Storia

Published on Ottobre 16th, 2015 | by Massimo Campi

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Ferrari 512S, l’ultima sport di Maranello

La Ferrari 512S stata l’antagonista della Porsche 917, ha corso come vettura ufficiale solamente nel 1970

Alla fine della stagione 1967 la Commissione Sportiva Internazionale decise di dare uno stop alle prestazioni delle vetture che correvano nelle gare di durata. Basta con la Ford GT di sette litri e le Ferrari di 4,5 litri, sempre più veloci con piste che non potevano più reggere le potenze in gioco, e per ridurre le prestazioni dette un nuovo limite di cinque litri di cilindrata alle vetture più performanti, le Sport, che dovevano anche rispettare una minima produzione di 50 esemplari, mentre i più piccoli Prototipi di tre litri potevano essere realizzati anche in esemplare unico. Come conseguenza Ford e Ferrari rinunciarono schierare ufficialmente le loro vetture alla gare del 1968, con solo alcune Ford GT40 di 5 litri, ribattezzate Mirage della squadra di John Wyer a combattere contro le piccole Porsche 907 e 908 della categoria tre litri. Improvvisamente le gare di durata persero interesse, serviva un nuovo cambio di rotta e la Commissione Sportiva abbassò a 25 venture il numero minimo di esemplari prodotti per le grosse Sport.

Con l’accordo Fiat si costruiscono le 25 vetture

La Porsche fu la prima a capire la nuova opportunità e mise in cantiere la nuova 917 che debuttò a Spa nel 1969. La Ferrari seguì a ruota l’esempio dei tedeschi e mise in campo la 512S. A Maranello nel 1969 si respirava nuova aria con i capitali che arrivavano dalla fusione con la Fiat. Enzo Ferrari, che continuava a tenere il completo controllo della squadra corse, sentiva anche il bisogno di dimostrare al partner torinese che la fabbrica di Maranello era in grado di competere ai massimi livelli su vari fronti, dalla Formula Uno alle gare di durata, e dette il via al progetto 512S, 5 come la cilindrata, 12 come i cilindri e “S” come Sport. La Porsche schierò subito tutte le 25 vetture nel piazzale di Zuffenhausen quando arrivò il commissario della CSI per omologare la nuova vettura, mentre la leggenda narra che Enzo Ferrari ne avesse pronte solo 13. Schierò prontamente le vetture nei locali della squadra corse di Maranello, mentre le altre erano nella sede di Modena. Il Drake portò prontamente a pranzo i delegati della commissione, poi andarono a visionare le restanti 12 vetture a Modena, che erano state abilmente trasferite durante la pausa pranzo mentre Ferrari intratteneva abilmente i commensali con le sue doti narrative, accompagnando il tutto con tortellini e lambrusco.

La 512S era figlia della P4

Lo schema progettuale della 512S era sostanzialmente quello della fortunata P4 del 1967, con il motore derivato dalla 612 Can Am. Il telaio era una semi-monoscocca con una struttura tubolare per la parte motore posteriore. La carrozzeria, inizialmente priva di appendici alari, poteva essere in versione coupè o spider. Il motore era stato ottenuto dal V12 di 6,2 litri della 612 riducendo  alesaggio e corsa a 87×70 mm per una cilindrata totale di 4.993 cc. L’angolo tra le bancate era di 60°, ed erogava inizialmente 550 CV a 8.500 giri/minuto. Il peso complessivo della vettura era di 850 kg. Il cambio, prodotto dalla Ferrari, era accoppiato al motore mediante la frizione della Borg & Beck, mentre il differenziale autobloccante era realizzato dalla ZF. La parte meccanica era sulla carta molto più avanzata rispetto alla diretta concorrenza tedesca. La 917 aveva ancora un telaio in tubi con il 12 cilindri boxer, inizialmente ancora di 4.5 litri, raffreddato ad aria, che aveva una potenza nettamente inferiore alla sport di Maranello. Però il 12 cilindri di Zuffenhausen aveva una gran coppia ed il telaio, seppur meno rigido, si adattava meglio alle piste del tempo, con superfici asfaltate che non erano propriamente dei biliardi. Un altro fattore erano le condizioni atmosferiche, nelle gare di durata la variabilità era spesso uno degli elementi da considerare ed il telaio della Porsche, più morbido, aveva una tenuta di strada migliore in caso di pioggia ed asfalto umido.

