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Published on dicembre 8th, 2014 | by Massimo Campi

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Ferrari 333 SP, l’ultima barchetta del cavallino

Anno 1994, gennaio. Dalle cronache del tempo è riportato che una fredda atmosfera invernale avvolge la pista di Fiorano e Dario Benuzzi, il super collaudatore di Maranello, è pronto a salire sulla nuova vettura appena parcheggiata nel box.

Non è una vettura di serie, ma è stata creata appositamente per i clienti sportivi. Si chiama 333SP, è una barchetta ed è un grande ritorno sportivo per il cavallino rampante. Qualche giro per capire la nuova nata, i soliti problemi di gioventù ma il giudizio è molto positivo, la biposto è nata bene e sarà l’ultima vettura sport prototipo con il cavallino rampante sul muso.

La storia della Ferrari 333 SP è piuttosto anomala per la scuderia di Maranello e nasce all’inizio degli anni ‘90 per volere di due principali uomini: Giampiero Moretti e Piero Lardi Ferrari. La categoria IMSA (International Motor Sport Association) dalla fine degli anni sessanta organizza in America la serie dedicata alle vetture sport, un campionato ormai in crisi per mancanza di vetture dopo l’annuncio del ritiro nel 1992 di Nissan e Jaguar con le loro GTP. I dirigenti dell’Imsa corrono prontamente ai ripari annunciando la nascita di una nuova categoria, la World Sports Car, prevista per il 1994. Le nuove vetture devono essere del tipo barchetta, senza effetto suolo, cambi automatici, sospensioni attive e tutte le varie diavolerie costose che avevano fatto lievitare alle stelle i costi delle GTP. Inoltre i nuovi motori devono derivare da un modello di serie, una caratteristica importante che permette ad un team privato di mettere in pista una vettura equipaggiata con un V8 Chevrolet o Oldsmobile con una spesa di circa 250.000 $.

Entra in gioco la voglia di Giampiero Moretti, gentleman driver, titolare della azienda Momo e impegnato da anni nell’Imsa, di correre gli ultimi anni della sua lunga carriera al volante di una Ferrari. Grande amico di Piero Lardi, convince il figlio di Enzo Ferrari, direttore della Ferrari Enginnering, a realizzare una barchetta per la nuova categoria. Il motore è derivato dal dodici cilindri della futura F.50, ridotto a quattro litri di cilindrata per rispettare i nuovi regolamenti ed il telaio, studiato in Ferrari, viene realizzato dalla Dallara. Il progetto è anche sostenuto da Gian Luigi Buitoni, presidente della Ferrari North America, che vuole rilanciare l’immagine sportiva del cavallino rampante negli Stati Uniti. Il telaio della barchetta è realizzato in nido d’ape d’alluminio e fibra di carbonio, il cambio Ferrari monta componenti Hewland DGN ed è sequenziale meccanico a cinque rapporti e tra i progettisti del telaio viene coinvolto anche Tony Southgate, uno dei maestri delle vetture sport. La nuova vettura viene messa in vendita ad un prezzo di 950.000 $ per i team privati, come era già successo in passato per la 512M ed altri famosi prototipi Ferrari e si chiamerà “333SP”, dalla cilindrata unitaria del suo propulsore di 333,08 cc.

Realizzata in soli nove mesi, scende in pista per i primi collaudi a gennaio del 1994 e viene presentata ufficialmente a marzo, all’Hilton Hotel di Daytona Beach in occasione della 24 ore. I collaudi vengono principalmente svolti da Mauro Baldi, ex campione mondiale sport prototipi ed uno dei più veloci piloti con le ruote coperte. Le prime squadre che ritirano la 333Sp sono la Momo Corse, la Scandia Motorsport e l’Euromotorsport Racing.

