Storia

Published on Febbraio 22nd, 2016 | by Massimo Campi

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1936, la stagione di Bernd Rosemeyer

Il giovano asso tedesco Bernd Rosemeyer conquista il Campionato Europeo ed il titolo tedesco della montagna

Anni ’30, l’automobile diventa il nuovo simbolo della potenza industriale di una nazione, ma soprattutto della Germania. La crisi economica seguita alla prima guerra mondiale stravolge gli equilibri politici e cambia il volto di diversi paesi. Il potere in  Germania è conquistato da partito nazionalsocialista di Adolf Hitler che subito rilancia la nazione attraverso investimenti industriali, soprattutto nel settore metallurgico.

Le corse automobilistiche diventano un ottimo veicolo pubblicitario ed il nazismo subito sfrutta lo sport per la sua propaganda mediatica mondiale. Ogni oggetto made in Germany doveva essere il migliore nel proprio campo, anche e soprattutto nelle corse automobilistiche, vetrina perfetta per sbattere in faccia al mondo la propria superiorità sportiva e tecnologica.

Con la nuova formula in vigore dal 1934 venne fissato per i gran premi un limite di peso di 750 Kg escluso gomme e carburante e gare di 500 km di lunghezza e la Daimler Benz decise il ritorno alle corse anche in seguito ai nuovi entusiasmi popolari conseguenti all’ascesa del nazismo, Con l’approvazione del Fuhrer il ministero dei trasporti approvò uno stanziamento di 450.000 marchi l’anno per lo sviluppo delle prototipi da corsa che venne destinato alla  Mercedes ed alla nuova Auto Union, la fabbrica nata dalla fusione di quattro marchi tedeschi: Audi, Wanderer, Horch e DKW, una unione forzata dalla grande crisi mondiale dove i piccoli costruttori stavano sparendo ed altri si unirono per concentrare le forze.

La competizione tra i due colossi tedeschi e la rivalità tra i piloti, dominerà il mondo delle corse fino allo scoppio del secondo conflitto mondiale.

La nuova Mercedes venne realizzata sotto il team di progettazione capeggiato da Hans Nibel. La W125 aveva un motore sovralimentato ad 8 cilindri di 3,3 litri, con la trasmissione montata sull’asse posteriore. Il propulsore denominato M25 aveva una potenza di oltre 300 cv, ed utilizzava una speciale miscela composta da acetone, alcool metilico, nitrobenzolo ed etere.

La “corazzata” Auto Union si diede uno stemma che è arrivato ai giorni nostri: quattro anelli uniti uno all’altro e disposti su una linea orizzontale, il marchio dell’Audi riproposto dal 1985.

L’Auto Union Type “C” era progettata dal team capeggiato da Ferdinand Porsche un ingegnere con grandi qualità tecniche ed imprenditoriali uscito dalla progettazione della Daimler Benz. era discendente dalla prima Type A ma che a causa della scarsità di fondi (in seguito ancora alla crisi del ’29) rimase una validissima idea in attesa di adeguato supporto. La vettura era costruita attorno a un telaio tubolare cromo-molibdeno a traliccio su cui è fissata una carrozzeria in alluminio ed aveva una concezione molto ardita per l’epoca con il motore di 16 cilindri posizionato al centro vettura. Il V16 aveva una cilindrata di 4,5 litri, sovralimentato, con asse a camme in testa. La trasmissione aveva un cambio a cinque rapporti, le sospensioni erano indipendenti e l’abitacolo era molto avanzato per consentire l’alloggiamento del lungo propulsore dietro alle spalle del pilota..

Nel 1934 i piloti della Mercedes sono Rudy Caracciola, Luigi Fagioli e Manfred von Brauchitsch, mentre Hans Stuck è la stella dell’auto Union.  Al Gp di Germania trionfò Hans Stuck con l’Auto Union, con la Mercedes che sviluppava una potenza di oltre 350 cv, Luigi Fagioli trionfò a Pescara nella Coppa Acerbo in seguito nei GP di Italia e Spagna.

Nel 1935 le Mercedes erano pilotate da Caracciola, Fagioli ed occasionalmente da Hermann Lang, Seamann e von Brauchitsch. La Auto Union aveva ingaggiato l’asso italiano Achille Varzi ed il giovane campione motociclistico tedesco Bernd Rosemayer. All’inizio stagione Fagioli si aggiudicò il G.P. di Monaco, mentre Caracciola vinse a Tripoli. Fagioli trionfò nuovamente all’Avus ed a Barcellona, Caracciola a Reims, seguito da von Brauchitsch. Caracciola vinse anche a Spa in Belgio. In Germania invece vinse Tazio Nuvolari con l’Alfa, in una gara piena di colpi di scena, Caracciola vinse nuovamente in Svizzera, ed in Spagna, completando la trionfale stagione per la Mercedes e conquistando anche l’ambito titolo di Campione d’Europa.

