Storia

Published on Marzo 2nd, 2016 | by Massimo Campi

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Ferrari e Varzi, una coppia impossibile

Achille Varzi ed Enzo Ferrari, hanno vinto assieme ed hanno litigato spesso.

Troppo aristocratico il pilota, troppo padrone l’altro. Una coppia impossibile da gestire, eppure si sono trovati, hanno vinto assieme, ma presto si sono lasciati, e con un bel mucchio di polemiche come strascico finale. Achille Varzi ed Enzo Ferrari, tra i due migliori del loro tempo. Il primo, veloce, meticoloso e spietato, il secondo organizzatore e…spietato pure lui, tra i due caratteri non poteva certamente durare. Achille Varzi era figlio di un ricco industriale del Nord, affermatosi con le moto, poi passato alle quattro ruote, come quasi tutti i grandi piloti della sua epoca.

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A Ferrari piacevano le sue qualità agonistiche. “Il pilota era come l’uomo” così lo descriveva “intelligente, calcolatore, grintoso quando necessario, feroce nell’approfittare della prima debolezza, del primo errore o incidente dell’avversario. Direi spietato”. Ma nel contempo non sopportava gli atteggiamenti dell’asso di Galliate: bizzoso, lunatico, egocentrico, con atteggiamenti da primadonna. Varzi amava sempre i vestiti alla moda, aveva manie da aristocratico che spesso poco si addicevano al mondo rude delle corse di allora. Era sempre circondato da donne troppo appariscenti e spesso invadenti ed amava il grande lusso, ma soprattutto era un uomo, un pilota che era consapevole del suo valore e voleva essere pagato (molto) per quello, una caratteristica che faceva a cazzotti con i principi del Drake: per lui il pilota era sempre e solo un accessorio rispetto alle sue vetture.

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Tra loro non poteva durare, i caratteri troppo diversi, troppo incompatibili. Varzi era sempre diffidente delle soluzioni proposte dai tecnici. Una volta, a Montecarlo nel 1931 fece impazzire Bazzi per la posizione del sedile. Dopo avere cambiato innumerevoli volte cuscini e posizioni, alla fine Bazzi si fece dare da Ferrari il giornale che aveva in tasca ed infilò di nascosto sei pagine sotto al cuscino. Varzi si sedette e gridò al miracolo, finalmente avevano trovato il cuscino giusto. “Era un tipo” commentò Ferrari “capace di credere anche all’assurdo!”

La Mille Miglia del 1934 vide la vittoria di Varzi proprio con un’Alfa della Scuderia, ma con litigata finale all’ultimo controllo di Imola. Ferrari aveva saputo che, verso Brescia, stava piovendo e fece preparare quattro gomme nuove per le Alfa in gara. Quando Varzi vide i meccanici che stavano cambiando le gomme sospettò subito qualche inganno da parte di Ferrari. Volarono parole grosse, per poco non volarono anche cazzotti, ed alla fine Ferrari, mandandolo a quel paese, gli disse di fare quello che voleva. Varzi allora si ricredette, partì con le gomme nuove, diluviò, riuscì a stare in strada ed arrivare primo a Brescia, ma, orgoglioso ed altezzoso come era, non riconobbe mai la giusta scelta di Enzo Ferrari.

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Quando i tedeschi dell’Auto Union fecero a Varzi l’offerta economica che prevedeva l’incasso del 90% dei premi gara più un consistente ingaggio in valuta straniera, Varzi non ci pensò due volte e prese subito il volo per la Germania, ma non senza lavare i panni sporchi in pubblico. Scrisse una lunga lettera alla Gazzetta dello Sport, che venne pubblicata il 26 gennaio 1935, dove accusava Ferrari di avergli proposto un contratto inferiore a quello dell’anno passato, mentre dava contratti più favorevoli ai piloti stranieri. Ovviamente arrivò ben presto la reazione del Drake, affermando che Varzi era sempre stato trattato da prima guida con condizioni economiche maggiori e condizioni tecniche privilegiate rispetto a tutti gli altri piloti, italiani e stranieri della Scuderia.

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Ferrari e Varzi non si incontrarono mai più.  La scelta suscitò un enorme clamore nel pubblico sportivo italiano che considerava il passaggio dall’Alfa Romeo all’Auto Union alla stregua di un vero e proprio tradimento.

Poche settimane più tardi, venne colpito da una attacco di appendicite. Già all’epoca l’intervento di appendicectomia era considerato routinario, ma avrebbe costretto Varzi a rinunciare ad alcune competizioni importanti. Temendo di mettere in crisi il neonato rapporto con l’Auto Union, accettò il consiglio dell’amante Ilse Hubach che suggeriva l’uso della morfina quale antidolorifico, come lei stessa aveva fatto in precedenza per curare la nefrite. Ben presto Varzi diventò dipendente dalla droga che peggiorò i problemi caratteriali e comportamentali, oltre a un netto calo delle prestazioni in gara. Il tutto portò alla rescissione del contratto con l’Auto Union. Data la grande notorietà del personaggio e la clandestinità del rapporto, essendo Ilse la moglie del pilota Paul Pietsch, la vicenda fu ripresa e abilmente romanzata dai giornali scandalistici dell’epoca. Alla fine Ilse venne anche assassinata, ma con Varzi il rapporto era già finito e la seconda guerra mondiale era alle porte.

Il pilota di Galliate  iniziò un lungo periodo di disintossicazione in una località dell’appennino modenese. Nel frattempo era stato messo sotto contratto dall’Alfa Romeo che, in attesa di un suo ritorno alle gare, gli assicurava il non trascurabile stipendio di 6.000 lire al mese.

Nel 1946 Varzi tornò a correre e si impose sul circuito di Torino, otto anni dopo l’ultima vittoria. Vinse ancora a Bari l’anno successivo, poi nel 1948 la fine. Il 1º luglio, durante le prove del Gran Premio di Berna, la sua Alfetta 158 esce di strada e si ribalta imprigionando il pilota.

 

 

 

 

 

 

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Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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