Una linea aerodinamica elegante

La prime 512 avevano una livrea aerodinamica molto elegante, priva di alettoni e spoiller, solo con la parte finale della coda tronca curvata verso l’alto per avere un maggiore carico sulla parte posteriore. Dopo le prime prove apparvero subito i difetti: la 512S aveva problemi di stabilità alle alte velocità ed era poco maneggevole. Tino Brambilla, allora collaudatore per la scuderia di Maranello, fu incaricato di eseguire dei test sui primi prototipi e, dopo una seduta di prove a Modena, sollecitato dal Drake che voleva un parere, dette la tagliente sentenza con tutto lo staff di progettazione presente “Ferrari, la macchina non gira, se ci montate la manetta sembra un tram!”

Ben presto i progettisti dovettero aggiungere spoiller ed alettoncini per ridurre i problemi, ma la mancanza di tempo, i grossi impegni della stagione 1970, e la necessità di dovere modificare tutte la 25 macchine prodotte frenarono gli sviluppi della vettura. Vennero prodotte poche vetture in versione spider, la maggioranza era in versione coupè chiusa, e venne anche sviluppata a versione aerodinamica a coda lunga per Le Mans.

La 512S in corsa nel 1970 con la squadra ufficiale ed i team privati

Oltre alla squadra ufficiale, le 512S corsero con vari team privati, alcuni veri satelliti della Ferrari come il Team N.A.R.T. di Luigi Chinetti, l’Ecurie Francorchamps Belga e la Scuderia Filipinetti svizzera.   Il debutto della 512S avvenne con l’inizio della stagione 1970. La grossa Ferrari era più veloce, ma la Porsche 917, abilmente sviluppata a fine 1969 dal Team di John Wyer, era più affidabile e molto più costante nelle prestazioni. Il momento di gloria della 512S arrivò alla seconda gara della stagione, a Sebring, il 21 marzo del 1970. La Ferrari venne in Florida con quattro vetture di cui una in versione spider che fu quella a conquistare la vittoria con Nino Vaccarella, Ignazio Giunti e Mario Andretti, complice soprattutto una serie di problemi meccanici incontrati dai rivali tedeschi. Tra i piloti che hanno guidato la grossa sport di Maranello ci sono dei veri assi del volante come Jacky Ickx, Mario Andretti, John SurteesClay Regazzoni, Chris Amon, con Arturo MerzarioMike ParkesNino Vaccarella, , Ignazio GiuntiJo BonnierReine Wisell, Gianpiero MorettiSam Posey, , Ronnie Bucknum, e tanti altri ancora.

Nel 1971 la Ferrari 512 corre solo con i privati

Visti i risultati e le Porsche sempre più in lizza per il titolo assoluto, a Maranello si decise di puntare le risorse sul nuovo motore di tre litri, nato per la Formula Uno e sviluppato per la nuova vettura prototipo, la 312P che avrebbe debuttato nel 1971. La carriera sportiva ufficiale della 512S finiva nel 1970, dal 1971 avrebbe corso solo con i team privati, ma a Maranello si decise comunque di effettuare un nuovo importante sviluppo aerodinamico con la versione 512M, acronimo di “Modificata”. Solo una corsa in veste ufficiale per la nuova vettura, che era in partica un importante aggiornamento della versione “S” con una carrozzeria molto più squadrata ed aerodinamicamente performante, alla 9 ore di Kyalami del 1970 con la vittoria di Ignazio Giunti e Jacky Ickx. Alla fine del 1971 la grossa sport Ferrari va in pensione. Una vettura venne trasformata nella 712 Can Am per la gare americane, altre vennero utilizzate per alcune gare Interserie, praticamente un clone della serie statunitense sui circuiti della vecchia Europa, fino a quando, gli esemplari rimasti non finirono in varie rimesse in attesa di diventare pezzi pregiati nel mercato del collezionismo.

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Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 40 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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