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Nel 1936 Rosemayer divenne imbattibile con l’Auto Union

Nel 1936, la Auto Union puntava sui veterani Stuck e Varzi ma anche sulla nuova stella Rosemayer. La Mercedes schierava la nuova versione della W125 con il nuovo motore di 4,9 litri in gradi di sviluppare oltre 400 cv di potenza. In Mercedes venne sostituito il propulsore ad 8 cilindri con un 12 cilindri. Rudy Caracciola era sempre il primo pilota della stella a tre punte ed il punto di riferimento per Alfred Neubauer, causando spesso vari attriti con gli altri piloti Mercedes che accusavano il Team Manager tedesco di favorire Caracciola a discapito di tutti gli altri. Nuebauer era un grande pianificatore delle corse, privilegiando le tattiche, la programmazione dei rifornimenti e dei cambi gomme all’esuberanza dei vari piloti, procedure che decidevano spesso l’esito delle gare relegando in secondo piano le doti velocistiche degli uomini. Caracciola campione di grande esperienza, sapeva sfruttare al meglio gli ordini di Neubauer, applicando una visione strategica alla gara, mentre altri privilegiavano la guida al limite senza badare alle strategie di gara ed alla conservazione dei mezzi meccanici e delle gomme sempre più stressate dalle grandi potenze in gioco.

Nel GP di Barcellona le Mercedes si dovettero arrendere alla velocità dell’Auto Union di Rosemayer. Il giovane tedesco dominò la stagione vincendo i Gp di Spagna, Germania e Svizzera ed a Pescara nella Coppa Acerbo. Il 1936 era l’anno dell’Auto Union e di Bernd Rosemayer, un binomio praticamente imbattibile con il giovane tedesco che si distingueva per il suo stile aggressivo e veloce. Per la Mercedes fu un anno nero, con il ritiro in quattro corse per mancanza di competitività.

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Bernd Rosemayer, dalle due alle quattro ruote

Bernard Willhem “Bernd” Rosemeyer nasce a Lingen (Germania, Bassa Sassonia) il 14 ottobre 1909 e, come moltissimi altri colleghi, inizia la carriera nel mondo delle corse con le motociclette, nel 1931. Compete con successo in numerose gare locali e nazionali in Germania con BMW e NSU. Il talento e le grandi capacità gli fruttano numerose vittorie e viene notato dagli osservatori, tanto che presto viene ingaggiato dalla DKW. Con la moto tedesca continua a ben figurare e diventa presto uno dei giovani più considerati dai tecnici e dai giornalisti e uno dei più amati dai tifosi. Gli osservatori della Auto Union (del cui gruppo la DKW fa parte) sono alla ricerca di un giovane pilota di talento da affiancare occasionalmente ai titolari Varzi e Stuck e Bernd, assieme ad altri, viene convocato per effettuare un test.

Nel Novembre del 1934 ha così l’occasione di provare l’auto dei quattro anelli al Nurburgring: è la prima volta in assoluto che guida un’auto da corsa. Nonostante l’inesperienza emerge tra gli altri e ottiene un contratto per correre qualche gara l’anno successivo. Willi Walb, direttore sportivo della squadra, durante i primi GP del ’35 tiene Rosemeyer “fermo”, ma lo fa debuttare sul velocissimo tracciato dell’AVUS, dove si mette subito in mostra ma si deve ritirare per la rottura del motore. La bella gara gli vale la riconferma per il successivo Gran Premio dell’Eifelrennen. Su questo tracciato, alla seconda gara in assoluto con le quattro ruote, giunge secondo dietro a Caracciola con la Mercedes.

Carattere allegro, grande voglia di emergere, entusiasmo “contagioso” e grandissime doti di guida: Rosemeyer non tarda a farsi notare dalla stampa che lo acclama come la nuova promessa tedesca. Rosemeyer non lascia più il suo posto e prosegue a gareggiare per tutta la stagione: giunge quinto al GP di Francia, quarto al Nurburgring e secondo a Pescara ed arriva la prima vittoria della carriera, a Brno, a soli quattro mesi dal debutto.

Il 1936 è ricordato negli annali della storia dell’automobilismo come l’anno di Rosemeyer: il tedesco ha a disposizione una nuova versione migliorata dell’Auto Union e domina nettamente la stagione, lasciando le briciole agli avversari. Si ritira a Montecarlo dove sbatte contro un parapetto,

Dopo altre tre corse poco fortunate a Tunisi, Tripoli e Barcellona inizia la serie positiva al Nurburgring. Rosemeyer ha il primo, epico scontro contro Tazio Nuvolari, unico pilota che con l’Alfa Romeo riesce ancora a vincere contro i bolidi tedeschi. La gara, che nel finale si svolge con la nebbia negli ultimi giri vede il prodigioso recupero di Rosemeyer su Nuvolari: il tedesco nonostante la visibilità quasi azzerata spinge al massimo, staccando a memoria nelle numerose curve e riuscendo alla fine a superare l’italiano.

Nuvolari si rifà a Budapest mentre Bernd torna a vincere ancora al Nurburgring, a Pescara, Berna e Monza. A Berna è protagonista di un memorabile duello con Caracciola, con cui si crea una forte rivalità simile a quella esistente tra Varzi e Nuvolari.

Rosemeyer inizia a correre ed a vincere anche nelle gare in salita in Germania. Debutta e vince a Friburgo e Stuck, specialista della categoria, rimane impressionato dalla sua meticolosa preparazione, dalla facilità di adattamento che dimostra e dalla sua velocità. Al termine dell’anno sarà campione europeo dei Gran Premi e campione tedesco della montagna e, naturalmente, è il punto di riferimento della squadra Auto Union. Infine, durante il 1936, si sposa con l’aviatrice Elly Beinhorn, conosciuta un anno prima: i due formeranno la “coppia più veloce del mondo”.

 

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Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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