La 333Sp non viene schierata a Daytona e Sebring, gare di lunga durata dove occorre una preparazione specifica, e debutta in corsa a Road Atlanta, il terzo appuntamento della stagione. Mauro Baldi con una 333Sp della Euromotorsport conquista la pole position, mentre Jay Cochran conquista la prima vittoria con la seconda vettura della Euromotorsport Racing, la scuderia di Antonio Ferrari e sostenuta da Gian Luigi Buitoni, dopo che Baldi si è dovuto fermare per problemi tecnici. Un debutto avvenuto secondo i migliori auspici, ed una vittoria che fa subito il giro del mondo sulle pagine dei giornali. Una Ferrari che ritorna al successo sulle ruote coperte, dopo aver abbandonato la categoria nel 1973, è un grande ritorno d’immagine, in fondo quello che volevano Piero Ferrari e Buitoni. Le restanti gare Imsa ‘94, vedono le 333Sp sempre protagoniste. Giampiero Moretti, in coppia con Eliseo Salazar, conquista tre gare, a Lime Rock, Watkins Glen ed Indianapolis, mentre Andy Evans, proprietario del Team Scandia, sale sul gradino più alto del podio a Laguna seca in coppia con Firmin Velez. Nonostante le cinque vittorie, la prima stagione Imsa non vede la Ferrari conquistare nessun titolo. Wayne Taylor, sempre a punti, fa suo il titolo piloti, mentre la Spice-Oldsmobile conquista il titolo costruttori. Determinante, per le sconfitte, è il frazionamento dei punti conquistati dai vari piloti Ferrari e l’ultimo appuntamento di Phoenix, quando Jay Cochran, in testa alla gara, gioca all’autoscontro con l’altra 333Sp di Eliseo Salazar. Jeremy Dale, approfitta della lotta tra i piloti Ferrari, conquista la testa della gara consegnando la vittoria in campionato alla Oldsmobile.

Nonostante la vittoria di una macchina americana, l’effetto prodotto dalla barchetta Ferrari è notevole. Nonostante corra come vettura privata, il marchio del cavallino rampante riesce a fare centro nel popolo americano. Tra i meriti della F333Sp c’è anche quello di avere riportato in auge le gare di durata, seppellite dalla potenza della F.1 e da regolamenti suicidi della FIA.

 

Mauro Baldi è il pilota che ha svezzato la barchetta Ferrari, la ricorda così a 20 anni di distanza. “La macchina era nata per volere di Piero Ferrari e di Giampiero Moretti e di Gian Luigi Buitoni. Come progetto era indovinatissimo nato per rispolverare il marchio del Cavallino in America, dove non correva ancora la F.1, il mondiale Endurance era morto, e nelle loro gare c’erano principalmente vetture statunitensi o Porsche. Era una macchina nata bene, con un grandissimo potenziale, senza nessun particolare difetto. Purtroppo non è stata sviluppata dalla casa madre. Piero Ferrari non aveva abbastanza peso all’interno del Consiglio di Amministrazione per imporre le sue idee, a Luca Montezemolo non è mai piaciuto il progetto e non lo ha mai appoggiato. E’ stato proprio Piero Ferrari, d’accordo con Jean Todt a chiamarmi per collaudare la vettura. Abbiamo fatto alcuni di test a Fiorano; verificato che la vettura era nata bene non c’è stato molto tempo per fare un vero sviluppo. Siamo poi andati con Moretti al Mugello, ma avevano montato dei cerchi sbagliati, uno si è rotto in appoggio all’arrabbiata ed ho distrutto la vettura. Siamo poi andati a Road Atlanta, io e Jay Cochran. La F333Sp è andata subito forte, ma mi sono dovuto ritirare per un problema meccanico, se mi ricordo bene alla trasmissione, lasciando la prima vittoria a Cochran. Abbandonata dalla casa madre, lo sviluppo della macchina è stato portato avanti negli anni dai vari team privati, mentre la revisione ed il poco sviluppo del motore è stato affidato a Michelotto. L’apice della F.333 SP è stata la vittoria a Daytona nel 1998, una gara eccezionale, solo qualche problema nelle prime fasi di gara per una toccata di Moretti, poi un crescendo fino al traguardo.”

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About the Author

Massimo Campi

Perito meccanico, fotografo, giornalista, da oltre 35 anni nel mondo del motorsport. Collaborazioni con diverse testate e siti giornalistici del settore.



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