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Published on novembre 9th, 2013 | by Bruno Brida

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L’affascinante storia di Martini Racing in mostra a Torino

La Brabham Alfaromeo BT46 del 1977

La Brabham Alfaromeo BT46 del 1977

Fino al 26 gennaio prossimo, il Museo dell’Automobile di Torino (Mauto) ospita “Martini Racing, inseguendo il mito”, una grande mostra dedicata ai successi del Martini Racing nel mondiale rally, in Formula 1 e nelle grandi competizioni di durata.

Curata dall’architetto Paolo D’Alessio, nota firma del giornalismo motoristico, autore di numerosi libri sulla Formula 1 e, soprattutto, autore della grafica che hanno contraddistinto diverse vetture schierate negli anni anni dal Martini Racing, la mostra racconta la storia del marchio iniziata ufficialmente il 27 dicembre del 1970 quando, sul circuito tedesco di Hockenheim, vengono svelati i colori ufficiali scelti per decorare le Porsche 917 destinate al Mondiale Marche 1971: una serie di strisce blu, azzurre e rosse su campo argento, un insieme cromatico che scriverà pagine indimenticabili nella storia dell’automobilismo, una firma destinata a lasciare una traccia indelebile in tutte le maggiori specialità del motorsport.

Da quel momento Martini Racing è stata al fianco dei marchi più famosi, Porsche, Ferrari, Alfa omeo, Lotus, Brabham, Lancia, Ford. Da semplice sponsor è diventato un protagonista, un interprete di primo piano del motorsport internazionale, che ha accompagnato la crescita di numerosi giovani piloti italiani: da Riccardo Patrese a Paolo Barilla, a Nanni Galli, da Michele Alboreto a Miki Biasion.

Paolo D’Alessio ed il Museo dell’Automobile di Torino raccontano questa esaltante storia, che da sponsorizzazione è diventata partecipazione, attraverso numerosi modelli, tra cui: Lancia Delta HF del 1992, Alfa Romeo 155 del 1995, Lancia Delta HF Integrale del 1988, Lancia Delta S4, Lotus Ford 80 del 1980, Brabham Ford BT46, Lancia Rally 037 del 1983, Ford Focus WRC del 1999, Lancia LC2 del 1984, Lancia Brta Montecarlo Turbo del 1981, Porsche 917 del 1971, Porsche911 RSR del 1073, Porsche 918 del 2013, Lancia Gruppo 6 del 1982, Lancia ECV2.

Oltre agli spettacolari filmati che ripercorrono le principali tappe della storia del Martini Racing, due postazioni interattive consentiranno al visitatore di conoscere tutto quanto ha reso il Martini Racing un mito.

Una storia di successi

Il team Porsche alla 24 Ore di Le Mans del 1974.

Il team Porsche alla 24 Ore di Le Mans del 1974.

La storia del Martini Racing inizia il 4 aprile del 1968, quando la filiale tedesca della Martini & Rossi decide di apporre il logo su una Porsche 907 del German BG Racing. Siamo agli albori delle sponsorizzazioni in campo automobilistico e la presenza del marchio prosegue in sordina fino al dicembre del 1970 quando, a Londra, viene ufficialmente costituito il Martini Racing Team che si affida alla Wyer Engineering, per far correre un paio di prototipi Porsche 917 nel Mondiale Marche. L’avvenimento suscita vivo interesse nel mondo dell’automobilismo sportivo, al pari dell’innovativa livrea scelta dal neonato team, eleganti strisce azzurre, blu con fascia centrale rossa, su campo argento. Un insieme di colori destinato a fare storia nel mondo del motor racing.

A Sebring, Vic Elford e Gerard Larrousse portano al successo la loro Porsche 917 nella 12 ore, ma la vittoria più importante di quell’anno arriverà a le Mans, dove il Martini Racing festeggia la sua prima storica affermazione nella 24 ore, con l’equipaggio Marko-Van Lennep. Purtroppo a fine anno il regolamento cambia e l’attività sportiva della Casa automobilistica di Stoccarda subisce una battuta d’arresto. Ma gli uomini del Martini Racing, ormai conquistati dalla passione per i motori, non si fermano e dirottano la loro attenzione sulla Formula 1, la categoria regine dell’automobilismo mondiale, dove decidono di appoggiare la coraggiosa iniziativa dei fratelli Pederzani, titolari della bolognese Tecno, che, dopo avere dominato nelle categorie cadette, sono intenzionati a compiere il grande salto. E lo vogliono fare nel migliore dei modi, con una vettura ed un motore di loro costruzione, un 12 cilindri “boxer” in tutto e per tutto simile a quello della grande Ferrari. Piloti designati: l’italiano Nanni Galli e l’inglese Derek Bell.

