondiale e la fama raggiunta, Jack Brabham insegue ancora il suo sogno: la sua scuderia. Ci vorranno sei anni un tecnico amico come Ron Tauranac per realizzare quel sogno e vincere con una sua vettura. Inizia con la F.Junior, poi con le piccole F.3, che in pratica sono le stesse vetture. In lui convivono sempre diverse anime, quella del costruttore, del Team Manager e quella del pilota che entra in gioco quando si abbassa la bandiera a scacchi e parte la gara. Nonostante i sacrifici, con il suo carattere roccioso ed estremamente concreto riesce a fare convivere tutte le sue anime e la gloria finale arriva quando ha superato la soglia delle quaranta primavere.

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Il terzo mondiale, quello più importante

Nel 1966 la Formula Uno cambia i regolamenti, dalle piccole vetture di 1,5 litri si passa a quelle di tre litri. Pochi sono i costruttori pronti per la nuova formula, mancano soprattutto i motori adeguati. Jack Brabham scova in Australia un motore, il Repco, realizzato dall’australiana Repco partendo dal monoblocco in alluminio derivato dalla produzione di serie montato sulla Oldsmobile F85. E’ un V8, sembra valido mentre gli altri costruttori inglesi si affidano ai vecchi Climax con la cilindrata maggiorata, oppure alla BRM che realizza un addirittura un complicato 16 cilindri. In Ferrari, Mauro Forghieri adatta il V12, ma i troppi programmi di Maranello, tra le Sport dove deve contrastare la nuova arrivata Ford, ed i molti clienti sportivi, limitano lo sviluppo della monoposto di F.1. Inoltre in Ferrari si consuma il divorzio tra il campione John Surtees e la squadra e le gomme Dunlop, sostituite in seguito con le Firestone, non sono performanti come le Good Year montate sulla Brabham. La Honda arriva in ritardo ed intanto Jack Brabham con la sua BT19 vince le gare. Il Repco V8 620 è un motore in lega leggera con le canne dei cilindri in ghisa. La potenza è di 315 cv, con distribuzione a due valvole per cilindro, ma il propulsore è molto affidabile.

Il vecchio Brabham corre ancora in Formula Uno a 40 anni, titola la stampa inglese, ma Jack non si sente vecchio “avevo l’età di Manuel Fangio quando vinse il primo titolo mondiale, ed io ne avevo già vinti due!”

Quattro vittorie consecutive in Francia, Gran Bretagna, Olanda e Germania ed un quarto posto, “nonno Jack” è di nuovo campione del mondo per la terza volta, facendo zittire tutta la stampa che l’aveva dato per finito! E con il titolo mondiale in tasca arriva anche un altro titolo, quello di “Sir Jack” consegnato dalle mani della Regina con tanto di insegne dell’Ordine dell’Impero Britannico!

Continua a correre fino al 1970

L’anno dopo, il 1967, sarà il suo secondo pilota a fargli lo sgambetto. Il neozelandese Denny Hulme all’ultima gara vince il titolo, Jack caposquadra è solo secondo, poi Hulme emigra alla McLaren di Teddy Mayer. Tre anni più tardi, nel 1970 alla sua ultima stagione di gare dopo ben 16 anni di carriera, vince ancora a Kyalami; ma a Montecarlo compie uno dei pochi errori andando a sbattere, senza freni all’ultimo passaggio al Gasometro, lasciando via libera ad un incredulo Jochen Rindt che vince con la Lotus 49. Pago dei risultati ottenuti si ritira dalla corse, uno dei pochi piloti di quell’epoca che non ha mai avuto incidenti importanti. Lascia il Team al socio Ron Tauranac, che in seguito venderà tutto a Bernie Ecclestone che inizierà la sua lunga carriera nel mondo della Formula Uno.

Brabham segue la carriera dei figli, che non riusciranno a ripetere le imprese del padre. Con il tempo partecipa a varie rievocazioni storiche ed infine muore il 19 maggio 2014 all’età di 88 anni in seguito ad una lunga malattia al fegato.

Anche nei momenti di gloria il roccioso Jack non si è mai dimenticato delle sue umili origini, la leggenda narra che dopo avere ricevuto la massime onorificenze dalla Regina la sua vettura non volesse ripartire. Davanti agli sguardi allibiti delle guardie di Buckingam Palace si sfilò la giacca da cerimonia, aprì il cofano e armeggiando con una paio di attrezzi mise subito in moto il motore, anche con il titolo da Sir, non aveva perso il mestiere di meccanico!

 

 

 

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About the Author

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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