Nell’agosto del 1973 si chiude, temporaneamente, il capitolo Formula 1 e le celebri strisce blu, azzurro e rossa tornano a fare capolino sulle fiancate delle Porsche, iscritte al mondiale di durata. Non si tratta però delle biposto tre litri, che si contendono il titolo iridato, ma di una 911 Carrera RSR, derivata dalla Granturismo di serie e dotata di motore turbo. Per le gare endurance si tratta di una novità assoluta, accolta con un certo scetticismo da avversari e addetti ai lavori. Tutti dovranno però ricredersi quando, lo stesso anno, una 911 RSR, guidata da Herbert Müller e Gijs Van Lennep trionfa sulle tortuose strade nella mitica Targa Florio, in Sicilia. E’ il preludio ad una serie di affermazioni che culmineranno gli anni successivi con le vittorie del binomio Martini Racing-Porsche nel mondiale di durata e nella 24 ore di Le Mans. Artefici di questi risultati la biposto sport 936 e la 935 “silhoutte”, derivata dalla serie e il belga Jacky Ickx, uno dei migliori piloti di tutti i tempi in questa specialità.

A partire dal 1975 vede il Martini Racing al fianco della Brabham di Bernie Ecclestone. Nell’anno del debutto le monoposto inglesi, motorizzate Ford, vincono il Gran Premio del Brasile, con Carlos Pace e quello di Germania con l’argentino Carlos Reutemann.

Per il titolo mondiale non c’è però nulla da fare contro lo strapotere di Niki Lauda e della sua Ferrari 312 T, che montano un 12 cilindri “boxer”, decisamente più potente del V8 Ford Cosworth. Di qui la decisione di cambiare motorista e passare all’Alfa, che dispone anch’essa di un ottimo 12 cilindri “boxer”. Sulla carta l’accoppiata è vincente ma, problemi di affidabilità e una complessa integrazione tra motore italiano e telaio inglese impediranno al Martini Racing di cogliere i frutti sperati nel biennio 1976-77.

Un anno sabbatico di riflessione e nel 1979 le celebri strisce blu, azzurro e rosse tornano in pompa magna in Formula 1, sulle fiancate della Lotus campione del mondo in carica. Colin Chapman, l’eclettico patron-progettista della Lotus, l’uomo che nelle ultime stagioni aveva sconvolto il panorama tecnico della Formula 1, dando vita alle monoposto ad “effetto suolo” vuole nuovamente stupire il mondo intero. Non contento della superiorità tecnica del modello “79” si spinge oltre col modello “80”, estendendo l’effetto suolo a tutta la monoposto, dotandola di minigonne integrali, che partono dal musetto, per proseguire fini al retrotreno, e rinuncia agli alettoni convenzionali. Se tutto funzionasse a dovere e se i risultati della galleria del vento dovessero trovare rispondenza con le prestazioni in pista, la Lotus 80 rischierebbe di surclassare le altre monoposto del lotto. Accade invece l’esatto contrario: chi, come Ferrari, Ligier o Williams, ha optato per tipologie costruttive meno esasperate domina la stagione, mentre la rivoluzionaria Lotus del 1979 viene accantonata dopo poche gare e addirittura rimpiazzata col vecchio modello. La delusione è tanta, ma non intacca minimamente l’entusiasmo del Martini Racing.LOCANDINA MOSTRA

Anzi, al contrario da una sconfitta scaturisce il desiderio di tornare protagonisti in quella serie, l’Endurance, dove ha sempre recitato un ruolo di primo piano. Solo che questa volta il connubio non è con la solita Porsche, ma con l’italianissima Lancia, nata anch’essa, come la Martini, a Torino.

L’annuncio della nuova partnership viene dato nell’autunno del 1980 e poche settimane dopo arriva la prima grande affermazione nel Giro Automobilistico d’Italia, con la Beta Montecarlo Turbo, portata in gara da Riccardo Patrese, Markku Alén e Ilkka Kivimaki. E’ il preludio alla trionfale stagione 1981, che vedrà le berlinette torinesi conquistare il titolo mondiale della specialità. Non meno positive saranno le esperienze con la successiva Lancia Gruppo 6 del 1982 e con le Gruppo “C” del periodo 1983-86. Anche se le vetture del Martini Racing conquistano numerose vittorie, la lotta per il titolo mondiale è però circoscritta alla sola Porsche.

L’addio dalle gare Endurance è reso meno traumatico dai risultati che arrivano da un’altra categoria regina del motorsport: il mondiale Rally. Dopo una prima timida apparizione al fianco della Porsche, nel Rally Safari del 1978, a partire dal 1983 il Martini Racing scrive forse le pagine più gloriose della sua storia, al fianco della Lancia.

Per circa un decennio le vetture torinesi dettano legge sugli sterrati di tutto il mondo, a partire dalla “037”, una compatta biposto a due ruote

motrici che, contro tutti i pronostici dell’epoca, sbaraglia la concorrenza delle vetture a trazione integrale e si aggiudica il titolo mondiale nel 1983. Il primo in questa categoria, per il Martini Racing, ottenuto con piloti del calibro di Walter Röhrl, Makku Alen, Attilio Bettega o Adartico Vudafieri. Quando, nel 1985, la Lancia Rally 037 va in pensione, il testimone passa alla Delta S4 a trazione integrale che, dall’alto dei suoi 500 CV e con un sistema di sovralimentazione doppio (turbo+compressore volumetrico) esordisce, vincendo, al Rally Rac e si ripete in avvio di stagione 1986 a Montecarlo. Ma, quando il secondo titolo iridato sembra a portata di mano, Henry Toivonen, il pilota di punta del Team, perde la vita in un tragico incidente, in Corsica.

Addio mondiale e addio alle mostruose vetture di Gruppo B, che l’anno successive vengono rimpiazzate, per regolamento, da vetture di Gruppo A, derivate dalla serie. Ancora una volta la Lancia è la più lesta a reagire e con la Delta domina ininterrottamente il mondiale, dal 1987, al 1992. Non solo, per tre volte, nel 1988, 1989 e 1991 Miki Biasion e Juha Kankkunnen salgono sul gradino più alto del podio in Kenia, nel Rally Safari e a fine stagione vincono il titolo piloti. Come tutte le belle storie, anche quella tra Lancia e Martini è destinata a finire nel 1992, quando la casa torinese, dopo avere conquistato il sesto iride di fila, annuncia il suo disimpegno dall’attività agonistica.

E’ un duro colpo per tutti gli appasionati di questa specialità, ma il Marini Racing non desiste e due anni dopo lo ritroviamo nuovamente protagonista nei rally, al fianco della Ford. Per tre anni, dal 1994 al 1994 Franco Cunico conquista il titolo italiano, al volante della Escort: è il preludio ad un rientro in grande stile sulla scena mondiale, che data 1999, sempre al fianco della Ford. In quattro stagioni di mondiale Rally, le nuove Ford Focus WRC del Marini Racing vanno a segno ben undici volte, con specialisti del calibro di Carlos Sainz e Colin McRae e lo scozzesesi aggiudica per tre volte il massacrante Rally Safari.

Lancia Rally 037 del 1983.

Lancia Rally 037 del 1983.

Nel frattempo il palmares del Martini Racing si è arricchito di altri prestigiosi successi nella gare Turismo. Il debutto in questa categoria avviene nel 1992, al fianco dell’Alfa Romeo, che schiera due 155 GTA per Nicola Larini e Alressandro Nannini, due noti “piedoni”, con un brillante passato in Formula 1. Inutile dire che le rosse berlinette di Arese dominano la stagione e a fine anno Nicola Larini diventa Campione Italiano Turismo. Il miglior viatico per il debutto nel DTM tedesco, da tutti considerato una sorta di campionato assoluto della specialità.

Anche in questo caso le Alfa Romeo si fanno onore, ma per la conquista del titolo non c’è nulla da fare contro le vetture made in Germany, che monopolizzano gli schieramenti di partenza. Si ripete così una situazione analoga a quella che il Martini Racing aveva già

vissuto con la Lancia, ai tempi dell’Endurance: le sue Alfa Romeo 155 sono probabiolmente le migliori vetture del lotto, ma vengono sconfitte dalla legge dei grandi numeri. Da Mercedes e Opel che ad ogni gara iscrivono un numero di macchine infinitamente superiore alle 2-3 Alfa Romeo ufficiali schierate dalla Casa di Arese.

Dopo il ritiro dal DTM del 1996, bisogna attendere dieci anni per ritrovare il marchio Martini sulle più prestigiose piste del mondo. Per l’esattezza fino al 2006 quando, a sorpresa, il logo del celebre marchio fa la sua comparsa sul musetto della più celebre auto da corsa del pianeta: la Ferrari di Formula 1. E ancora una volta l’abbinamento porta vittorie e titoli mondiali.

Il primo viene sfiorato da Michael Schumacher nel 2006 ed evapora a pochi giri dalla fine del decisivo Gran Premio del Giappone, quando il motore della monoposto numero cinque del sette volte iridato tedesco va in fumo. Anche la cattiva sorte deve però arrendersi alla superiorità tecnica delle vetture e dei piloti di Maranello nel biennio 2007/2008, che vede la Ferrari aggiudicarsi due titoli riservati ai costruttori e Kimi Raikkonen vincere il mondiale piloti nel 2007. Un risultato che ripaga ampiamente la Martini per le delusioni patite negli anni ‘70 con Tecno, Brabham, e Lotus, quando i risultati non erano stati all’altezza delle aspettative, e riporta in auge un marchio da sempre, indissolubilmente, legato al mondo delle competizioni automobilistiche.

La riprova, qualora ce ne fosse bisogno, in questo 2013, che ha visto i colori del Martini Racing tornare sulle fiancate della Porsche 911 GT3, utilizzata da Sebastian Loeb nella Porsche Cup a Montecarlo e Barcellona, dove si disputavano i Gran Premi di Formula 1 e le famose strisce blu, azzurro e rossa decorare musetto e fiancate della ipertecnologica Porsche 918, la prima ibrida da alte prestazioni della Casa di Stoccarda.

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(Foto Massimo Campi)

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Bruno Brida

Laureato in ingegneria. Giornalista da oltre 40 anni nel settore motoristico, produzione e sportivo. Consulente della comunicazione. Esperienze: redattore di Quattroruote, caporedattore di Autoruore 4x4, caporedattore centrale della Gazzetta di Crema e della Gazzetta di Monza, direttore di Paddock.



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